Trump punta a interrompere petrolio a Cuba mentre Usa mirano governo
L'ultima mossa del governo degli Stati Uniti, annunciata il 13 gennaio dal presidente Donald Trump, ha rappresentato un ulteriore colpo al sistema economico cubano, che già soffre di gravi carenze energetiche.
L'ultima mossa del governo degli Stati Uniti, annunciata il 13 gennaio dal presidente Donald Trump, ha rappresentato un ulteriore colpo al sistema economico cubano, che già soffre di gravi carenze energetiche. L'obiettivo dichiarato dal presidente, in un discorso a Washington, era di dichiarare un "emergenza nazionale" per contrastare una presunta minaccia da parte di Cuba, che sarebbe stata in grado di ospitare spie russe e di accogliere gruppi terroristi come Hamas e Hezbollah. Questa decisione ha avuto come conseguenza diretta l'interruzione delle forniture di petrolio a Cuba, un settore vitale per il funzionamento dell'economia dell'isola. Il provvedimento, accompagnato da minacce di nuovi dazi su paesi che continuano a esportare combustibili a Cuba, ha scatenato preoccupazioni internazionali, soprattutto nei confronti della popolazione cubana, che rischia di affrontare un drammatico peggioramento delle condizioni di vita. L'annuncio ha colpito in particolare il Messico, l'unico paese al mondo che aveva mantenuto un'importante fornitura di petrolio a Cuba, in cambio di servizi medici offerti da medici cubani. La decisione americana ha reso più urgente la questione di come Cuba possa trovare alternative per evitare una crisi energetica che potrebbe aggravare ulteriormente la situazione già fragile del Paese.
La mossa del presidente Trump si inserisce in un contesto di tensioni geopolitiche che hanno caratterizzato le relazioni tra gli Stati Uniti e Cuba per decenni. L'embargo economico, imposto nel 1960 e rafforzato in diversi momenti da amministrazioni repubblicane, ha avuto come obiettivo di isolare il regime cubano, che negli anni ha visto le sue risorse economiche ridotte a causa delle sanzioni. Il provvedimento del 2020, tuttavia, rappresenta una escalation significativa, soprattutto a causa della dipendenza cubana dal Venezuela, il principale fornitore di combustibili. Dopo l'attacco del 3 gennaio al presidente venezuelano Nicolás Maduro, che ha portato all'arresto del leader, gli Stati Uniti hanno interrotto le forniture di petrolio a Cuba, un colpo che ha aggravato un problema già esistente. L'interdizione delle forniture ha reso indispensabile trovare alternative, ma il contesto internazionale non sembra offrire soluzioni immediate. Il Messico, che aveva fornito petrolio a Cuba in cambio di servizi medici, ha interrotto le consegne a gennaio, un fatto che ha alimentato le preoccupazioni di Washington. La decisione di Trump ha trasformato questa pressione implicita in una politica ufficiale, aumentando la tensione con i paesi che si vedono coinvolti in una situazione che potrebbe avere conseguenze umanitarie devastanti.
L'embargo, che ha radici negli anni Sessanta, è stato un elemento centrale delle politiche estere degli Stati Uniti verso Cuba. Negli anni, le sanzioni si sono aggravate, con restrizioni sull'accesso ai mercati e penalizzazioni per aziende che operavano con l'isola. Il governo cubano, però, ha sempre sostenuto che queste misure non abbiano portato a una caduta del regime, ma anzi abbiano indebolito l'economia del Paese. La crisi attuale, che vede Cuba affrontare black-out di massa, un collasso dell'industria turistica e una riduzione della popolazione, rappresenta il momento più critico della sua storia post-1959. Le sanzioni, seppur rafforzate, non hanno prodotto il cambiamento di regime che gli Stati Uniti avevano sperato, ma hanno contribuito a un'escalation di sofferenze. L'ultimo provvedimento, però, sembra essere una mossa strategica volta a limitare ulteriormente le risorse di Cuba, un'azione che potrebbe avvicinare il Paese a un punto di non ritorno. La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che Cuba non ha alternative immediate per coprire il deficit energetico, un problema che potrebbe portare a un collasso economico e a una crisi umanitaria senza precedenti.
L'impatto delle decisioni americane sulle popolazioni civili cubane è un tema che ha suscitato reazioni forti da parte di leader e esperti. La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha espresso preoccupazione per le conseguenze di un eventuale aumento dei dazi, sottolineando che la mancanza di combustibili potrebbe mettere a rischio ospedali, alimentari e servizi essenziali. Ha riconosciuto che il Messico, pur essendo un alleato di Washington, non ha potuto continuare a fornire petrolio a Cuba a causa della pressione americana. La sua posizione, però, è stata chiara: il sostegno umanitario deve essere garantito attraverso il rispetto delle leggi internazionali e non attraverso sanzioni che possono danneggiare la popolazione civile. L'opinione di Sheinbaum ha trovato eco in altri esponenti, tra cui esperti che hanno avvertito che il colpo al sistema energetico cubano potrebbe essere devastante. La crisi, infatti, non è solo un problema economico, ma un'emergenza che riguarda la sopravvivenza di migliaia di cubani. Il presidente cubano, Bruno Rodríguez, ha definito l'azione americana come un "genocidio economico", un termine che ha sottolineato l'idea che le sanzioni non solo non stanno portando a una caduta del regime, ma stanno aggravando una situazione già estremamente critica.
Le conseguenze delle politiche degli Stati Uniti verso Cuba si estendono ben al di là del solo settore energetico, coinvolgendo l'economia, la società e la politica internazionale. La crisi energetica, che si è aggravata a causa dell'interdizione delle forniture venezuelane e del cessare delle consegne messicane, ha reso indispensabile trovare alternative, ma il contesto globale non sembra offrire soluzioni immediabili. L'analisi di esperti come Laritza Diversent, direttrice di Cubalex, ha sottolineato che il provvedimento di Trump non è il più severo mai adottato, ma potrebbe essere il più dannoso. La dipendenza cubana dal petrolio, infatti, rende l'isola particolarmente vulnerabile a qualsiasi interruzione delle forniture. La mancanza di risorse finanziarie e di credito internazionale rende impossibile coprire il deficit energetico, un problema che potrebbe portare a un collasso economico. Il quadro complessivo suggerisce che le sanzioni non solo non stanno portando al collasso del regime cubano, ma stanno contribuendo a una crisi che potrebbe diventare insostenibile. L'impatto umanitario, quindi, potrebbe essere una conseguenza inevitabile di una politica estera che, pur mirando a un obiettivo strategico, rischia di far soffrire una popolazione civile già in difficoltà.
Fonte: The New York Times Articolo originale
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