11 mar 2026

Trump raccoglie il primo Consiglio della pace e annuncia 10 miliardi di dollari

Il Consiglio della pace di Trump ha riunito 44 nazioni, tra cui l'UE, per discutere la ricostruzione di Gaza e una forza di stabilizzazione internazionale, con contributi finanziari da Paesi del Golfo e Usa. L'istituzione, volta a superare l'efficienza delle Nazioni Unite, si propone di gestire conflitti globali, ma affronta critiche per la sua dipendenza Usa e la sua autonomia.

19 febbraio 2026 | 21:09 | 5 min di lettura
Trump raccoglie il primo Consiglio della pace e annuncia 10 miliardi di dollari
Foto: Le Monde

Il 19 febbraio scorso, a Washington, si è tenuta la prima riunione del Consiglio della pace di Donald Trump, un'istituzione creata inizialmente per supportare la ricostruzione della Striscia di Gaza ma destinata a una missione più ampia, quella di risolvere conflitti a livello globale. La riunione, che si svolge in un istituto per la pace rinnominato in onore del presidente Usa, ha visto la partecipazione di quarantaquattro nazioni, tra cui l'Unione europea come osservatore, e ha posto al centro la discussione sulla ricostruzione e la stabilizzazione della Striscia di Gaza, insieme a temi come la creazione di una forza di stabilizzazione internazionale (ISF) e l'organizzazione di un corpo di polizia. Tra i partecipanti, il palestinese Ali Chaath, nominato responsabile dell'amministrazione provvisoria di Gaza, ha sottolineato l'importanza di un accordo internazionale per garantire la sicurezza e la ripresa del territorio. L'incontro ha segnato l'inizio di un'azione geopolitica ambiziosa, che mira a rafforzare la presenza Usa nel Medio Oriente attraverso un'alleanza di nazioni interessate a sostenere la stabilità regionale.

La riunione ha visto l'impegno di nazioni diverse, tra cui l'Indonesia, che ha annunciato la disponibilità a fornire 8.000 soldati per la forza di stabilizzazione, e il Marocco, il Kazakhstan, il Kosovo e l'Albania, che hanno già aderito al progetto. Il generale americano Jasper Jeffers, che ha guidato la discussione, ha precisato che la forza ISF potrebbe raggiungere un totale di 20.000 uomini, con il comando rimasto in mano agli Stati Uniti. Inoltre, l'Egitto e la Giordania si sono impegnati a formare un corpo di polizia locale, con l'obiettivo di ridurre la violenza e garantire la sicurezza civile. L'Indonesia, che rappresenta un paese musulmano, ha sottolineato il ruolo simbolico della sua partecipazione, in un contesto in cui la cooperazione tra nazioni di diversi blocchi politici e religiosi è cruciale per il successo della missione. Trump, presidente del Consiglio della pace, ha ribadito l'importanza del contributo finanziario dei Paesi del Golfo, che hanno promesso oltre 7 miliardi di dollari (5,9 miliardi di euro) per la ricostruzione di Gaza, e ha annunciato un contributo Usa di 10 miliardi di dollari (8,5 miliardi di euro) per sostenere l'organismo.

L'idea del Consiglio della pace nasce da un'idea di Trump, ispirata alla sua volontà di dare una risposta alternativa alle istituzioni internazionali come le Nazioni Unite, che il presidente Usa ha definito inefficienti. L'organismo, creato inizialmente per la ricostruzione di Gaza, ha esteso la sua missione a conflitti in altre regioni, con l'obiettivo di garantire una pace duratura in aree minacciate da guerre o tensioni. Trump ha dichiarato che il Consiglio della pace potrebbe "monitorare" l'ONU e "assicurare che funzioni correttamente", un'affermazione che ha suscitato polemiche, visto che l'ONU è considerata un'istituzione chiave per la governance globale. Gli Stati membri del Consiglio devono versare un milione di dollari (850 milioni di euro) per aderire, un costo che potrebbe rappresentare un ostacolo per alcuni Paesi, ma che Trump ha giustificato come necessario per la sua missione di pace. La partecipazione di nazioni che non sono tradizionalmente alleate degli Stati Uniti, come l'Indonesia o il Marocco, ha rafforzato l'idea di un'alleanza multilaterale, ma ha anche suscitato critiche da parte di Paesi come la Francia, che ha rifiutato di partecipare al Consiglio come membro fondatore.

L'impatto di questa iniziativa è significativo, non solo per la sua portata geografica ma anche per la sua influenza sulle relazioni internazionali. Il Consig nad della pace potrebbe diventare un'alternativa alle Nazioni Unite, ma la sua efficacia dipende da una serie di fattori, tra cui la collaborazione tra nazioni, la gestione delle risorse finanziarie e la capacità di mantenere la neutralità in un contesto politico complesso. La partecipazione dell'Unione europea, che ha mandato una commissaria per discutere solo del piano di pace e della ricostruzione di Gaza, segna un tentativo di equilibrio tra la volontà di intervento americano e la preoccupazione per la coerenza con i valori europei. Tuttavia, la mancata partecipazione di Paesi chiave come la Francia e la Germania, che hanno scelto di rimanere osservatori o di astenersi, mette in luce le divisioni tra gli Stati membri e le sfide nella costruzione di un'alleanza internazionale. Inoltre, la dipendenza del Consiglio dalla leadership americana, che può invitare o revocare la partecipazione di Paesi, solleva questioni sulla sua autonomia e sull'effettiva capacità di operare in modo indipendente.

La prossima fase del progetto si svolgerà nei mesi a venire, con l'obiettivo di mettere in atto i piani di ricostruzione e stabilizzazione di Gaza, ma anche di estendere la missione del Consiglio a altre regioni in conflitto. La sfida principale sarà quella di garantire la collaborazione tra Paesi con interessi diversi, evitando che il progetto diventi un'operazione politica piuttosto che un'iniziativa realmente orientata alla pace. Il ruolo del Consiglio nella gestione delle risorse finanziarie, che include contributi da Paesi del Golfo e da Usa, sarà cruciale per il successo dell'iniziativa. Inoltre, la partecipazione di nazioni come l'Indonesia e il Marocco potrebbe aprire nuovi canali di cooperazione tra Paesi non tradizionalmente alleati, ma anche generare tensioni se i loro obiettivi non saranno allineati. La Commissione europea, che ha espresso preoccupazione per la partecipazione di una sua rappresentante alla riunione, ha ribadito la sua posizione di non essere legata al Consiglio della pace, ma il dibattito su come l'Europa possa contribuire alla pace in Medio Oriente rimane aperto. L'impatto di questa iniziativa sulle relazioni internazionali e sulla capacità di risolvere conflitti continuerà a essere monitorato da esperti e governi, con la speranza che il Consiglio della pace possa diventare un'alternativa concreta alla diplomazia tradizionale.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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