11 mar 2026

Zoe Trinchero viva al momento del getto nel canale: autopsia rivelò l'assassino

Alex Manna, un ventenne accusato dell'omicidio della diciassettenne Zoe Trinchero, ha chiesto scusa per l'atto brutale commesso a Nizza Monferrato, nell'Astigiano, ma ha poi rifiutato di rispondere durante l'udienza di convalida del fermo.

11 febbraio 2026 | 09:21 | 4 min di lettura
Zoe Trinchero viva al momento del getto nel canale: autopsia rivelò l'assassino
Foto: Repubblica

Alex Manna, un ventenne accusato dell'omicidio della diciassettenne Zoe Trinchero, ha chiesto scusa per l'atto brutale commesso a Nizza Monferrato, nell'Astigiano, ma ha poi rifiutato di rispondere durante l'udienza di convalida del fermo. L'episodio, avvenuto in un canale vicino alla strada, ha scosso la comunità locale e ha acceso dibattiti su violenza, discriminazione e giustizia. La giovane, presa a pugni e lanciata in acqua da Manna, è morta a seguito della caduta da tre metri, un atto che ha reso definitivamente chiaro l'intenzione dell'assassino. L'autopsia, condotta dall'anatomopatologa Alessandra Cicchini, ha stabilito che Zoe era ancora viva quando è stata gettata nel canale, escludendo l'ipotesi di omicidio preterintenzionale e confermando il reato di omicidio aggravato. La posizione di Manna, già accusato di omicidio per motivi futili, si è aggravata con l'introduzione del reato di femminicidio, introdotto lo scorso dicembre, che punisce la discriminazione della vittima in quanto donna o il reprimere l'esercizio dei suoi diritti. Questa nuova categoria giuridica potrebbe influenzare la condanna, anche se Manna ha negato qualsiasi interesse sessuale o sentimentale verso Zoe.

Durante l'udienza, Manna ha rifiutato di parlare, scegliendo la facoltà di non rispondere, un passo che ha sorpreso il pubblico ministero Giacomo Ferrando e il gip Aldo Tirone. L'avvocata di Manna, Maria Gambino, ha spiegato che il cliente aveva già dichiarato tutto ciò che aveva da dire al pm e che il silenzio era un atto di rispetto per le famiglie coinvolte, che hanno subito un trauma profondo. La vicenda ha sconvolto non solo la famiglia di Zoe, ma anche quella di Manna, il cui padre non riesce a comprendere come un ragazzo tanto giovane potesse commettere un atto così violento. L'assassino, però, ha rifiutato di rivelare dettagli sull'aggressione, sostenendo che il litigio era nato da un tradimento e non da un'azione premeditata. L'unico elemento che ha scatenato la sua reazione, secondo le sue parole, è stato un confronto verbale, non un rapporto sentimentale.

Il contesto della vicenda si arricchisce con la descrizione del background di Manna, un ragazzo che aveva frequentato l'indirizzo professionale per manutentori meccanici all'Istituto Artom di Asti, ma aveva abbandonato gli studi due anni prima. Franco Calcagno, dirigente dell'istituto, ha sottolineato che Manna proveniva da una famiglia fragile, priva di strumenti per affrontare le sue difficoltà, sia scolastiche che comportamentali. L'assenza di un sostegno familiare, unita a un clima di insicurezza, ha potuto contribuire a un'evoluzione negativa del ragazzo. Nella notte del drammatico episodio, Manna e Zoe si erano separati dal gruppo, litigando verbalmente per un motivo che non è mai chiarito. Durante l'aggressione, Zoe aveva gridato di colpa, dicendo di essere fuggita, un episodio che ha lasciato un segno indelebile nei testimoni. L'ex fidanzato di Zoe ha raccontato che per un po' il ventenne aveva fingendo di cercare il corpo, un comportamento che ha suscitato interrogativi su una possibile consapevolezza del proprio gesto.

L'analisi del caso rivela un impatto profondo sia sul piano legale che sociale. L'ipotesi di femminicidio, introdotta di recente, potrebbe ampliare le accuse contro Manna, riconoscendo un'azione mirata a discriminare la vittima in quanto donna. Questo reato, che punisce anche la violenza per reprimere l'esercizio dei diritti delle donne, ha il potere di influenzare la pena, potenzialmente aumentandola. Tuttavia, Manna ha sottolineato che il suo gesto non era motivato da un'azione sessuale o sentimentale, ma da un conflitto verbale. Questo elemento, però, non esclude la responsabilità per la morte di Zoe, poiché l'autopsia ha confermato che la caduta nel canale è stata fatale. La questione della motivazione, quindi, rimane aperta, con il rischio che l'assassino possa essere ritenuto colpevole non solo per omicidio, ma anche per un'azione deliberata.

La vicenda di Zoe Trinchero ha lasciato un segno indelebile nella comunità di Nizza Monferrato, dove si sono moltiplicati i messaggi di sostegno e di solidarietà. Il luogo in cui è stato ritrovato il corpo della diciassettenne è diventato un simbolo di protesta contro la violenza sulle donne, con fiori e scritte che richiamano all'importanza di rispettare la libertà delle ragazze. Tra i messaggi, c'è anche una richiesta di giustizia, con frasi come "Zoe, un bruto cocciuto come un mulo ti ha ammazzata per un rifiuto. Lui deve marcire in galera per aver spezzato la vita di una ragazza dal sorriso che riempiva il cuore". Queste parole riflettono l'emergere di una consapevolezza collettiva, ma anche la ferita profonda causata da un atto così violento. La comunità, però, non si ferma al lutto: si muove per sensibilizzare e prevenire, cercando di educare i giovani a rispettare i diritti di ogni individuo. La vicenda di Zoe, in questo senso, diventa un monito per un futuro più giusto e sicuro.

Fonte: Repubblica Articolo originale

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