11 mar 2026

Trump rilancia guerra USA senza approvazione Congresso o consenso popolare

Trump e Israele hanno lanciato un attacco senza approvazione del Congresso, suscitando tensioni e critiche per un'intervento senza consultazione. L'azione ha riacceso le tensioni regionali e alimentato dibattiti su strategia e legittimità dell'intervento.

28 febbraio 2026 | 17:58 | 6 min di lettura
Trump rilancia guerra USA senza approvazione Congresso o consenso popolare
Foto: El País

Washington si è svegliata in un clima di tensione dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha lanciato un attacco congiunto con Israele contro l'Iran, con l'obiettivo di forzare un "cambiamento di regime" e riconsegnare il paese a una guerra a cui non ha ottenuto, né ha cercato, il permesso del Congresso. L'azione, avvenuta in un momento in cui la maggior parte dei congressisti e senatori dormiva, ha suscitato reazioni immediate da parte di alcuni membri del Congresso, tra cui il rappresentante Thomas Massie, un repubblicano contrariato, e il senatore Tim Kaine, democratico. L'attacco, definito ufficialmente come "Operazione Furia Épica", ha riacceso le tensioni in una regione già instabile, alimentando preoccupazioni su una escalation di conflitti. La decisione di Trump, che si è svolta senza consultare il Congresso né la popolazione, ha suscitato critiche da parte di diversi esponenti politici, tra cui il senatore Rubén Gallego, veterano di guerra in Iraq, che ha espresso solidarietà al movimento democratico iraniano. L'operazione ha riacceso i dibattiti su come il presidente abbia mantenuto la promessa fatta durante la campagna elettorale di non intraprendere azioni belliche esterne, un impegno che sembra essere stato abbandonato con la creazione della "Junta della Pace", un'istituzione teorica volta a risolvere conflitti, ma che in realtà ha dato il via a nuove tensioni.

L'attacco ha colpito tre installazioni chiave del programma nucleare iraniano, tra cui impianti di arricchimento e depositi di uranio, un'azione che ha suscitato reazioni immediatamente da parte di leader politici e analisti. Il rappresentante Thomas Massie, uno dei pochi membri del Congresso che avevano chiesto una votazione per vietare attacchi senza approvazione parlamentare, ha condannato l'operazione in modo esplicito, definendola "peligrosa, inutile e stupida". Il senatore Tim Kaine ha invitato i senatori a riunirsi urgentemente per votare una proposta di legge che mirava a limitare l'uso della forza militare da parte degli Stati Uniti, mentre il senatore Rubén Gallego ha sottolineato che è possibile supportare il movimento democratico iraniano senza inviare truppe a morire. Al contrario, il congresista Lindsey Graham, un sostenitore di Trump, ha espresso sostegno per l'operazione, definendola "bene pianificata" e "necessaria" per "liberare" l'Iran da un regime accusato di violenze. Queste reazioni hanno evidenziato una divisione tra i partiti e tra i membri della stessa coalizione, con alcuni che vedono l'attacco come un atto di guerra necessario, mentre altri lo considerano un errore strategico.

Il contesto politico e internazionale di questa decisione si colloca in un momento di crescente instabilità in Medio Oriente, dove l'Iran è stato da tempo accusato di sostenere movimenti estremisti e di minacciare la sicurezza degli Stati Uniti. Durante la sua campagna elettorale, Trump aveva promesso di ridurre le "aventure belliche" estere, ma la sua seconda amministrazione sembra contraddire questa promessa. L'attacco a Teheran, avvenuto pochi mesi dopo che il presidente aveva sostenuto un piano di pace con l'Iran, ha riacceso le tensioni in una regione già fragile. L'Iran, da parte sua, ha reagito con dichiarazioni di protesta, accusando gli Stati Uniti di violare il diritto internazionale e di mettere a rischio la stabilità regionale. L'operazione ha anche suscitato preoccupazioni tra gli alleati di Washington, tra cui Israele, che ha visto nell'attacco un'azione di sostegno a una strategia regionale. Tuttavia, il presidente non ha fornito spiegazioni dettagliate al Congresso né alla popolazione, limitandosi a un discorso di 147 minuti durante il "State of the Union", in cui ha dedicato solo tre minuti al tema iraniano. Questo ha alimentato critiche da parte di analisti come Fareed Zakaria, che ha sottolineato l'assenza di un chiaro obiettivo strategico per l'operazione.

L'impatto di questa decisione potrebbe essere profondo, non solo per gli Stati Uniti ma anche per l'intera regione. L'attacco ha rischiato di scatenare una guerra su vasta scala, con conseguenze economiche, umanitarie e geopolitiche. L'Iran, che ha già subìto attacchi precedenti, potrebbe rispondere con azioni simmetriche, aumentando il rischio di un conflitto globale. Inoltre, la mancanza di approvazione parlamentare ha reso l'azione più controversa, con il rischio di un'escalation politica interna negli Stati Uniti. L'operazione ha anche riacceso il dibattito su come il presidente abbia abbandonato la promessa fatta durante la campagna elettorale, un impegno che sembra essere stato dimenticato. Il contrasto tra la retorica di Trump, che ha parlato di "libertà" per il popolo iraniano, e la realtà di un attacco militare ha messo in luce le contraddizioni del suo approccio politico. Allo stesso tempo, la creazione della "Junta della Pace" ha suscitato dubbi sulle intenzioni di Washington, dato che l'istituzione sembra essere stata usata come pretesto per un'azione bellica. Questi elementi hanno reso l'operazione non solo un atto di guerra, ma anche un test per la leadership di Trump in un momento di grande tensione.

La prospettiva futura di questa situazione rimane incerta. L'Iran potrebbe rispondere con azioni militari, aumentando il rischio di una guerra regionale, mentre gli Stati Uniti potrebbero dover affrontare critiche interne e internazionali per la mancanza di trasparenza e di consultazione. Il Congresso, che ha espresso preoccupazioni, potrebbe cercare di limitare i poteri esecutivi del presidente, ma la divisione tra i partiti e la mancanza di un accordo comune potrebbero ostacolare qualsiasi azione. Inoltre, la comunità internazionale potrebbe esprimere preoccupazioni per l'escalation di tensioni, con l'ONU e altri organismi che potrebbero chiedere un cessate il fuoco. La decisione di Trump potrebbe anche influenzare le relazioni con gli alleati, in particolare con Israele, che ha visto nell'operazione un sostegno strategico. Tuttavia, la mancanza di un piano chiaro e la reazione del pubblico, che ha espresso preoccupazione per l'escalation, potrebbero portare a un clima di incertezza. In questo contesto, il futuro della politica estera americana e della stabilità in Medio Oriente dipende da come la situazione si evolverà nei prossimi mesi.

Fonte: El País Articolo originale

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