11 mar 2026

WhatsApp denuncia blocco del Kremlin e cerca soluzioni per operare in Russia

La Russia ha ufficialmente confermato di aver bloccato WhatsApp, un passo che segna un ulteriore escalation nella guerra del governo russo per controllare i flussi di informazione e monitorare i cittadini.

12 febbraio 2026 | 20:42 | 4 min di lettura
WhatsApp denuncia blocco del Kremlin e cerca soluzioni per operare in Russia
Foto: El País

La Russia ha ufficialmente confermato di aver bloccato WhatsApp, un passo che segna un ulteriore escalation nella guerra del governo russo per controllare i flussi di informazione e monitorare i cittadini. La decisione, annunciata da Roskomnadzor, l'agenzia governativa responsabile della sorveglianza su Internet, implica l'eliminazione dei domini di WhatsApp dal sistema nazionale DNS, un meccanismo creato nel 2019 per garantire una "rete sovrana" russa, detta Runet. Questo sistema permette al governo di isolare il Paese dal resto del mondo digitale in caso di tensioni politiche o militari. Il blocco di WhatsApp non è un evento isolato: la Russia ha anche cancellato i domini di altri media internazionali come BBC, Deutsche Welle e The Moscow Times, oltre a quelli del browser Tor, una piattaforma di accesso anonimo. L'obiettivo del governo russo è di ridurre la diffusione di contenuti considerati ostili al regime, limitando così l'accesso alle informazioni alternative. Nonostante il blocco, i russi continuano a utilizzare strumenti come le VPN per aggirare le restrizioni, ma il processo è diventato sempre più difficoltoso e lento.

L'azione del governo russo non si limita al blocco tecnico: si inserisce in un contesto più ampio di controllo su Internet e sulla libertà di espressione. Da anni, il Cremlino ha cercato di esercitare un potere totale su ogni forma di comunicazione, anche attraverso la censura di piattaforme sociali e la creazione di alternative stateali. WhatsApp, per esempio, è stato dichiarato "estremista" nel 2022, un'etichetta che ha portato al blocco di altre piattaforme del gruppo Meta, come Instagram e Facebook. Queste decisioni non sono solo tecniche ma politiche: il governo vuole garantire che le informazioni circolino solo all'interno di un "ecosistema" controllato, dove ogni messaggio è sottoposto a scrutinio. La pressione sulle aziende straniere si intensifica, con minacce di sanzioni e multe per chi non si conforma alle normative russe. In questo contesto, il blocco di WhatsApp diventa un simbolo del conflitto tra il potere statale e i diritti digitali globali.

Il sistema DNS russo, creato nel 2019, rappresenta un pilastro della politica di controllo internet del governo. Questo meccanismo permette al Cremlino di gestire il traffico di dati nazionale, isolandolo dal resto del web in caso di emergenze. Il sistema Runet è stato concepito per ridurre la dipendenza da servizi esteri e aumentare la sovranità tecnologica. Tuttavia, il blocco di WhatsApp e di altre piattaforme ha esposto i limiti di questa strategia: sebbene il governo riesca a bloccare i domini, i cittadini trovano sempre nuovi modi per aggirare le restrizioni, spesso attraverso tecnologie decentralizzate o servizi esteri. La Russia, però, non si arrende: nel 2023 ha minacciato di bloccare anche Google, un'azienda che ha subìto diverse multe per non aderire alle normative locali. Questo atteggiamento riflette un'ideologia di controllo totale, dove ogni strumento di comunicazione è un'arma da usare a favore del potere.

Le implicazioni del blocco di WhatsApp vanno ben oltre la semplice censura: rappresentano un'azione di repressione verso la libertà di espressione e un'alleanza con il controllo statale. Il governo russo non si limita a bloccare piattaforme, ma cerca di costringere le aziende a collaborare con le autorità, come nel caso del FSB, il servizio segreto del Paese. Per continuare a operare in Russia, WhatsApp dovrà fornire accesso ai dati dei suoi utenti, una condizione che mette in discussione la privacy dei cittadini. La stessa pressione si applica a Telegram, che ha permesso di mantenere canali aperti, diventando una fonte di informazione e disinformazione. Il governo ha recentemente minacciato di bloccare Telegram se non si conformerà alle richieste, un segnale che indica un'escalation del controllo su Internet. Questi eventi mettono in luce come la Russia stia costruendo un modello di governance digitale in cui ogni piattaforma esterna è un potenziale nemico.

La situazione in Russia rappresenta un caso chiave per comprendere il conflitto tra sovranità digitale e libertà di espressione. Il governo ha dimostrato di essere disposto a usare ogni mezzo per controllare i flussi di informazione, anche se ciò significa compromettere i diritti fondamentali dei cittadini. La diffusione di strumenti come le VPN o l'uso di piattaforme estere mostra però che il controllo totale non è sempre raggiungibile. Tuttavia, il Cremlino continua a spingersi verso una politica di censura estrema, con conseguenze che si estendono oltre il Paese. La questione si colloca nel contesto globale delle nuove tecnologie e della lotta per la sovranità digitale, un tema che coinvolge non solo la Russia ma anche altri Paesi che cercano di controllare i flussi di dati. Il futuro di WhatsApp e di altre piattaforme dipenderà da come i governi e le aziende saranno in grado di equilibrare il controllo statale con la protezione dei diritti digitali.

Fonte: El País Articolo originale

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