11 mar 2026

Venezuela: presidente di garanzia annuncia amnistia generale e chiusura prigione Hélicoïde

La presidente venezuelana, Delcy Rodriguez, ha annunciato una serie di misure radicali che segnano un ulteriore passo nella transizione del potere in un paese segnato da anni di tensioni politiche e crisi sociale.

31 gennaio 2026 | 05:06 | 4 min di lettura
Venezuela: presidente di garanzia annuncia amnistia generale e chiusura prigione Hélicoïde
Foto: Le Monde

La presidente venezuelana, Delcy Rodriguez, ha annunciato una serie di misure radicali che segnano un ulteriore passo nella transizione del potere in un paese segnato da anni di tensioni politiche e crisi sociale. La decisione, presentata il 30 gennaio davanti alla Corte Suprema di Giustizia, prevede la promulgazione di una legge di amnistia generale che copre l'intera storia politica del Venezuela, da quando nel 1999 iniziò la contestazione del governo di Hugo Chávez. Questo provvedimento, destinato a riconciliare le forze politiche e a ripristinare la stabilità, rappresenta un tentativo di rilanciare la democrazia e di ridurre il clima di violenza che ha caratterizzato gli ultimi decenni. La legge, però, ha suscitato reazioni contrastanti, con l'opposizione che teme possa essere utilizzata per coprire gravi abusi e con il governo che vede in essa un atto di riconciliazione nazionale. La decisione arriva in un contesto di crescente pressione internazionale, soprattutto da parte degli Stati Uniti, che hanno richiesto il rilascio di detenuti politici e una revisione del sistema giudiziario.

Tra le misure annunciate, la chiusura della famigerata prigione di Hélicoide a Caracas, accusata da oppositori e movimenti per i diritti umani di essere un centro di tortura. La presidente ha dichiarato che le strutture saranno trasformate in un centro sociale, sportivo, culturale e commerciale, mirando a integrare la comunità poliziesca e i vicini. Questa mossa, sebbene simbolica, ha suscitato scetticismo, dato che l'Hélicoide è associata a numerose violenze e abusi. Inoltre, Rodriguez ha annunciato un processo di consultazione nazionale per rivedere il sistema giudiziario, accusato di essere corrotto e di essere diventato uno strumento del potere. Questi provvedimenti, però, non sono sufficienti a placare le critiche interne e internazionali, che vedono in essi un tentativo di rassicurare gli alleati esteri senza risolvere le problematiche strutturali del paese.

La situazione politica del Venezuela è stata ulteriormente complicata dall'arresto del presidente Nicolas Maduro da parte delle forze armate statunitensi il 8 gennaio, un evento che ha scosso il paese e ha messo sotto pressione il governo. A seguito di questa azione, il regime ha promesso il rilascio di detenuti politici, ma le liberazioni si sono svolte in modo lento e controllato. Le autorità dichiarano di aver rilasciato più di 800 persone, tra cui alcuni detenuti politici, ma l'organizzazione non governativa Foro Penal contesta questi dati, rilevando che solo 383 persone sono state liberate tra dicembre e gennaio. Secondo l'ONG, almeno 711 detenuti politici rimangono in carcere, inclusi 65 stranieri. Questa discrepanza ha alimentato le preoccupazioni di famiglie e attivisti, che attendono da mesi la liberazione di parenti. La madre di Rodolfo Rodriguez, un detenuto arrestato nel 2020 durante un'operazione anti-terrorismo, ha espresso gioia per il rilascio, ma ha anche sottolineato la sofferenza della sua famiglia.

L'annuncio dell'amnistia e delle altre misure è stato accolto con scetticismo da parte dell'opposizione, che vede in essi un atto di retorica politica. Il presidente del Foro Penal, un'organizzazione che difende i diritti umani, ha sottolineato che l'amnistia non può essere utilizzata per evitare la giustizia. Ha ammonito che se la legge permette a chi ha commesso gravi violazioni di evitare il processo, non è un atto di riconciliazione ma un mandato di impunità. Queste preoccupazioni sono condivise da Tomas Guanipa, un deputato d'opposizione, che ha espresso speranza che l'amnistia segni la fine di un periodo di repressione. Al contrario, Maria Corina Machado, leader dell'opposizione e vincitrice del Premio Nobel per la Pace, ha ritenuto che la decisione non sia un gesto volontario del governo ma una risposta alla pressione degli Stati Uniti. Per lei, il vero passo avanti è garantire la libertà dei detenuti e la fine della tirannia.

La transizione politica nel Venezuela non si svolge in un vuoto storico, ma è il frutto di anni di tensioni e di una crisi economica profonda. La nomina di Laura Dogu, la nuova ambasciatrice degli Stati Uniti per il Venezuela, segna un cambiamento nei rapporti tra Washington e Caracas, che erano in tensione da oltre cinque anni. La sua nomina, avvenuta il 22 gennaio, indica un tentativo di riconnettersi con il paese e di influenzarne il futuro. Tuttavia, il governo venezuelano, pur accettando le pressioni estere, non ha intenzione di cedere su temi sensibili come l'indipendenza politica e la sovranità nazionale. La sfida per il paese è trovare un equilibrio tra la necessita di riconciliare le forze politiche e la volontà di mantenere la propria identità. Il prossimo futuro dipenderà da come queste misure saranno implementate e se riusciranno a ridurre le tensioni o a amplificarle. La strada verso la stabilità non è facile, ma il Venezuela è costretto a fare scelte che potrebbero definire il suo destino per anni.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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