11 mar 2026

Zona colpita dai bombardamenti russi in Ucraina: due settimane senza riscaldamento, acqua e luce a -20°C

Kiev, 15 febbraio - Le strade di Troiéshchina, un quartiere periferico della capitale ucraina, si scontrano con un'alternanza di silenzio e rumori improvvisi.

30 gennaio 2026 | 09:25 | 4 min di lettura
Zona colpita dai bombardamenti russi in Ucraina: due settimane senza riscaldamento, acqua e luce a -20°C
Foto: El País

Kiev, 15 febbraio - Le strade di Troiéshchina, un quartiere periferico della capitale ucraina, si scontrano con un'alternanza di silenzio e rumori improvvisi. Un'auto di polizia, con un megafono acceso, scandisce una lista di indirizzi dove i cittadini possono trovare le tende di soccorso del Servizio di Emergenza dello Stato. Il quartiere, diventato un simbolo del dramma energetico che colpisce Kiev, è in ginocchio da due settimane. Senza riscaldamento, acqua calda né elettricità, i residenti affrontano un inverno gelido in cui le temperature scendono al di sotto dei -20 gradi. La situazione è così critica che alcuni si sono dovuti spostare in cerca di sollievo, mentre altri si tengono stretti ai loro abitazioni, sperando in un sollievo improvviso.

Il quartiere, situato ai margini della città, è stato teatro di attacchi aerei da parte di droni russi per anni. Le strade sono segnate da cicatrici di esplosioni, testimonianza di una guerra che non si è mai interrotta. I residenti, spesso originari delle regioni orientali, hanno familiarizzato con la resistenza. Tamila Ivanenko, una donna di 77 anni, racconta come i vicini si aiutino automaticamente. Lei e un'amica, ad esempio, gestiscono un punto di distribuzione di acqua calda in garrafa, nonostante le temperature esterne raggiungano i -6 gradi. La sua casa, però, non è immune dal colpo di fortuna: il riscaldamento è spento da due settimane, dopo che due missili russi hanno colpito il centro che alimenta l'acqua calda del quartiere.

Troiéshchina, come molte altre zone, è un rifugio per chi fuggì dalla guerra nel 2014. La crisi energetica ha reso il quartiere un luogo di sopravvivenza, dove la comunità si tiene stretta. La popolazione, composta da migranti che arrivarono negli anni Settanta per lavorare in industria, ora vive la stessa sofferenza di chi si è spostato per sfuggire ai conflitti. La guerra non si ferma, e neppure la mancanza di servizi essenziali. L'energia elettrica, già scarsa, viene attaccata quotidianamente da parte di Mosca. I residenti, però, non si arrendono. L'alcalde di Kiev, Vitali Klitschko, ha rivelato che 600.000 persone (il 20% della popolazione) hanno lasciato la città in gennaio, trovando un'alternativa al freddo e alla mancanza di confort.

Il caso di Sasha, un bambino di cinque anni, illustra la gravità della situazione. La sua guardia di infanzia, situata nel quartiere, era frequentata da 100 bambini, ma oggi ne rimangono solo dieci. Svitlana Titova, la madre, mostra video del figlio in classe, con i compagni avvolti in abiti pesanti come se fossero in un ambiente esterno. La norma prevede che se la temperatura scende sotto i 13 gradi, i bambini devono tornare a casa. In casa di Titova, non c'è gas, acqua calda né elettricità regolare. La luce si limita a quattro ore al giorno, e i pasti si cucinano con gas di campeggio. Quando torna l'energia, si usano due radiatori per riscaldare la casa, una soluzione provvisoria ma necessaria.

La vulnerabilità dei più anziani emerge chiaramente. Vera Ivanivna, una donna di 77 anni, e Victoria Leshchenko, di 60 anni, vivono in tende di soccorso, nonostante le loro condizioni di salute. Leshchenko, un'infermiera, ha contratto un raffreddore e non riesce a permettersi un medico. Ivanivna, ex cuoca in un'accademia militare, ha una pensione di 90 euro al mese, insufficiente per comprare baterie per la luce o abiti caldi. La sua mente, però, è fissata su Kániv, la sua città natale, dove è sepolto il poeta nazionale Tarás Shevchenko. Per i più anziani, il freddo rappresenta un rischio mortale, come ha sottolineato Alla Rudich, una donna di 66 anni che vive in un condominio senza riscaldamento. Il termometro nella sua casa segna 6,5 gradi, e per sopravvivere si limita a usare il gas per riscaldare la cucina. La sua scelta, pur rischiosa, è un segno di resistenza, un gesto di sopravvivenza in un inverno che sembra non finire.

Fonte: El País Articolo originale

Condividi l'articolo

Articoli Correlati

Resta Informato

Iscriviti alla newsletter di Fattuale per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella email.

📧 Niente spam · 🔒 Privacy garantita · 🚫 Cancellati quando vuoi

🍪

Questo sito utilizza i cookie

Utilizziamo cookie tecnici necessari e, con il tuo consenso, cookie analitici per migliorare la tua esperienza. Puoi accettare tutti i cookie, rifiutare quelli non essenziali o personalizzare le tue preferenze. Scopri di più

Preferenze Cookie

Cookie Tecnici

Sempre attivi

Essenziali per il funzionamento del sito. Includono cookie di sessione, preferenze di tema e sicurezza CSRF.

Cookie Analitici

Ci aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito, raccogliendo informazioni in forma anonima (es. Google Analytics).

Cookie di Marketing

Utilizzati per mostrare annunci pubblicitari pertinenti ai tuoi interessi su questo sito e su altri siti web.

Grazie per l'iscrizione!

Controlla la tua email per confermare.

📧 Niente spam · 🔒 Privacy garantita · 🚫 Cancellati quando vuoi