X di Musk viola sanzioni Usa vendendo account premium a leader iraniani
Negli ultimi mesi, Elon Musk, fondatore e CEO di X, ha seguito le mosse del presidente statunitense Donald Trump, esprimendo pubblicamente sostegno ai protestanti iraniani e criticando le autorità del regime.
Negli ultimi mesi, Elon Musk, fondatore e CEO di X, ha seguito le mosse del presidente statunitense Donald Trump, esprimendo pubblicamente sostegno ai protestanti iraniani e criticando le autorità del regime. Musk ha persino offerto accesso gratuito ai satelliti Starlink durante un blackout nazionale della rete internet, un gesto che ha suscitato attenzione internazionale. Tuttavia, mentre si dichiarava solidale con i dimostranti, il gruppo X, che gestisce il social network, sembra trarre vantaggio da funzionari dello Stato iraniano, potenzialmente violando le sanzioni americane, secondo un rapporto del Tech Transparency Project (TTP) condiviso esclusivamente con WIRED. L'indagine ha rivelato che oltre due dozzine di account di X, gestiti da funzionari governativi, agenzie statali e organi di informazione, mostravano un segno blu, indicando l'accesso al servizio premium del social network. Questi account, attivi durante un blackout internet che colpiva milioni di cittadini iraniani, hanno condiviso propaganda governativa e il loro contenuto era stato artificialmente promosso, una caratteristica chiave del servizio premium. Un abbonamento X Premium costa 8 dollari al mese, mentre il piano Premium+ senza pubblicità e con maggiore visibilità arriva a 40 dollari mensili. La situazione, tuttavia, si complica ulteriormente nel contesto delle tensioni internazionali, con il governo Trump che minaccia azioni militari contro l'Iran se non dovesse rispettare condizioni legate al programma nucleare e ai missili balistici.
Il rapporto del TTP ha evidenziato come alcuni account, tra cui quelli di funzionari iraniani, fossero stati utilizzati per ampliare la portata delle loro messaggi, sfruttando le funzionalità del servizio premium. Tra questi, il capo del governo Ali Larijani, che ha oltre 120.000 follower, ha continuato a condividere contenuti a favore del regime anche dopo che l'account è stato sospeso da X. La rimozione dei segni blu è avvenuta solo dopo che WIRED aveva segnalato alcuni account, ma molti altri restano attivi, indicando un'inasprimento delle politiche di controllo da parte del gruppo. La situazione si intreccia con le sanzioni statunitensi, che vietano ai funzionari iraniani di utilizzare servizi tecnologici americani a pagamento. Il Treasury ha rifiutato di commentare specificamente le accuse, ma ha espresso preoccupazione per eventuali violazioni. Inoltre, X ha modificato l'emoji della bandiera iraniana, sostituendola con un simbolo del 1979, segno di un'azione simbolica a favore dei dimostranti. Musk ha anche annunciato che i possessori di dispositivi Starlink potrebbero accedere gratuitamente a internet in Iran, un gesto che ha ricevuto l'approvazione del governo statunitense.
L'episodio si colloca nel contesto di proteste scoppiate a Teheran il 28 dicembre, scatenate dall'indebolimento del rial e dalla crisi economica che ha colpito l'Iran. Le manifestazioni si sono diffuse in diverse città, con decine di migliaia di persone che chiedevano un colpo di stato e la fine del potere di Ayatollah Ali Khamenei. Il regime ha risposto con un'intensa repressione, arrestando migliaia di persone e uccidendo centinaia, se non migliaia, di dimostranti. Il bilancio delle vittime è rimasto incerto, ma si sospetta che sia molto superiore a quanto ufficialmente rilevato. Trump, in un post su Truth Social, ha espresso sostegno ai dimostranti, promettendo di intervenire, mentre Musk ha seguito la stessa posizione, definendo Khamenei "delusione". La situazione si è complicata ulteriormente quando il capo del giudizio iraniano, Gholamhossein Mohseni-Ejei, ha pubblicato un messaggio minaccioso su X, una frase che è stata rimossa dopo la segnalazione di WIRED.
Le implicazioni di questa vicenda sono profonde, soprattutto in relazione alle sanzioni internazionali e all'uso di piattaforme digitali per comunicare. Musk, pur sostenendo pubblicamente i dimostranti, sembra sfruttare le capacità di X per permettere ai funzionari iraniani di raggiungere un pubblico globale, un'azione che potrebbe violare le normative statunitensi. Il TTP ha evidenziato come alcuni account, tra cui quelli di Larijani e Velayati, siano stati segnalati come "sanzionati speciali" dal Department of Treasury, ma continuano a utilizzare le funzionalità del servizio premium. La legge degli Stati Uniti permette ai tecnologi di fornire accesso a piattaforme in Iran, ma solo se disponibili gratuitamente, un'ipotesi che sembra non essere rispettata da X. Gli esperti legali hanno sottolineato come l'uso di servizi a pagamento da parte di funzionari sanciti potrebbe essere considerato una violazione, specialmente se non è previsto da licenze specifiche.
La situazione si presenta come un caso complesso di conflitto tra libertà di espressione e sanzioni internazionali. Il governo statunitense, attraverso il Treasury, ha espresso preoccupazione per eventuali violazioni, ma non ha fornito dettagli specifici. Al tempo stesso, Musk continua a muoversi in un ambito politico e sociale estremamente sensibile, cercando di bilanciare il sostegno ai dimostranti con gli interessi economici del gruppo. L'episodio solleva questioni importanti sul ruolo delle piattaforme digitali nel contesto delle crisi politiche e sull'efficacia delle sanzioni internazionali. Mentre i funzionari iraniani cercano di mantenere il controllo su informazioni e comunicazioni, il mondo osserva con attenzione il ruolo di X nel mediano e nel potenziale impatto sulle relazioni internazionali. La questione rimane aperta, con sviluppi futuri che potrebbero riguardare sia le politiche di controllo da parte di Musk, sia l'evoluzione delle sanzioni americane.
Fonte: Wired Articolo originale
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