11 mar 2026

Trump mira a Greenland, il leader danese incerto sull'alleato Usa

La tensione tra Danimarca e Usa si acutizza per il dibattito su un possibile controllo americano della Groenlandia, con Frederiksen a difendere la sovranità danese. L'Europa esprime preoccupazioni per la stabilità dell'alleanza transatlantica, temendo un indebolimento della difesa continentale.

28 gennaio 2026 | 00:03 | 5 min di lettura
Trump mira a Greenland, il leader danese incerto sull'alleato Usa
Foto: The New York Times

La tensione tra il governo danese e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha raggiunto un nuovo livello di intensità, con il primo ministro Mette Frederiksen che ha espresso preoccupazioni significative sulla stabilità dell'alleanza transatlantica. In un incontro pubblico a Berlino, Frederiksen ha sottolineato il rischio di una distanza crescente tra l'Europa e gli Stati Uniti, a causa delle posizioni contrapposte del presidente americano riguardo al futuro della Groenlandia, territorio danese in dispute. La leader danese ha riconosciuto l'incertezza sul futuro delle relazioni transatlantiche, ma ha espresso speranza nel mantenimento dell'alleanza NATO, pur riconoscendo le sfide derivanti da una politica estera americana in continua evoluzione. L'evento, organizzato presso l'ambasciata danese a Berlino, ha visto partecipare rappresentanti di diversi paesi nordici, tra cui la Svezia e la Finlandia, che hanno espresso preoccupazioni simili per la stabilità della sicurezza europea. Frederiksen ha sottolineato come la situazione in Groenlandia non sia solo un tema locale, ma un riflesso di una profonda trasformazione del sistema internazionale, con implicazioni per l'intero continente europeo.

L'insostenibile dibattito tra Washington e Copenaghen si è intensificato negli ultimi mesi, con Trump che ha sostenuto l'idea di un possesso americano della Groenlandia, un'ipotesi che ha suscitato preoccupazioni in tutta l'Unione Europea. Frederiksen ha espresso sconcerto per le dichiarazioni del presidente, che ha oscillato tra l'idea di un accordo formale con il segretario generale della NATO, Mark Rutte, e l'annuncio di un piano di azione militare. La leader danese ha ritenuto che tali posizioni mostrino un abbandono del "vecchio ordine mondiale", in cui gli Stati Uniti erano considerati un alleato permanente per l'Europa. Durante l'incontro a Berlino, Frederiksen ha ribadito che la Groenlandia è un territorio che appartiene alla Danimarca e che ogni discussione sul suo futuro deve rispettare i diritti dei suoi abitanti. Ha anche sottolineato come la questione non riguardi solo la sovranità danese, ma rappresenti un simbolo della sfida a un'alleanza transatlantica che sembra essere in crisi. La leader ha quindi chiesto agli europei di agire in modo più autonomo, aumentando le spese militari e riducendo la dipendenza dagli Stati Uniti, un passo che molti esperti considerano estremamente ambizioso.

Il contesto storico della situazione in Groenlandia è radicato in un accordo del 1951 tra la Danimarca e gli Stati Uniti, che permetteva agli americani di utilizzare il territorio per scopi militari. Questo accordo, però, ha suscitato dibattiti interni nel governo danese, con alcune voci che chiedono una revisione o un'uscita totale da tali impegni. La Groenlandia, infatti, è un'area strategica per le risorse minerarie e per la difesa marittima, soprattutto nel contesto dell'espansione delle attività russe e cinesi nel Polo Nord. La tensione tra Washington e Copenaghen si è accentuata quando Trump ha avanzato l'idea di un possesso americano della regione, una mossa che ha suscitato reazioni forti da parte di molti alleati europei. In particolare, la Germania e la Francia hanno espresso preoccupazione per l'impatto sulla sicurezza continentale, temendo che un accordo tra Washington e Copenaghen possa indebolire la posizione dell'Unione Europea in materia di difesa. La questione ha anche messo in luce le divisioni interne all'Europa, con alcuni paesi che preferirebbero concentrarsi sul sostegno alla Ucraina piuttosto che sull'affrontare le richieste americane.

Le conseguenze di questa situazione potrebbero essere profonde per l'alleanza NATO e per la politica estera europea. Frederiksen ha ribadito che la Groenlandia non è un'area da mettere in discussione, ma un territorio che deve essere protetto da un accordo comune tra l'Europa e gli Stati Uniti. Tuttavia, il suo appello per un aumento delle spese militari e per una maggiore autonomia europea ha suscitato dibattiti tra gli esperti, che considerano un simile obiettivo estremamente ambizioso. In particolare, molti osservatori rilevano che il piano di arrivo al 2030 per la completa indipendenza militare europea non è realizzabile nei tempi previsti, soprattutto considerando le limitazioni economiche e politiche dei paesi membri. Allo stesso tempo, la posizione di Frederiksen ha trovato sostegno in alcuni settori dell'opinione pubblica europea, che vedono nella riduzione della dipendenza dagli Stati Uniti un passo necessario per la sicurezza futura del continente. La questione della Groenlandia, però, rimane un simbolo di una profonda divisione tra le priorità degli alleati, con alcuni che preferiscono concentrarsi sul sostegno alla Ucraina e altri che vedono nella sovranità europea un'arma per il potere politico.

La situazione sembra essere destinata a evolversi nei prossimi mesi, con il governo danese che cerca di mantenere una posizione equilibrata tra le esigenze degli Stati Uniti e le richieste dei propri alleati europei. Frederiksen ha ribadito il suo impegno a difendere i diritti della Groenlandia, ma ha anche riconosciuto che il dibattito sul futuro del territorio è un riflesso di una più ampia crisi delle relazioni transatlantiche. In un incontro a Berlino, ha sottolineato come l'Europa debba agire con determinazione per proteggere i propri interessi, senza però mettere in pericolo la stabilità della NATO. La questione della Groenlandia, però, rimane un tema sensibile, con l'opinione pubblica che esprime preoccupazione per un possibile abbandono della sovranità danese. La leadership europea, quindi, dovrà trovare un equilibrio tra il rispetto della sovranità nazionale e la collaborazione con gli Stati Uniti, un compito non facile in un momento di incertezza globale. La prossima fase del dibattito, che potrebbe vedere l'arrivo di nuove proposte da parte di Washington e di risposte da parte dell'Unione Europea, potrebbe definire il destino non solo della Groenlandia, ma anche dell'intero sistema di sicurezza transatlantico.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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