11 mar 2026

Vivere con un cadavere: la caduta di Puerto Príncipe

La capitale haitiana è un campo di battaglia sotto il controllo di Viv Ansanm, con violenze estreme e resistenza in Canapé Vert. Il corpo bruciato di un uomo simboleggia la distruzione quotidiana, mentre la guerra senza fine mina la città.

26 febbraio 2026 | 21:08 | 5 min di lettura
Vivere con un cadavere: la caduta di Puerto Príncipe
Foto: El País

La città di Puerto Príncipe, capitale dell'Haiti, è diventata un simbolo di violenza e caos dopo la caduta di gran parte del territorio sotto il controllo delle bande criminali di Viv Ansanm, la più grande confederazione di banditi mai vista nel continente americano. Il 5 marzo 2025, alle prime ore del mattino, un corpo di un uomo che era stato ucciso la notte precedente bruciava ancora, ridotto a un tronco avvolto da una cabellera nera formata dagli alberi delle ruote che lo avevano accompagnato nel fuoco. L'evento, avvenuto in un mercato ambulante del quartiere Delmas 95, rappresentava un episodio estremo di una guerra civile che ha ridotto la capitale haitiana a una zona di guerra. Gli studenti di un'unica scuola rimasta aperta nei dintorni passarono per la strada, mentre donne gettarono acqua sul corpo per evitare che si incendiasse del tutto. Il cadavere, però, era già stato divorato da cani e porci, lasciando solo un tronco circondato da una sorta di abito nero, un segno tangibile della distruzione e della violenza che ha segnato la vita quotidiana di Puerto Príncipe.

La scena del corpo bruciato è solo un frammento di un quadro più ampio di una crisi che ha sconvolto l'Haiti negli ultimi anni. La caduta di Puerto Príncipe sotto il controllo di Viv Ansanm, un'organizzazione di banditi che ha esteso il suo dominio su gran parte della capitale, ha reso la città un campo di battaglia. Il quartiere di Canapé Vert, una zona di classe media che un tempo era considerata sicura, è diventato un simbolo di resistenza. Qui, nel 2023, un gruppo di poliziotti, ex agenti e cittadini si è organizzato in una Brigada per combattere le bande. La resistenza di Canapé Vert è emersa quando la polizia ha arrestato 13 membri della pandilla Kraze Barye, un'organizzazione affiliata a Viv Ansanm. La polizia ha raccolto armi e munizioni da un autobus, ma la situazione è diventata violenta quando un'orda ha dato la caccia ai detenuti, picchiandoli e bruciandoli vivi. L'episodio è diventato un simbolo di speranza per i residenti, che hanno celebrato la distruzione dei criminali con un'atmosfera di euforia.

La guerra in Puerto Príncipe non è mai stata solo un conflitto tra bande criminali, ma un'esplosione di violenza che ha coinvolto anche il governo e i gruppi di potere. Dopo l'assassinio del presidente Jovenel Moïse nel 2021, il paese ha subito un'escalation di violenza, con il controllo delle aree urbane passato gradualmente alle bande. Le bande di Viv Ansanm hanno esteso il loro dominio, creando un clima di terrore. Nei mesi successivi, la città è diventata un teatro di guerre tra gruppi rivali, con esecuzioni e bruciature di corpi come metodi di controllo. La resistenza di Canapé Vert, guidata da Samuel Joasil, ha rappresentato un'eccezione, ma anche una vittima della guerra. La Brigada ha combattuto per mesi, ma la paranoia ha iniziato a crescere. Gli abitanti del quartiere, pur essendo considerati alleati, sono diventati oggetto di sospetto. Chiunque arrivasse senza un'identità chiara o fosse associato a bande veniva ucciso, ridotto a un corpo bruciato e abbandonato nei luoghi di Canapé Vert.

La distruzione fisica e simbolica dei corpi è diventata un'abitudine in un contesto di guerra totale. Bruciare i cadaveri non era solo un modo per ridurre il numero di vittime, ma anche una forma di purificazione sociale. Gli abitanti di Canapé Vert, però, hanno visto nell'incendio un simbolo di resistenza. La scena del corpo bruciato, però, ha anche rivelato l'orrore di una guerra senza fine. Le esecuzioni, le bruciature e la paranoia hanno creato un clima di terrore che ha reso la vita quotidiana impossibile. La comunità ha reagito con un sistema di controllo estremo: chiunque fosse sospetto veniva eliminato, ridotto a un'immagine di morte. La città è diventata un luogo dove la vita è un rischio, e ogni individuo è un potenziale bersaglio. La resistenza di Canapé Vert è stata un'eccezione, ma anche una vittima di una guerra che non ha mai avuto una fine.

Il futuro di Puerto Príncipe è incerto. La guerra tra bande criminali e il governo continua a minare la stabilità del paese, e la città rimane un campo di battaglia. Le forze di resistenza, come quelle di Canapé Vert, sono state un'eco di una lotta per la sopravvivenza, ma non hanno potuto fermare la disoccupazione, la povertà e la violenza. Il quadro è complesso, con gruppi di potere che si contendono il controllo del paese. La situazione richiede una soluzione politica, ma il caos sembra essere il solo risultato possibile. La città, che un tempo era un simbolo di speranza, è diventata un esempio di quanto possa essere distrucente la violenza. La scena del corpo bruciato, però, rimane un'immagine di resistenza, un segno che anche in un mondo di guerra, ci sono sempre individui che si alzano per combattere.

Fonte: El País Articolo originale

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