Ultimi aggiornamenti: Usa e Israele attaccano Iran, in diretta | Iran non negozierà Usa
Il, il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele ha ulteriormente escalation, con una serie di attacchi aerei e missilistici che hanno coinvolto diversi Paesi del Golfo e il Libano.
Il 2 marzo 2024, il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele ha ulteriormente escalation, con una serie di attacchi aerei e missilistici che hanno coinvolto diversi Paesi del Golfo e il Libano. Il segretario del Consiglio Supremo della Sicurezza Nazionale iraniano, Ali Larijani, ha dichiarato in un comunicato stampa che il suo Paese non intende negoziare con gli Stati Uniti, dopo che il governo israeliano ha lanciato un'altra ondata di attacchi contro il cuore di Teherán. Le forze armate iraniane hanno confermato di aver lanciato missili contro territori israeliani, mentre la milizia libanese Hezbolà ha rilanciato le sue operazioni con i primi proiettili lanciati da 2024. La situazione si è aggravata con un'ondata di bombardei israeliani contro le aree di Beirut e il sud del Libano, causando almeno 31 vittime e 149 feriti, secondo le autorità sanitarie locali. Gli attacchi sono avvenuti in risposta a un'offensiva di Hezbolà contro il nord d'Israele, che ha scatenato un'ondata di risposta da parte delle forze israeliane. La guerra tra Iran e Stati Uniti, che ha visto l'entrata in campo di Israele in un'operazione denominata "Furia Épica", ha portato a una escalation senza precedenti, con conseguenze che si estendono ben al di là dei confini regionali.
La tensione è salita al massimo dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rilasciato un'importante dichiarazione su Twitter, minacciando la Guardia Revolucionaria iraniana con un "deponi le armi o affronta una morte segura". Trump ha anche sottolineato che la guerra potrebbe durare circa quattro settimane, ma che gli Stati Uniti non si arresteranno finché non avranno raggiunto "tutti i propri obiettivi". Queste dichiarazioni hanno rafforzato la posizione di Washington, che ha scatenato un'operazione militare in collaborazione con Israele, con l'obiettivo di colpire le infrastrutture iraniane e di mettere sotto pressione il regime di Teherán. Gli attacchi hanno colpito non solo il territorio iraniano, ma anche basi militari degli Stati Uniti in Arabia Saudita, Bahrein, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Qatar, con conseguenze che hanno messo in pericolo la stabilità regionale. La risposta iraniana è stata immediata, con un'ondata di missili lanciati contro Israele, che ha ulteriormente acceso le tensioni.
Il contesto di questa escalation è radicato in una serie di eventi che hanno portato a un'escalation di violenza nel Medio Oriente. Dopo il lancio di un'operazione militare da parte degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran, il Paese ha risposto con un'ondata di attacchi contro le basi americane e israeliane. Questo scenario ha creato un circolo vizioso di violenza, con ogni lato che cerca di aumentare la pressione sull'altro. L'Iran, che ha sempre rifiutato di negoziare con Washington, ha visto il suo leader, Ali Larijani, rafforzare la posizione del regime con dichiarazioni che escludono qualsiasi forma di dialogo. Intanto, Israele, che ha sempre visto l'Iran come un nemico principale, ha rafforzato la sua posizione con attacchi mirati a distruggere le capacità militari iraniane. La situazione è ulteriormente complicata dal ruolo della milizia libanese Hezbolà, che ha agito come intermediario tra l'Iran e Israele, alimentando la guerra e aumentando il rischio di un conflitto su vasta scala.
Le implicazioni di questa escalation sono enormi, non solo per il Medio Oriente ma anche per il resto del mondo. La guerra ha già causato un aumento significativo dei prezzi del petrolio, con il Brent che ha guadagnato oltre il 6% e il WTI che ha superato i 71 dollari al barile. Gli analisti prevedono che i prezzi potrebbero salire fino a 100 dollari al barile se il trasporto del petrolio attraverso lo stretto di Ormuz dovesse interrompersi per settimane o mesi. Questo aumento ha avuto un impatto immediato sui mercati finanziari, con le borse asiatiche che hanno subito perdite del 1,4% e i futuri delle borse statunitensi che hanno perso il 0,9%. L'oro, considerato un rifugio sicuro, ha visto un aumento del 2%, raggiungendo i 5.363 dollari per oncia. Questi dati riflettono la preoccupazione globale per un possibile collasso del sistema economico regionale e le conseguenze che potrebbero derivare da una guerra prolungata.
La crisi sembra essere iniziata a ridosso del 2 marzo, quando l'Iran ha rifiutato qualsiasi forma di negoziato con gli Stati Uniti, dopo che Washington e Israele avevano lanciato un'operazione militare in collaborazione. La risposta iraniana è stata immediata, con un'ondata di missili lanciati contro Israele, mentre Israele ha intensificato i suoi attacchi aerei contro le basi di Hezbolà nel Libano. La guerra ha coinvolto diversi Paesi del Golfo, che hanno subito attacchi da parte dell'Iran, ma non si sono registrati feriti, secondo le autorità locali. La situazione è diventata un problema globale, con gli effetti che si estendono al mercato finanziario e all'economia internazionale. La comunità internazionale sta monitorando con preoccupazione lo sviluppo della crisi, sperando in un'escalation che possa portare a una soluzione diplomatica. Tuttavia, la tensione sembra essere destinata a crescere, con il rischio di un conflitto che potrebbe avere conseguenze irreversibili per il Medio Oriente e il resto del mondo.
Fonte: El País Articolo originale
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