Ultima ora: attacco USA-Israeli contro Iran, due droni colpiscono ambasciata a Riyad causando danni minimi
Drone attacchi all'ambasciata Usa a Riyad causano piccoli danni, mentre l'Iran riferisce 742 civili uccisi. Tensioni crescenti nel Golfo Persico minacciano economia globale e stabilità energetica.
L'attacco coordinato di droni lanciati contro l'ambasciata degli Stati Uniti a Riyad, capitali del Regno di Arabia Saudita, ha causato un incendio di piccola entità e danni limitati al fabbricato, secondo un comunicato ufficiale del ministero della Difesa saudita. L'evento, avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì, è stato immediatamente sottolineato dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che ha dichiarato che l'offensiva contro l'Iran sarà "rapida e decisiva", ma non si protrarrà per anni. Il leader israeliano ha espresso l'intenzione di evitare una escalation che potrebbe trasformarsi in una guerra senza fine, un rischio che ha sottolineato anche l'esercito israeliano, che ha intensificato i bombardamenti nei sobborghi di Beirut e ha lanciato nuovi attacchi contro Teheran. In parallelo, la Guardia Revolucionaria iraniana ha annunciato di aver lanciato una nuova ondata di operazioni, questa volta mirata a una base militare statunitense a Bahrain, ritenendola distrutta. L'evento rappresenta un ulteriore scivolone nel conflitto regionale, che si intensifica con una combinazione di azioni militari, minacce diplomatiche e tensioni economiche che coinvolgono diversi Paesi del Golfo Persico.
La reazione iraniana alla serie di attacchi degli Stati Uniti e di Israele ha avuto conseguenze immediate e drammatiche, con un aumento significativo del numero di vittime civili. Secondo l'organizzazione iraniana di diritti umani HRANA, basata a Washington, almeno 742 civili hanno perso la vita nel Paese dal 28 febbraio, quando è iniziata l'offensiva. Tra questi, 176 sono minori di età, mentre 971 sono rimasti feriti, tra cui 115 bambini. Alcuni dati preliminari indicano che i bombardamenti del lunedì hanno causato almeno un centinaio di morti e decine di feriti. Gli esperti osservano che le cifre potrebbero salire ulteriormente nei prossimi giorni, a causa delle difficoltà nell'accesso alle aree colpite e della mancanza di informazioni verificabili. Il Ministerio della Salute iraniano ha segnalato un aumento del numero di vittime in seguito al bombardamento di una scuola a Minap, un episodio che ha scatenato una reazione internazionale. La Media Luna Roja ha riferito che almeno 555 persone sono morte in Iran, con 180 tra i decessi nell'attacco alla scuola. Tuttavia, le cifre rimangono provvisorie, a causa delle restrizioni di accesso e della mancanza di una rete internet funzionante.
Il conflitto ha avuto conseguenze anche sulle dinamiche geopolitiche e sull'economia globale, con un impatto immediato sulle merci e sui prezzi del petrolio. L'attacco all'Iran ha messo in atto una serie di azioni che hanno interrotto le esportazioni del Golfo Persico, un fattore cruciale per la stabilità energetica mondiale. I mercati finanziari hanno reagito con una forte volatilità, mentre i prezzi del petrolio e del gas sono saliti di oltre il 2%, dopo un aumento del 8% nel giorno precedente. La tensione ha visto il blocco del passaggio strategico dello stretto di Ormuz, un punto chiave per il trasporto di carburante in tutto il mondo. Teheran ha minacciato di aprire il fuoco su qualsiasi nave che tentasse di attraversarlo, un gesto che ha innescato un'escalation delle tensioni. Inoltre, il governo statunitense ha ordinato il ritiro del personale diplomatico non essenziale da tre Paesi del Golfo, tra cui Giordania, Bahrain e Iraq, un provvedimento che riflette la preoccupazione per la sicurezza in una regione già fragile.
L'escalation del conflitto ha sollevato preoccupazioni sull'impatto a lungo termine sulla stabilità regionale e sulle relazioni internazionali. L'atteggiamento di Washington e Israele, che mira a un intervento deciso e rapido, contrasta con la strategia iraniana, che mira a un confronto prolungato e a una risposta proporzionata. Secondo fonti diplomatiche, se la guerra dovesse durare più di tre settimane, gli arsenali degli Stati Uniti e di Israele potrebbero essere moltiplicati, con conseguenze significative per la capacità di resistere agli attacchi iraniani. L'escalation ha anche messo in evidenza le divisioni internazionali, con Paesi come la Gran Bretagna che cercano di allinearsi agli interessi statunitensi, ma che devono affrontare le proprie preoccupazioni politiche interne. Il presidente Trump, in un messaggio pubblicato su Truth Social, ha dichiarato che gli Stati Uniti dispongono di un "approvvigionamento illimitato" di armi, una affermazione che ha suscitato commenti contrastanti, con alcuni che hanno sottolineato la necessità di un approccio più diplomatico.
La situazione rimane in evoluzione, con rischi di ulteriore escalation e possibili conseguenze globali. Il conflitto ha messo in atto una serie di azioni che potrebbero portare a un impatto significativo sull'economia mondiale, non solo per il calo delle esportazioni del Golfo, ma anche per la destabilizzazione dei mercati finanziari. La comunità internazionale dovrà monitorare le mosse di tutti i protagonisti, in particolare l'Iran, che potrebbe decidere di intensificare le operazioni o di cercare un accordo diplomatico. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti e Israele dovranno valutare se le loro azioni possano portare a una soluzione duratura o se rischino di espandere il conflitto. La tensione nel Golfo Persico rappresenta un esempio di come i conflitti regionali possano avere conseguenze a livello globale, con impatti su energie, economie e relazioni internazionali. La prossima settimana sarà cruciale per comprendere se il conflitto si trasformerà in una guerra prolungata o se si arriverà a un punto di svolta che possa portare a una tregua.
Fonte: El País Articolo originale
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