11 mar 2026

Zero decide l'accordo Trump-Iran

La tensione diplomatica tra gli Stati Uniti e l'Iran si intensifica nel cuore del 2020, quando il governo di Donald Trump cerca di evitare un conflitto diretto attraverso negoziati che potrebbero definire il futuro delle relazioni tra i due paesi.

06 febbraio 2026 | 23:52 | 4 min di lettura
Zero decide l'accordo Trump-Iran
Foto: The New York Times

La tensione diplomatica tra gli Stati Uniti e l'Iran si intensifica nel cuore del 2020, quando il governo di Donald Trump cerca di evitare un conflitto diretto attraverso negoziati che potrebbero definire il futuro delle relazioni tra i due paesi. Il punto centrale delle trattative, iniziata a gennaio, riguarda la questione del raffinamento del uranio, un tema che ha sempre rappresentato una barriera insormontabile tra Washington e Tehran. Il presidente Usa ha dichiarato che non accetterà alcun accordo che permetta all'Iran di proseguire con il programma nucleare, con un approccio estremo che si traduce in una posizione di "zero enrichment" - un termine che indica l'assoluta negazione di ogni attività legata al raffinamento del materiale. Questa decisione, sostenuta dal portavoce del presidente, Steve Witkoff, ha suscitato preoccupazioni internazionali, soprattutto per il rischio di un'interruzione completa delle trattative. L'Iran, da parte sua, ha respinto categoricamente questa prospettiva, sostenendo che il diritto di sviluppare il proprio programma nucleare è un diritto inalienabile e non negoziabile.

La posizione americana, tuttavia, non è una novità. Da anni, il governo Usa ha espresso preoccupazioni per l'espansione del programma nucleare iraniano, che molti analisti ritengono sia mirato a un potenziale armamento. Il "zero enrichment" rappresenta una linea rossa che non si può superare, nonostante la complessità del tema. Il portavoce Witkoff ha chiarito che anche una percentuale minima di capacità di raffinamento del uranio è inaccettabile per gli Stati Uniti. Questa posizione ha creato un divario insormontabile, poiché l'Iran non intende rinunciare a un diritto che considera parte della sua sovranità nazionale. L'ambasciatore iraniano, Abbas Araghchi, ha ribadito in un'intervista recente che il diritto di arricchire il uranio è una condizione non negoziabile, un tema che si è rafforzato negli anni grazie a una serie di accordi precedenti. La mancanza di un compromesso ha reso le trattative estremamente difficili, con esperti che prevedono un fallimento se Trump non dovesse modificare la sua posizione.

Il contesto storico delle trattative è legato al piano di azione comune (JCPOA), firmato nel 2015 tra l'Iran e le potenze mondiali, tra cui gli Stati Uniti. Questo accordo prevedeva limiti severi al programma nucleare iraniano in cambio di sanzioni economiche. Tuttavia, il presidente Trump ha abbandonato il JCPOA nel 2018, un atto che ha portato l'Iran a accelerare il proprio programma, portandolo al limite della capacità di produrre armi nucleari. Gli attacchi statunitensi e israeliani a installazioni nucleari iraniane, tra cui la base segreta di Fordo, hanno ulteriormente complicato la situazione, aumentando le tensioni. L'Iran, nonostante le devastazioni, ha mantenuto il proprio programma, sostenendo che lo sviluppo del nucleare è un diritto legittimo. Questo atteggiamento si basa sulla ratifica del Trattato di Non Proliferazione, che garantisce a ogni stato firmatario il diritto di utilizzare energia nucleare per scopi pacifici. L'Iran, però, interpreta questa norma in modo diverso, sostenendo che il raffinamento del uranio è un elemento necessario per la sua indipendenza strategica.

Le implicazioni di questa posizione sono profonde. La richiesta di "zero enrichment" da parte degli Stati Uniti potrebbe rendere impossibile qualsiasi accordo, poiché l'Iran non intende rinunciare a un diritto che ha sostenuto per anni. Gli esperti di controllo delle armi, come Kelsey Davenport, hanno avvertito che questa posizione è un "poison pill" che bloccherà le trattative. Il dibattito si concentra sulla volontà dell'Iran di mantenere il controllo sul proprio programma nucleare, un tema che non si è mai risolto. L'assenza di un arbitro internazionale per decidere il significato del Trattato di Non Proliferazione rende la questione particolarmente complessa. Anche se alcuni analisti ritengono che il diritto iraniano all'arricchimento del uranio sia un falso problema, il governo Usa non sembra disposto a cedere. La pressione esercitata dagli Stati Uniti potrebbe portare l'Iran a un compromesso temporaneo, ma non a un riconoscimento della sua posizione.

Le trattative, sebbene iniziate con ottimismo, si trovano di fronte a sfide enormi. Il segretario di Stato, Marco Rubio, ha sottolineato che per un accordo significativo, i negoziatori dovranno affrontare anche questioni come il programma missilistico iraniano e il sostegno al terrorismo. Questi temi, però, non sono mai stati al centro delle discussioni, creando un divario tra le aspettative degli Stati Uniti e le priorità iraniane. L'incertezza sulle future mosse degli Stati Uniti, insieme alla continua tensione tra le due potenze, rende il futuro delle trattative incerto. Se gli Stati Uniti non riusciranno a trovare un equilibrio tra le loro preoccupazioni e le richieste iraniane, il rischio di un conflitto diretto aumenta, con conseguenze che potrebbero coinvolgere non solo la regione del Medio Oriente, ma anche il resto del mondo. La soluzione, quindi, dipende da una capacità di negoziare che non sembra esistere al momento.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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