2-3 tazze di caffè al giorno riducono il rischio di demenza, ma non se è decaffeinato.
Un recente studio condotto da ricercatori statunitensi ha rivelato un possibile legame tra il consumo moderato di caffè e tè e una riduzione del rischio di demenza.
Un recente studio condotto da ricercatori statunitensi ha rivelato un possibile legame tra il consumo moderato di caffè e tè e una riduzione del rischio di demenza. L'indagine, pubblicata sulla rivista JAMA, ha analizzato i dati di 131.821 partecipanti seguiti per un periodo compreso tra 15 e 43 anni, rilevando che chi beve due o tre tazze di caffè al giorno o una o due di tè ha una probabilità inferiore di sviluppare patologie neurodegenerative rispetto a chi consuma poco o niente caffeina. La ricerca, finanziata dall'Istituto Nazionale della Salute degli Stati Uniti, ha evidenziato un effetto protettivo significativo, anche se non ha dimostrato una causa diretta tra la caffeina e la prevenzione della demenza. Gli scienziati hanno sottolineato che il consumo moderato potrebbe contribuire a mantenere la funzionalità cerebrale negli anni, ma non si può affermare che il caffè sia un farmaco preventivo.
L'analisi si è concentrata su un campione di medici e professionisti della salute, tra cui 11.033 partecipanti che hanno sviluppato demenza durante lo studio. I ricercatori hanno valutato il consumo di caffeina, distinguendo tra caffè e tè, e hanno registrato una riduzione del 20% del rischio per chi beveva 1-5 tazze di caffè al giorno e del 15% per chi consumava almeno una tazza di tè. Tuttavia, il beneficio sembra stabilizzarsi al di sopra di due e mezza tazze di caffè, probabilmente a causa della limitata capacità umana di metabolizzare i composti bioattivi presenti in queste bevande. L'autore principale dello studio, il dottor Daniel Wang, ha spiegato che l'effetto non aumenta con quantità superiori, ma non escluderebbe possibili danni da un consumo eccessivo, come disturbi del sonno o ansietà.
Il contesto della ricerca si colloca all'interno di un dibattito scientifico che ha visto negli anni studi contrastanti sull'effetto della caffeina sulla salute cerebrale. Alcuni studi precedenti avevano segnalato un'assenza di benefici, spesso per limitazioni metodologiche come periodi di osservazione troppo brevi o valutazioni uniche del consumo. Questo nuovo lavoro, invece, si distingue per la sua lunghezza e per la sua capacità di controllare variabili come dieta, stato socioeconomico, storia familiare di demenza e condizioni di salute preesistenti. I ricercatori hanno anche sottolineato che il rischio di demenza si riduce nonostante la presenza di fattori genetici associati alla malattia di Alzheimer, suggerendo che la caffeina potrebbe agire attraverso meccanismi diversi da quelli ereditari.
L'analisi delle implicazioni del lavoro rivela un potenziale ruolo della caffeina nella protezione del cervello, forse grazie alla sua capacità di ridurre l'infiammazione neurodegenerativa o migliorare la funzione vascolare. Altri studi hanno anche associato il consumo di caffè a una maggiore sensibilità all'insulina, un fattore protettivo contro la diabete, che è un rischio conosciuto per la demenza. Tuttavia, i ricercatori hanno riconosciuto che il rapporto tra caffeina e salute non è lineare: l'effetto sembra stabilizzarsi al di sopra di due o tre tazze al giorno, mentre un consumo eccessivo potrebbe introdurre rischi. Il dottor Fang Fang Zhang, esperta in nutrizione, ha precisato che l'aggiunta di zuccheri o latte potrebbe neutralizzare alcuni benefici, anche se lo studio non ha tracciato questi elementi.
La conclusione del lavoro sottolinea l'importanza di un consumo moderato e la necessità di ulteriori ricerche per comprendere meglio i meccanismi alla base dell'effetto protettivo della caffeina. I ricercatori hanno anche evidenziato che il rischio di demenza si riduce maggiormente per le persone sotto i 75 anni, suggerendo che le abitudini di salute adottate in giovane età potrebbero avere un impatto più significativo. Tuttavia, il campione di partecipanti, composto principalmente da professionisti della salute, potrebbe non rappresentare esattamente la popolazione generale, anche se alcuni fattori come il consumo di alcol o tabacco hanno complicato l'interpretazione dei dati. L'indagine non ha escluso l'ipotesi che l'effetto potrebbe dipendere da altre variabili non considerate, come la presenza di decaffeinato per motivi medici. In ogni caso, la ricerca offre un'indicazione chiara: il consumo moderato di caffè e tè potrebbe essere un elemento utile, ma non un rimedio definitivo, nella prevenzione della demenza.
Fonte: The New York Times Articolo originale
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