11 mar 2026

Un tribunale iraniano condanna la nobel della pace Narges Mohammadi a sette anni e mezzo di carcere

Un tribunale iraniano ha condannato la premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi a sette anni e mezzo di prigione per accuse di congiura e propaganda contro lo stato.

08 febbraio 2026 | 18:33 | 4 min di lettura
Un tribunale iraniano condanna la nobel della pace Narges Mohammadi a sette anni e mezzo di carcere
Foto: El País

Un tribunale iraniano ha condannato la premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi a sette anni e mezzo di prigione per accuse di congiura e propaganda contro lo stato. L'ordinanza, emessa durante un'udienza nella sala prima del Tribunale Revolucionario di Mashad, nord-est dell'Iran, rappresenta la decima condanna della donna, arrestata nel dicembre 2021. Secondo il suo avvocato, Mostafa Nili, Mohammadi è stata condannata a sei anni per congiura e colusione, a un anno e mezzo per attività propagandistica e a due anni di divieto di uscita dal Paese. L'informazione è arrivata attraverso una chiamata ricevuta da Nili, la prima comunicazione tra lui e la prigioniera da quando è stata arrestata cinquanta nove giorni fa. La donna, che ha 53 anni, ha riferito di essere stata trasferita in carcere e di aver subìto un peggioramento delle sue condizioni di salute, che hanno portato al suo ricovero in ospedale tre giorni prima. La sua famiglia ha segnalato che le autorità iraniane hanno limitato il contatto con i parenti, salvo una telefonata con il fratello il 13 dicembre scorso.

La condanna si inserisce in un contesto di tensioni crescenti tra l'Iran e il resto del mondo, dopo le proteste del dicembre scorso che hanno visto migliaia di manifestanti arrestati e almeno 3.117 morti, secondo il governo iraniano. Le ONG, tuttavia, stima i decessi tra 4.000 e 6.500, con numeri potenzialmente superiori a 20.000-30.000. Mohammadi, che ha iniziato una fame di protesta il 24 dicembre, ha denunciato una condanna prolungata che mette a rischio la sua salute. La sua condizione è aggravata da problemi cardiaci, ipertensione e malattie della colonna vertebrale. La Fundación Narges ha avvertito che la sua salute è "estremamente preoccupante" e ha chiesto interventi medici specializzati, che però le autorità non hanno permesso di ricevere. Il suo avvocato ha espresso preoccupazione per la mancanza di accesso a cure e ha chiesto la liberazione provvisoria sotto cauzione, considerando il suo stato di salute.

Narges Mohammadi, conosciuta per la sua battaglia contro la repressione delle donne e per la difesa dei diritti umani in Iran, è stata arrestata il 11 dicembre 2021 durante una cerimonia funebre per Khosrow Alikordi, un avvocato di diritti umani ucciso nella stessa città di Mashad. Dopo essere stata rilasciata nel dicembre 2024 per motivi di salute, ha subìto un'ulteriore condanna che le ha impedito di lasciare il Paese e di visitare i due figli, separati da undici anni. La sua attività politica è stata interrotta da ben tredici arresti precedenti e nove condanne, ma lei ha continuato a denunciare la violenza contro le donne non velate e l'applicazione della pena di morte. Il Comitato Nobel noruego ha assegnato il premio nel 2023 "per la sua lotta contro l'oppressione delle donne" e per la promozione dei diritti umani. Il governo iraniano ha definito questa assegnazione un "atto politico" e una "misura di pressione" da parte di Occidente.

La sentenza di Mohammadi si colloca in un periodo di tensioni internazionali, poiché l'Iran e gli Stati Uniti hanno completato la prima ronda di negoziati da quando i bombardamenti di Trump hanno interrotto i rapporti diplomatici. Nonostante la mancanza di progressi concreti, il dialogo ha ridotto le tensioni tra i due Paesi, anche se una flotta americana rimane in zona. L'Iran, tuttavia, continua a reprimere le proteste, con accuse di congiura e propaganda contro lo stato, che sono spesso utilizzate per punire chi critica il regime. Le organizzazioni internazionali hanno denunciato l'uso di queste accuse per reprimere la libertà di espressione e la libertà di associazione. La condanna di Mohammadi, in particolare, rappresenta un ulteriore atto di repressione contro un'attivista che ha guadagnato il sostegno globale per la sua lotta per i diritti umani.

La situazione di Mohammadi solleva questioni urgenti sulla libertà di espressione e i diritti umani in Iran. Le autorità iraniane, che hanno negato il permesso di visitare i parenti e di ricevere cure mediche, stanno mettendo a rischio la salute di una persona già in condizioni critiche. Le ONG e i governi stranieri hanno chiesto interventi urgenti, ma il regime non ha mostrato intenzione di rivedere la sentenza. La condanna, inoltre, rappresenta un segnale di continuità delle politiche repressive del Paese, che puniscono chi si oppone al potere. La comunità internazionale, però, continua a monitorare la situazione, con speranze che la pressione globale possa portare a un miglioramento. L'attivista, nonostante le accuse, rimane un simbolo di resistenza per chi lotta per i diritti umani in un Paese dove la libertà di parola è raramente garantita. La sua condanna potrebbe diventare un punto di discussione nei negoziati futuri tra l'Iran e l'Occidente, ma per ora la sua libertà sembra essere in pericolo.

Fonte: El País Articolo originale

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