Vitoria commemora i 50 anni della maggiore strage poliziesca: "Mi urlavano comunista, rojo, ti vogliamo uccidere
Venerdì, Vitoria si è svegliata in un clima di silenzio e dolore, con i cittadini e le istituzioni che commemoravano la tragica strage avvenuta cinquant'anni prima.
Venerdì 3 marzo 2026, Vitoria si è svegliata in un clima di silenzio e dolore, con i cittadini e le istituzioni che commemoravano la tragica strage avvenuta cinquant'anni prima. La data, che segna la memoria di 1976, è rimasta incisa nella storia come il momento in cui la polizia di allora, con ordini chiari, ha aperto il fuoco dentro la chiesa di San Francisco de Asís, uccidendo cinque operai e ferendone decine. Il ricordo, però, non si limita alle vittime: si estende anche ai loro familiari, ai sopravvissuti e ai leader sindacali che, oggi, chiedono giustizia e trasparenza. Il momento è stato scandito da offerte floreali al monolito commemorativo, da dichiarazioni di leader politici e da una partecipazione anonima di cittadini che si sono radunati per ricordare i morti. Nonostante l'assenza di un evento unitario, l'atmosfera è stata carica di emozione e di una richiesta di verità che, per molti, rimane ancora irrisolta.
Il 3 marzo 1976, Vitoria era un'area di resistenza contro il regime franchista, un simbolo di lotta sociale e sindacale. La chiesa di San Francisco de Asís, protetta dal Concordato, era diventata un rifugio per i lavoratori in sciopero, che si riunivano per discutere condizioni di lavoro e diritti. La polizia, però, aveva ricevuto ordini espliciti di impedire la celebrazione dell'assemblea. Le comunicazioni intercettate mostrano come i poliziotti fossero pronti a usare la violenza, con frasi come "desalojen la iglesia como sea" e "si no, a palo limpio". All'interno della chiesa, il caos si è trasformato in una tragedia: lacrimogeni, colpi di fucile, urla e panico. I sopravvissuti, come Agustín Plaza e Daniel Castillejo, raccontano di essere stati colpiti a sangue, di aver visto amici cadere e di aver fuggito per le finestre. La strage ha lasciato un segno indelebile, non solo sulle vittime, ma anche sulla memoria collettiva.
La strage del 1976 fu un episodio emblematico della repressione del regime franchista, che cercava di stroncare la resistenza sindacale. Dopo la morte di Franco, il potere era ancora in mano a funzionari e militari che, nonostante l'abbandono del regime, continuavano a reprimere le proteste. Vitoria, con il suo movimento asambleare, rappresentava un'area di tensione, dove le rivendicazioni dei lavoratori sfidavano le norme dell'ordine sociale. La polizia, spesso armata di armi da fuoco, aveva un ruolo centrale nel mantenere il controllo, anche a costo di violenza. La chiesa, in quanto luogo di culto, era diventata un'area di sicurezza, ma non bastò a salvare le persone. La repressione fu così intensa che, nei mesi successivi, molti sindacalisti furono arrestati e accusati di sedizione. La memoria di quegli eventi è rimasta ferita, tanto quanto la ferita fisica dei sopravvissuti.
La richiesta di giustizia e trasparenza è diventata un tema centrale negli ultimi anni. I sindacati, come Comisiones Obreras e UGT, hanno chiesto la declassificazione di tutti i documenti riguardanti l'episodio, seguendo l'esempio del 23F. Il lehendakari Imanol Pradales ha sottolineato che la verità rimane un obiettivo da raggiungere, altrimenti si rischia di perpetuare la sofferenza delle vittime. I familiari delle vittime, come José Luis Martínez Ocio, che ha visto suo fratello morto in un ospedale, hanno continuato a lottare per il riconoscimento della loro sofferenza. L'associazione Martxoak 3, fondata nel 1999 da sopravvissuti e familiari, ha cercato di ottenere giustizia, ma i processi furono interrotti da leggi di amnistia e prescrizione. La mancanza di risposte ha lasciato un vuoto, che oggi, con la commemorazione, viene nuovamente richiesto.
Il 3 marzo 2026, Vitoria non è solo un luogo di ricordo, ma un simbolo di una lotta continua per la verità. La strage del 1976 rimane un evento che ha segnato la memoria nazionale, ma la sua verità non è ancora pienamente svelata. Gli anni passati non hanno cancellato il dolore, ma hanno reso più urgente il bisogno di risposte. I leader politici, i sindacati e i cittadini hanno chiesto un'azione concreta, non solo per le vittime, ma per il futuro della giustizia e della memoria. La chiesa di San Francisco de Asís, oggi un luogo di commemorazione, rappresenta il legame tra passato e presente. La richiesta di verità non è solo un atto di onorare chi è morto, ma un passo verso una società che non permetta mai più di ripetere errori. La strada verso la giustizia è lunga, ma il ricordo del 3 marzo rimane un invito a non dimenticare.
Fonte: El País Articolo originale
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