Usa accelerano offensiva contro jihadisti in Somalia con 23 bombardamenti in un mese
La missione militare statunitense in Somalia ha intensificato le operazioni aeree contro i gruppi jihadisti al-Shabab e l'Isis, con un incremento significativo delle frappes nel corso del 2025.
La missione militare statunitense in Somalia ha intensificato le operazioni aeree contro i gruppi jihadisti al-Shabab e l'Isis, con un incremento significativo delle frappes nel corso del 2025. Secondo un comunicato diffuso il 27 gennaio dal Commandamento statunitense per l'Africa (Africom), le operazioni sono state condotte con una strategia più aggressiva, mirata a colpire le minacce terroristiche nel continente africano. Il maggior numero di attacchi, pari a 23 effettuati solo nel primo mese dell'anno, riflette un impegno crescente della potenza americana nel contrasto al terrorismo. Queste azioni, coordinate con partner regionali, sono state definite come una risposta alle attività dei gruppi affiliati all'Isis, che hanno rafforzato la loro presenza nel Paese. L'Africom ha sottolineato che le operazioni sono state condotte in collaborazione con forze locali, con l'obiettivo di destabilizzare le reti di finanziamento e di reclutamento dei jihadisti. Questo aumento di intensità ha suscitato interesse internazionale, soprattutto considerando il ruolo chiave che Somalia gioca nel contesto della sicurezza globale.
L'incremento delle frappes ha trovato conferma in dichiarazioni del generale John Brennan, comandante dell'Africom, che ha spiegato come la strategia statunitense sia diventata più diretta e cinica. "Nel corso dell'anno scorso, siamo diventati molto più aggressivi e abbiamo intensificato la collaborazione con i partner per attaccare le minacce, soprattutto quelle legate all'Isis", ha affermato Brennan durante un incontro di sicurezza tra gli Stati Uniti e il Nigeria. Queste operazioni, che comprendono sia colpi aerei che interventi terrestri, mirano a ridurre l'area di controllo dei gruppi jihadisti e a danneggiare la loro capacità operativa. Il major Mahalia Frost, portavoce dell'Africom, ha precisato che tra le 23 frappes del 2025 ci sono state specifiche azioni contro al-Shabab, il gruppo armato che ha controllato gran parte del Paese per anni. L'Africom ha riconosciuto l'importanza di queste operazioni per contrastare la crescita del terrorismo, ma ha anche sottolineato la complessità di un'azione che richiede un equilibrio tra efficienza militare e rispetto dei diritti umani.
Il contesto del conflitto in Somalia risale a diversi anni, quando il Paese è diventato un terreno di operazioni per i gruppi jihadisti, tra cui al-Shabab e l'Isis. La presenza statunitense, iniziata nel 2016, è stata volta a supportare le forze locali e a smantellare le reti terroristiche, ma ha suscitato critiche per i danni collaterali e per la scarsa collaborazione con il governo somalo. Il presidente Donald Trump ha intensificato le operazioni aeree nel 2017, ordinando 219 frappes e operazioni terrestri nei quattro anni del suo mandato, un numero triplicato rispetto al periodo di Barack Obama. L'Africom ha riconosciuto che il ritmo delle operazioni è aumentato sotto la gestione di Trump, che ha prioritizzato un approccio diretto contro i nemici del Paese. Tuttavia, l'efficacia di queste azioni è rimasta dibattuta, con alcuni esperti che hanno sottolineato la difficoltà di eliminare radici profonde del terrorismo senza un piano di lungo termine.
L'analisi delle conseguenze di queste operazioni rivela un doppio aspetto: da un lato, il potere statunitense ha rafforzato la sua capacità di rispondere alle minacce globali, dall'altro, la strategia ha suscitato preoccupazioni per i rischi di destabilizzazione del Paese. Le frappes, sebbene mirate, possono causare danni collaterali, tra cui vittime civili e distruzione di infrastrutture essenziali. Inoltre, l'incremento dell'azione militare potrebbe alimentare la resistenza locale, con il rischio di una guerra prolungata e di un aumento delle tensioni tra le forze somale e quelle straniere. L'Africom ha cercato di bilanciare questi aspetti, sottolineando la collaborazione con i partner regionali e il supporto ai programmi di ricostruzione. Tuttavia, la comunità internazionale ha espresso preoccupazione per il fatto che un approccio esclusivamente militare potrebbe non risolvere le cause profonde del conflitto, come la povertà e la mancanza di governance.
La prospettiva futura delle operazioni statunitensi in Somalia dipende da una combinazione di fattori, tra cui la capacità di coordinare gli sforzi con le forze locali e la volontà di investire in soluzioni strutturali. L'Africom ha riconosciuto la necessità di un'azione multidimensionale, che includa non solo il contrasto al terrorismo ma anche il rafforzamento delle istituzioni somale e la promozione di un ambiente di pace. Tuttavia, il rischio di un'escalation continua rimane elevato, soprattutto se le operazioni non saranno accompagnate da un piano di lungo periodo. La comunità internazionale continuerà a monitorare l'impatto di queste azioni, cercando di trovare un equilibrio tra sicurezza e sviluppo. In un contesto di crescente instabilità, il ruolo degli Stati Uniti in Somalia resterà cruciale, ma sarà determinante il modo in cui queste operazioni saranno integrate in un quadro più ampio di cooperazione e riconciliazione.
Fonte: Le Monde Articolo originale
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