11 mar 2026

Ucraina: soldato creduto morto torna a casa dopo 3 anni, liberato in scambio prigionieri

Nazar Daletskyi, un soldato ucraino di 42 anni, è tornato in vita dopo essere stato dichiarato morto e sepolto in un cimitero dell'Ucraina occidentale.

08 febbraio 2026 | 02:21 | 5 min di lettura
Ucraina: soldato creduto morto torna a casa dopo 3 anni, liberato in scambio prigionieri
Foto: Repubblica

Nazar Daletskyi, un soldato ucraino di 42 anni, è tornato in vita dopo essere stato dichiarato morto e sepolto in un cimitero dell'Ucraina occidentale. La sua storia, resa pubblica attraverso un video diffuso dalla Bbc, ha scosso il Paese e il mondo, svelando un drammatico errore di identificazione che ha sconvolto una famiglia e una comunità intera. L'uomo, che aveva combattuto nella guerra del 2014, era stato catturato durante l'invasione russa del febbraio 2022 e successivamente identificato come cadavere in un autobus bruciato. La sua salma era stata sepolta, una fotografia sua era esposta in una mostra commemorativa, e la sua madre Nataliya aveva già iniziato a pregare per la sua morte. Tuttavia, dopo tre anni e nove mesi, Nazar è stato liberato nell'ultimo scambio di prigionieri tra Mosca e Kiev, riuscendo a telefonare a casa e a riabbracciare la famiglia. La sua voce, dopo un lungo silenzio, ha sconvolto tutti, soprattutto la madre, che aveva creduto di aver perso per sempre il figlio. La chiamata, registrata e diffusa, è diventata un simbolo di speranza e di dolore, raccontando una storia di guerra, di identità e di resilienza.

La vita di Nazar Daletskyi si intreccia con gli eventi più drammatici della guerra ucraina, un conflitto che ha trasformato il Paese in un campo di battaglia. Quando la Russia lanciò l'invasione su vasta scala nel 2022, il soldato fu nuovamente chiamato al fronte, dove aveva già lottato nel 2014. Il 2022 fu un anno di caos e distruzione, con centinaia di migliaia di civili uccisi e milioni di persone costrette a fuggire. Il 24 febbraio, il momento in cui la guerra esplose, segnò il destino di Nazar, che si trovò coinvolto in combattimenti estremi. Il 12 maggio del 2022, poco dopo l'inizio dell'invasione, il soldato scomparve senza traccia. La madre, Nataliya, ricevette una telefonata in russo da un uomo che le disse di aver visto il figlio catturato. Non ci furono dettagli, né spiegazioni, e il silenzio durò mesi. La famiglia, privata di ogni notizia, si abituò al dolore, convinti che Nazar fosse morto. Fu proprio in quel periodo che un'identificazione tramite il DNA rivelò un corpo bruciato, che venne riconosciuto come il suo, aprendo un'altra fase di sofferenza.

Il contesto di questa storia si inserisce nel quadro complesso della guerra ucraina, un conflitto che ha messo a dura prova l'identità nazionale, la società e le istituzioni. L'invasione russa del 2022 non fu solo una questione militare, ma un'operazione di distruzione e occupazione, che ha colpito ogni aspetto della vita ucraina. Il fronte si spostò rapidamente, con battaglie intense e scontri quotidiani che coinvolsero milioni di civili. Il sistema sanitario, l'economia e la politica furono sconvolti, e la popolazione fu costretta a affrontare un trauma collettivo. La guerra non fu solo un conflitto tra due nazioni, ma un'esperienza di sofferenza che coinvolse milioni di persone, tra cui i soldati che combatterono, i familiari che aspettarono e i cittadini che furono costretti a lasciare le proprie case. In questo contesto, l'errore di identificazione di Nazar Daletskyi diventa un simbolo di quanto sia fragile la vita e quanto possa essere devastante un errore in un contesto di guerra.

L'implicazione di questa storia va ben oltre la vita di un singolo soldato. L'errore di identificazione, che ha portato a un'identificazione fatta su un corpo bruciato, solleva questioni cruciali su come vengono gestiti i corpi dei caduti in guerra e su come vengono comunicate le informazioni ai familiari. La famiglia di Nazar, che aveva già vissuto la sofferenza del lutto, è stata nuovamente colpita da una situazione impossibile da accettare. L'apertura di un'indagine per chiarire come sia potuto avvenire un errore così grave mette in luce i rischi di un sistema che non è sempre in grado di gestire le complessità delle operazioni militari. La guerra non solo distrugge vite, ma anche la certezza di chi è morto e chi è vivo, creando un'atmosfera di incertezza che colpisce ogni famiglia coinvolta. Questo episodio, quindi, diventa un esempio di come la guerra possa sconvolgere la vita di persone, anche quelle che non sono direttamente coinvolte nei combattimenti.

La prospettiva di questa storia si estende al futuro, con conseguenze che potrebbero influenzare non solo la famiglia di Nazar, ma anche il modo in cui il Paese gestisce le informazioni sui prigionieri e sui caduti. La liberazione di Nazar, dopo anni di incertezza, rappresenta una vittoria personale, ma anche un monito per il sistema. L'indagine aperta per chiarire l'errore potrebbe portare a riforme nel modo in cui si gestiscono le operazioni di identificazione e la comunicazione con le famiglie. Per la famiglia, la reazione è stata quella di rimuovere le immagini del funerale e la fotografia del soldato dalla mostra, un gesto che mostra quanto l'errore abbia scosso le loro certezze. La vita di Nazar, però, non è finita. La sua storia, che ha attraversato il dolore, la speranza e la resilienza, diventa un simbolo di quanto la guerra possa essere imprevedibile, ma anche di quanto la vita possa trovare un modo per ricominciare. La sua voce, ora tornata, è un segnale di speranza per chi è stato colpito da questa guerra.

Fonte: Repubblica Articolo originale

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