11 mar 2026

Ucraina-Russia, Ungheria blocca prestito Ue da 90 miliardi

L'Ungheria ha deciso di bloccare il prestito da 90 miliardi di euro previsto dall'Unione europea per l'Ucraina, un accordo approvato al Consiglio europeo nel dicembre scorso per sostenere la difesa nazionale e il bilancio statale di Kiev.

20 febbraio 2026 | 22:07 | 5 min di lettura
Ucraina-Russia, Ungheria blocca prestito Ue da 90 miliardi
Foto: Repubblica

L'Ungheria ha deciso di bloccare il prestito da 90 miliardi di euro previsto dall'Unione europea per l'Ucraina, un accordo approvato al Consiglio europeo nel dicembre scorso per sostenere la difesa nazionale e il bilancio statale di Kiev. La decisione, annunciata da Peter Szijjartò, ministro degli Esteri ungherese, è stata resa pubblica attraverso un messaggio su X, in cui il governo di Budapest ha dichiarato di interrompere il finanziamento finché non riprenderà il transito del petrolio russo attraverso l'oleodotto Druzhba. L'azione si colloca a pochi giorni dal quarto anniversario dell'invasione russa dell'Ucraina, un momento cruciale per il dibattito politico e strategico in Europa. Il blocco del prestito ha suscitato preoccupazione tra i leader dell'UE, poiché i fondi erano destinati a rafforzare la capacità di resistenza ucraina e a mitigare l'impatto economico della guerra. La decisione ungherese, però, sembra legata a una strategia politica interna, in vista delle elezioni del 2024, dove il governo di Viktor Orban ha cercato di allinearsi con posizioni più dure nei confronti di Kiev.

L'obiezione ungherese al prestito si basa su un'accusa di ricatto da parte dell'Ucraina, che secondo Szijjartò avrebbe interrotto deliberatamente il flusso del petrolio russo attraverso l'oleodotto Druzhba per creare tensioni economiche in Ungheria. Il ministro ha sottolineato che l'Ucraina violerebbe l'accordo di associazione UE-Ucraina, un documento che prevede la cooperazione tra i due paesi. La posizione di Budapest, tuttavia, è controversa, poiché alcuni esperti considerano l'interruzione del transito del petrolio come conseguenza di attacchi russi, non come un atto deliberato. Inoltre, la decisione ungherese potrebbe influenzare la capacità dell'UE di rafforzare la difesa ucraina, un aspetto chiave per la sicurezza continentale. Gli Stati membri che hanno approvato la formula del prestito, come la Slovacchia e la Repubblica Ceca, si sono mostrati contrari al blocco, ma hanno accettato di utilizzare il margine del bilancio UE come garanzia per l'emissione di debito comune. Questo accordo, però, richiede l'unanimità dei 27 Paesi, un requisito che potrebbe complicare ulteriormente la situazione.

Il contesto politico e strategico della vicenda è legato alle tensioni crescenti tra l'Unione europea e l'Ucraina, nonché alle dinamiche interne alla Russia e ai paesi membri. Da parte ucraina, il presidente Volodymyr Zelensky ha ribadito la volontà di trovare un accordo per porre fine alla guerra, anche se le posizioni di Mosca e di Washington rimangono contrapposte. Lo scorso mese, Zelensky ha annunciato un nuovo round di colloqui entro 10 giorni, con la possibilità di un incontro trilaterale tra Kiev, Mosca e Washington. Questo tentativo di mediazione si inserisce in un contesto di crescente pressione internazionale, con nuove sanzioni previste da parte dell'UE e l'impegno di Paesi come la Francia e il Regno Unito a sostenere l'Ucraina. Tuttavia, il blocco ungherese del prestito mette in evidenza le divisioni all'interno dell'UE, con nazioni come Malta, la Slovacchia e l'Ungheria che ostacolano l'approvazione di misure più severe contro la Russia. Queste contrarietà mettono in discussione la capacità dell'UE di unire le forze per affrontare la crisi, un aspetto critico per la sicurezza europea.

L'impatto del blocco ungherese sulle relazioni internazionali e sulle strategie di difesa è significativo. L'UE, che si era impegnata a fornire i fondi per sostenere l'Ucraina, ora si trova in una posizione di tensione, con il rischio di un'ulteriore divisione tra membri. La decisione di Budapest, inoltre, potrebbe influenzare le dinamiche energetiche in Europa, dove il transito del petrolio russo attraverso l'oleodotto Druzhba è un fattore chiave per la stabilità dei prezzi. L'Ucraina, al contrario, ha dichiarato che i flussi di petrolio sono interrotti a causa di attacchi russi e che il governo non ha alcuna volontà di interrompere l'approvvigionamento. Questo dibattito sottolinea come la guerra abbia creato una complessa interdipendenza tra le economie e le politiche estere dei paesi coinvolti. Inoltre, il rifiuto di Budapest di finanziare la difesa ucraina potrebbe minare la capacità di Kiev di resistere agli attacchi russi, un aspetto che ha suscitato preoccupazioni tra gli alleati. L'UE, dunque, deve affrontare la sfida di mantenere unità e determinazione in un momento in cui le tensioni sembrano crescere.

La situazione si complica ulteriormente con l'incertezza su nuovi sviluppi politici e militari. Il Cremlino ha espresso la sua posizione sulle prossime negoziazioni, rifiutando di confermare nuovi colloqui a Ginevra, mentre l'Ucraina continua a rafforzare le sue difese, con un miglioramento della fornitura di energia elettrica grazie a riparazioni e un riscaldamento 24 ore su 24. Tuttavia, i leader ucraini hanno dichiarato che la Russia potrebbe lanciare nuovi attacchi al settore energetico, un settore cruciale per la sopravvivenza della popolazione. L'UE, nel frattempo, dovrà affrontare il compito di trovare un accordo sul ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, un dossier che ha visto resistenze da parte di paesi come Malta, la Slovacchia e l'Ungheria. La coalizione dei Volenterosi, un gruppo di 35 Paesi che supportano l'Ucraina, ha organizzato una riunione in videoconferenza il 24 febbraio, in coincidenza con il quarto anniversario dell'invasione. Questo incontro rappresenta un tentativo di mantenere la solidarietà internazionale, ma il blocco ungherese del prestito mostra come le divisioni interne possano ostacolare gli sforzi di pace e sostegno all'Ucraina. La prospettiva, dunque, rimane incerta, con un equilibrio delicato tra le esigenze di sicurezza, economia e politica che potrebbe influenzare il futuro della guerra.

Fonte: Repubblica Articolo originale

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