11 mar 2026

Zero Units combattuto per la CIA in Afghanistan, in Usa vivono in timore

Un episodio drammatico ha scosso la comunità afghana negli Stati Uniti, mettendo in discussione la sicurezza e il futuro di migliaia di ex soldati che avevano combattuto al fianco delle forze statunitensi in Afghanistan.

23 febbraio 2026 | 15:08 | 5 min di lettura
Zero Units combattuto per la CIA in Afghanistan, in Usa vivono in timore
Foto: The New York Times

Un episodio drammatico ha scosso la comunità afghana negli Stati Uniti, mettendo in discussione la sicurezza e il futuro di migliaia di ex soldati che avevano combattuto al fianco delle forze statunitensi in Afghanistan. L'incidente si è verificato il 26 novembre 2023 a Washington, dove un immigrato afghano, Rahmanullah Lakanwal, ha sparato a due soldati della Guardia Nazionale, causando un drammatico evento che ha attirato l'attenzione nazionale. Lakanwal, un ex membro dei Zero Units, era uno dei circa 10.000 afghani evacuati negli Stati Uniti nel 2021 dopo la ritirata americana. Il suo gesto ha scatenato polemiche e preoccupazioni, soprattutto tra i veterani e i familiari dei soldati, che ora si trovano in una situazione di incertezza legale e sociale. L'episodio ha messo in luce una realtà sconosciuta al pubblico: la presenza di un esercito clandestino, gestito dall'Agenzia per la Sicurezza Interna (CIA), che aveva svolto un ruolo cruciale nella guerra in Afghanistan. La comunità afghana negli Stati Uniti, in particolare a El Cajon, un sobborgo di San Diego, ha reagito con ansia, preoccupata per la propria sicurezza e per il destino di chi aveva contribuito al conflitto. La questione si complica ulteriormente con le reazioni politiche, che hanno portato a un aumento delle tensioni e a una nuova ondata di controlli sugli immigrati.

Il caso di Lakanwal ha acceso dibattiti su come la CIA abbia gestito l'evacuazione dei membri dei Zero Units, un programma segreto che aveva addestrato e armato soldati afghani per operazioni di controintelligence. Questi unità, conosciute come Counterterrorism Pursuit Teams, erano un'alleanza tra forze locali e operazioni statunitensi, con un ruolo chiave nel contrastare il movimento talebano. Lakanwal, un ex comandante di una squadra di riconoscimento, aveva partecipato a missioni estremamente rischiose, spesso in completa autonomia. Tuttavia, il suo gesto ha sollevato domande sull'efficacia del programma e sulla gestione della sicurezza di chi aveva combattuto per gli interessi statunitensi. Gli ex soldati, come Mohammad Iqbal, un ex comandante che ora vive in California, si trovano in una situazione precaria: molti non hanno diritti di permanenza e sono soggetti a controlli rigorosi. La polizia locale ha rilevato che Lakanwal, in stato di shock, aveva difficoltà a trovare lavoro e si sentiva isolato, elementi che potrebbero aver contribuito al suo gesto. La comunità afghana, però, ha reagito con una miscela di preoccupazione e solidarietà, cercando di proteggere i propri membri da accuse ingiuste.

Il contesto del caso si radica in un programma segreto che la CIA aveva avviato negli anni immediatamente successivi agli attentati del 11 settembre. Questo programma, noto come Zero Units, era un esercito clandestino formato da soldati afghani, addestrati e finanziati dagli Stati Uniti. L'obiettivo era di combattere il movimento talebano, ma il programma si è esteso a operazioni di controintelligence, coinvolgendo anche il coordinamento con forze locali. La CIA ha spesso negato l'esistenza di tali unità, ma documenti interni e testimonianze di veterani ne confermano l'effettiva esistenza. L'evacuazione dei membri dei Zero Units nel 2021 era stata vista come un atto di solidarietà, ma si è rivelata una decisione complessa. Molti dei soldati non avevano diritti di residenza e si trovavano in una condizione di instabilità. Il governo americano ha rifiutato di fornire informazioni dettagliate sulle operazioni, alimentando sospetti e controversie. La morte di Lakanwal ha quindi scatenato un dibattito su come gestire un programma che ha salvato vite umane ma ha lasciato in sospeso il destino di migliaia di individui.

L'analisi del caso rivela le conseguenze di una politica di sicurezza che ha privilegiato la segretezza su una gestione trasparente. L'evacuazione dei Zero Units era stata un atto di cortesia, ma ha creato una situazione di incertezza legale. Molti membri del programma non avevano diritti di permanenza e si trovavano in una condizione di precarietà. La CIA, che aveva gestito il programma, ha rifiutato di fornire dettagli su come aveva selezionato i membri o su come aveva garantito la loro sicurezza. Questo ha alimentato sospetti di abusi e di una gestione inadeguata. La morte di Lakanwal ha quindi acceso dibattiti su come la politica americana ha gestito un programma che ha avuto un ruolo cruciale nella guerra in Afghanistan. La comunità afghana negli Stati Uniti ha reagito con una miscela di preoccupazione e solidarietà, cercando di proteggere i propri membri da accuse ingiuste. Tuttavia, il caso ha messo in luce una realtà complessa: la presenza di un esercito clandestino, che ha combattuto per gli interessi statunitensi ma ora vive in una condizione di incertezza.

La chiusura del caso si svolge su un terreno di tensioni e incertezze. Il governo americano, sotto la presidenza di Biden, ha continuato a gestire la questione dei migranti afghani, ma il caso di Lakanwal ha portato a un aumento delle pressioni per controllare i flussi migratori. La CIA, che aveva gestito il programma dei Zero Units, ha rifiutato di fornire dettagli su come aveva selezionato i membri o su come aveva garantito la loro sicurezza. Questo ha alimentato sospetti di abusi e di una gestione inadeguata. La comunità afghana negli Stati Uniti, però, ha reagito con una miscela di preoccupazione e solidarietà, cercando di proteggere i propri membri da accuse ingiuste. Tuttavia, il caso ha messo in luce una realtà complessa: la presenza di un esercito clandestino, che ha combattuto per gli interessi statunitensi ma ora vive in una condizione di incertezza. La questione non si è risolta, ma ha lasciato aperte molte domande su come gestire il passato e il presente di una comunità che ha contribuito al conflitto ma ora si trova in una situazione di vulnerabilità.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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