11 mar 2026

Txeroki rilasciato in semilibertà dopo permesso del governo vasco

L'ex capo di ETA Garikoitz Aspiazu Rubina, noto con il nome d'arte Txeroki, ha lasciato la prigione di Martutene, a San Sebastián, nella mattinata di lunedì, poco prima delle otto.

09 febbraio 2026 | 13:00 | 4 min di lettura
Txeroki rilasciato in semilibertà dopo permesso del governo vasco
Foto: El País

L'ex capo di ETA Garikoitz Aspiazu Rubina, noto con il nome d'arte Txeroki, ha lasciato la prigione di Martutene, a San Sebastián, nella mattinata di lunedì, poco prima delle otto. La sua uscita da casa circondariale è avvenuta dopo che il governo del Paese Basco ha concesso un permesso di libertà condizionata per un periodo di cinque giorni a settimana, con l'obbligo di rimanere in carcere la notte. La decisione ha suscitato reazioni contrastanti, poiché segna un ulteriore passo verso la rieducazione di un ex leader di una organizzazione terroristica, ma al tempo stesso solleva interrogativi su come il sistema giudiziario e le istituzioni pubbliche possano conciliare il rispetto della legge con la volontà di rimediare a un passato violento. La misura, se confermata, rappresenta una svolta significativa nel contesto delle libertà condizionate per condannati per terrorismo, un tema delicato in un Paese che ha vissuto negli anni scorsi un lungo processo di pace e riconciliazione.

La concessione del permesso ha seguito un processo approvato dalla giunta del carcere di Donostia, che ha proposto l'applicazione dell'articolo 100.2 del Regolamento Penitenciario. Questa forma di semilibertà non equivale al terzo grado di libertà, ma costituisce una formula intermedia tra la detenzione totale e l'assoluzione. I reclusi beneficiari di questa misura possono svolgere attività lavorative o volontarie al fine di prepararsi al reinserimento nella società, un'idea che mira a ridurre i rischi di recidiva e a favorire la reintegrazione. Tuttavia, la decisione non è definitiva: la Procura della Corte d'Appello nazionale dovrà emettere un parere non vincolante, mentre sarà il Tribunale centrale di sorveglianza penitenziaria a decidere se il permesso possa essere concesso. Se la misura venisse rifiutata, il provvedimento si annullerebbe, e Txeroki tornerebbe a scontare la pena in carcere.

L'uscita di Txeroki, però, non è un evento isolato. Il suo caso è parte di un più ampio contesto di libertà condizionate concessi a ex membri di ETA nel Paese Basco. Dopo che il governo regionale ha assunto la gestione delle tre carceri vascane nel 2021, è stato concesso il terzo grado di libertà a 111 detenuti, un numero che ha suscitato polemiche tra i partiti e i gruppi politici. La giunta regionale ha sempre sostenuto che le misure di semilibertà siano un elemento chiave per il processo di riconciliazione, ma il dibattito si è acceso soprattutto dopo l'approvazione di una legge che ha permesso a chiunque abbia scontato almeno due terzi della pena di richiedere la liberazione. Questa normativa ha spinto molti condannati a presentare richieste, tra cui Txeroki, che ha beneficiato di un permesso simile nel 2023, ma che ora ha ottenuto un accordo più esteso.

L'attuale misura di semilibertà ha un'importanza simbolica e pratica. Da un lato, rappresenta un tentativo di integrare un ex leader terroristico nella società civile, un passo necessario per il processo di pace iniziato negli anni 2000. Dall'altro, segna una sfida per il sistema giudiziario, che deve bilanciare il rispetto della legge con l'obiettivo di ridurre il carico penale e favorire la rieducazione. Txeroki, che ha scontato un totale di oltre 40 anni di carcere per crimini legati all'ETA, ha sempre mantenuto un atteggiamento non collaborativo, ma la sua uscita potrebbe essere vista come un segnale di apertura. Tuttavia, la comunità internazionale, in particolare i Paesi europei che hanno collaborato con la Spagna per la repressione del terrorismo, potrebbe monitorare con attenzione il caso, dato che la concessione di libertà a ex terroristi è sempre stata un tema controverso.

La decisione del governo vasco non solo riguarda Txeroki, ma anche il contesto più ampio della lotta contro il terrorismo. L'ETA, che ha commesso centinaia di atti di violenza tra gli anni 1968 e 2011, ha visto il suo esercizio di potere interrotto da un processo di demilitarizzazione e negoziazione che ha portato alla firma del Patto di pace nel 2010. Sebbene il gruppo non esisterebbe più in forma clandestina, il ricordo delle sue azioni continue a influenzare le politiche di sicurezza e le relazioni internazionali. La concessione di libertà condizionata a ex membri potrebbe essere vista come un atto di giustizia restaurativa, ma anche come un'opportunità per il Paese Basco di dimostrare il suo impegno a costruire una società senza violenza. Tuttavia, il dibattito non si ferma qui: molti ritengono che la giustizia debba rimanere ferma, mentre altri sottolineano che la prigione non è sempre la soluzione migliore. Il caso di Txeroki, quindi, rappresenta un punto di rottura nel processo di riconciliazione, che continuerà a suscitare discussioni per anni.

Fonte: El País Articolo originale

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