11 mar 2026

Usa e Iran si incontrano a Oman in mezzo a tensione crescente e separati da abisso

Dopo mesi di tensioni e tentativi di negoziare, l'Iran e gli Stati Uniti si sono finalmente seduti a un tavolo di dialogo a Mascate, in Oman, venerdì.

06 febbraio 2026 | 10:01 | 5 min di lettura
Usa e Iran si incontrano a Oman in mezzo a tensione crescente e separati da abisso
Foto: El País

Dopo mesi di tensioni e tentativi di negoziare, l'Iran e gli Stati Uniti si sono finalmente seduti a un tavolo di dialogo a Mascate, in Oman, venerdì. L'incontro, però, si svolgerà in un clima estremamente teso, caratterizzato da profonde divergenze sulle questioni da affrontare. Teherán ha chiesto di concentrarsi esclusivamente sulla questione nucleare, mentre Washington ha insistito per affrontare anche il problema dei missili iraniani e del sostegno al movimento armato Hezbollah in Libano e ai ribelli hutí in Yemen. La situazione si complica ulteriormente con la presenza di una flotta navale statunitense che ha minacciato di intervenire se le discussioni non porteranno a risultati concreti. L'ambasciata americana ha riferito che il presidente Donald Trump aveva già espresso la sua intenzione di prendere misure militari in caso di mancato accordo. L'ultimo episodio di tensione risale al giugno scorso, quando gli Stati Uniti e Israele avevano bombardato installazioni nucleari iraniane, un atto che ha ulteriormente scaldato i rapporti tra i due Paesi.

L'incontro a Mascate rappresenta un tentativo di riaprire le trattative, ma le condizioni iniziali non sembrano promettenti. Teherán ha rifiutato il formato previsto inizialmente, che prevedeva una mediazione diretta con mediatori omanesi, e ha insistito per ripristinare il modello utilizzato nella precedente ronda di negoziazione. Secondo il segretario di Stato americano Marco Rubio, il governo iraniano aveva rifiutato di accettare il nuovo formato, dichiarando che non era disposto a partecipare a un processo che non rispettava i termini stabiliti. La situazione si è aggravata quando il portavoce del governo americano ha rivelato che il rappresentante speciale per l'Iran, Steve Witkoff, aveva deciso di tornare negli Stati Uniti, annulando l'incontro. La Casa Bianca ha poi cambiato posizione dopo aver ricevuto pressioni da diversi governi arabi, che hanno espresso preoccupazione per il rischio di un conflitto regionale. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha sottolineato l'importanza di ridurre le tensioni e ha espresso ottimismo sul fatto che le parti si siano aperte al dialogo. Tuttavia, il problema principale rimane la sostanza delle discussioni, che potrebbe determinare il successo o il fallimento delle negoziazioni.

Il contesto delle trattative si colloca all'interno di un quadro di conflitti regionali e di tensioni internazionali. Dopo l'uscita degli Stati Uniti dal trattato nucleare con l'Iran nel 2, il Paese ha continuato a espandere il proprio programma nucleare, aumentando il livello di enriquecimento dell'uranio e accumulando un'importante quantità di materiale. Questo ha spinto Washington a richiedere nuove condizioni per un accordo, incluso un impegno a ridurre il numero di missili balistici e a interrompere il sostegno ai gruppi armati. Gli intermediari, compresi Turquia, Egitto e Qatar, hanno presentato una proposta che prevede un accordo di non proliferazione nucleare, in cambio del rilascio delle sanzioni. Tuttavia, Teherán ha rifiutato di accettare le condizioni americane, considerandole troppo restrittive e non rispettose del diritto internazionale. L'Iran ha anche sottolineato la sua volontà di mantenere le capacità difensive, rifiutando qualsiasi compromesso che potrebbe mettere a rischio la sua sicurezza nazionale. All'interno del regime, ci sono divisioni tra chi ritiene necessario negoziare e chi vede nel dialogo un tentativo di indebolire il Paese.

Le implicazioni di queste trattative sono profonde, sia per il bilancio delle relazioni internazionali che per la stabilità della regione. Se gli Stati Uniti riusciranno a convincere l'Iran a limitare il proprio programma nucleare, potrebbe ridurre il rischio di un conflitto armato e aprire la strada a un accordo che potrebbe stabilizzare la zona. Tuttavia, il fallimento delle negoziazioni potrebbe portare a un aumento delle tensioni, con il rischio di un intervento militare da parte di Washington o di una risposta simmetrica da parte dell'Iran. Inoltre, il sostegno americano a gruppi armati come il Hezbollah e i ribelli hutí potrebbe essere oggetto di critiche internazionali, specialmente da parte di Paesi arabi che hanno già espresso preoccupazione per il ruolo dell'Iran nella regione. La posizione del presidente turco, che ha espresso interesse a estendere la partecipazione di altri Paesi alle trattative, potrebbe giocare un ruolo chiave nel determinare il successo delle negoziazioni. Tuttavia, la mancanza di un accordo potrebbe portare a un aumento del rischio di conflitti e a una destabilizzazione della regione.

Il futuro delle trattative dipende da diversi fattori, tra cui la capacità delle parti di trovare un terreno comune e la volontà di compromettere. Gli Stati Uniti potrebbero dover rivedere le condizioni richieste, soprattutto se vogliono evitare un conflitto che potrebbe coinvolgere altri Paesi. L'Iran, d'altra parte, dovrà valutare se il beneficio di un accordo superi i rischi di un rilassamento delle sanzioni. La mediazione dei Paesi arabi potrebbe giocare un ruolo cruciale nel facilitare il dialogo, ma la mancanza di un accordo potrebbe portare a un aumento delle tensioni e a una crisi di sicurezza nella regione. La situazione richiede una soluzione equilibrata che tenga conto delle preoccupazioni di entrambe le parti, evitando di esacerbare ulteriore le tensioni. La prossima fase delle trattative sarà determinante per comprendere se il dialogo può portare a un accordo o se le relazioni tra l'Iran e gli Stati Uniti si continueranno a deteriorare.

Fonte: El País Articolo originale

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