Tunisia: Ghannouchi, 20 anni di carcere per complotto contro la sicurezza dello Stato
La Corte d'appello di Tunisi ha emesso un verdetto decisivo nel caso del "complotto 2", aumentando la pena di prigione per Rached Ghannouchi, leader del movimento islamista Ennahda, da quattordici a venti anni.
La Corte d'appello di Tunisi ha emesso un verdetto decisivo nel caso del "complotto 2", aumentando la pena di prigione per Rached Ghannouchi, leader del movimento islamista Ennahda, da quattordici a venti anni. L'uomo, che ha svolto un ruolo centrale nella politica tunisena sin dagli anni Novanta, è stato condannato per "complotto contro la sicurezza intérieure dello Stato" e per la formazione di un'organizzazione legata a crimini terroristi. La sentenza, resa pubblica martedì 3 febbraio, è stata comunicata dal suo avvocato, Samir Dilou, che ha precisato che la pena è stata aggravata in seguito all'analisi del caso da parte della corte d'appello. Ghannouchi, 84 anni, era già stato condannato in primo grado a quattordici anni, e la somma delle sanzioni in atto supera i quaranta anni. Questa decisione ha suscitato preoccupazione tra i difensori dei diritti umani, che temono un ulteriore consolidamento del potere del presidente Kaïs Saied, al centro di una serie di accuse di abuso di autorità. L'affare, che coinvolge numerose figure politiche, rappresenta un caso emblematico della politica repressiva attuata dal governo tunisino negli ultimi anni.
La sentenza di venti anni per Ghannouchi è parte di un processo che vede coinvolte decine di persone, tra cui ex ministri, esponenti dell'opposizione e membri dell'Ennahda. Tra i condannati figurano Nadia Akacha, ex capo di gabinetto del presidente Saied, e Youssef Chahed, ex premier, entrambi in fuga all'estero. La corte ha anche alzato la pena di Kamel Bedoui, un ex militare, da quattordici a venti anni. Per quanto riguarda Ghannouchi e altri dirigenti dell'Ennahda, come il suo gendre Rafik Abdessalem, si accusa la creazione di un "apparato sicurezza segreto" al servizio del partito islamista. La difesa di Ghannouchi ha rifiutato di appellarsi, sostenendo che il processo è stato marcato da un mancato rispetto della giustizia e da accuse costruite ad hoc. Questi elementi hanno alimentato le critiche internazionali, che vedono nel caso un esempio di repressione politica e limitazione delle libertà fondamentali in Tunisia. L'affaire, noto come "complotto 2", è il seguito di un primo processo che vide condanne a penas comprese tra cinque e quarantacinque anni per 34 oppositori, tra cui figure di primo piano.
Il contesto politico tunisino ha visto un drastico cambiamento dopo la presa di potere del presidente Kaïs Saied nel luglio 2021, quando ha concentrato in sé i poteri esecutivi, legislativi e giudiziari. Prima di allora, l'Ennahda, nata dopo la rivoluzione del 2011, era il principale partito di opposizione, ma la crisi politica e le tensioni interne hanno portato a una situazione di instabilità. Saied, che aveva guidato il governo per anni, ha deciso di sciogliere il Parlamento e di ridurre i poteri dei partiti, creando un clima di tensione. La repressione degli oppositori ha visto un aumento dei processi e delle condanne, con centinaia di persone accusate di attività politiche illegali. I difensori dei diritti umani e gli osservatori internazionali hanno denunciato una regressione nei diritti e una scarsa indipendenza del sistema giudiziario. Questo contesto ha reso il caso di Ghannouchi un simbolo di un sistema politico che sembra privilegiare la repressione rispetto alla democrazia.
L'analisi della sentenza di Ghannouchi rivela le conseguenze di un sistema giudiziario sottoposto a pressioni politiche. Le accuse di "complotto contro la sicurezza intérieure" e di "organizzazione terroristica" sono state utilizzate per marginalizzare i partiti di opposizione e ridurre la pluralità politica. La sentenza, che cumula diverse condanne, indica una strategia di sfruttamento delle leggi per limitare la libertà di azione dei concorrenti. Questo scenario ha creato un clima di paura tra i cittadini e ha danneggiato la credibilità del sistema giudiziario. Le organizzazioni internazionali, come l'Unione Europea e il Consiglio d'Europa, hanno espresso preoccupazione per la situazione in Tunisia, sottolineando l'importanza di garantire i diritti fondamentali. La repressione ha anche portato a una crisi di fiducia nei confronti delle istituzioni, con conseguenze negative sullo sviluppo economico e sociale del paese.
La chiusura del caso di Ghannouchi segna un momento cruciale per la politica tunisena, ma lascia aperte molte questioni. Le condanne, pur definitive per alcuni, potrebbero essere contestate in appello, sebbene la difesa abbia rifiutato di agire. La situazione rimane delicata, con il rischio che il governo continui a usare il sistema giudiziario per controllare l'opposizione. Per il futuro, sarà fondamentale monitorare le mosse del presidente Saied e la reazione delle forze politiche e internazionali. Il caso di Ghannouchi rappresenta un esempio di come la repressione possa influenzare il tessuto democratico di un paese, con implicazioni a lungo termine per la stabilità e la pace sociale. La comunità internazionale continuerà a osservare con attenzione i passi successivi, sperando in un ripristino del rispetto delle libertà e della giustizia.
Fonte: Le Monde Articolo originale
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