11 mar 2026

Trump considera una risposta limitata contro l'Iran senza accordo Usa

Donald Trump ha dichiarato di considerare una potenziale azione militare limitata contro l'Iran in caso di mancato accordo tra Washington e Téhéran, in un'interazione avvenuta durante un evento a Washington il 20 febbraio.

20 febbraio 2026 | 18:45 | 5 min di lettura
Trump considera una risposta limitata contro l'Iran senza accordo Usa
Foto: Le Monde

Donald Trump ha dichiarato di considerare una potenziale azione militare limitata contro l'Iran in caso di mancato accordo tra Washington e Téhéran, in un'interazione avvenuta durante un evento a Washington il 20 febbraio. Il presidente degli Stati Uniti, interrogato da un giornalista presente in un'aula riservata, ha risposto brevemente ma chiaramente a una domanda sul tema. La frase "Tout ce que je peux dire... c'est que je l'envisage" ha suscitato preoccupazione e attenzione internazionale, poiché indica una volontà di utilizzare la forza in caso di fallimento delle trattative. L'Iran, intenzionato a ridurre le sanzioni che limitano la sua economia, ha espresso un desiderio di un accordo "rapido" con gli Stati Uniti, nonostante i contrasti sul programma nucleare. Queste dichiarazioni si inseriscono in un contesto di tensione crescente tra i due Paesi, con gli ultimi scontri avvenuti a inizio febbraio e il rischio di un conflitto più ampio. La posizione di Trump, che ha dato un termine di dieci a quindici giorni per decidere se proseguire le negoziazioni o ricorrere alla forza, ha ulteriormente acceso le preoccupazioni.

Il dibattito tra Washington e Téhéran si svolge in un clima di estrema incertezza, con entrambi i lati che alternano minacce e tentativi di dialogo. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghtchi, ha sottolineato che non esiste un "ultimatum" da parte degli Stati Uniti, ma un desiderio di accelerare il processo di negoziazione. Secondo il diplomatico, un accordo rapido è un interesse condiviso, anche se l'Iran ha espresso preoccupazione per le condizioni imposte dagli americani, in particolare riguardo all'interdizione totale dell'enrichimento dell'uranio. Araghtchi ha precisato che gli Stati Uniti non hanno chiesto "zero" di tale attività, un elemento cruciale per il dibattito. Tuttavia, il presidente Trump ha ripetuto più volte la sua richiesta di un blocco totale del programma nucleare iraniano, un tema che rimane al centro delle tensioni. L'Iran, inoltre, ha ribadito la sua volontà di un accordo che non comprometta la sua sovranità, un aspetto che potrebbe ostacolare le negoziazioni.

La crisi tra Washington e Té, che ha visto un tentativo di riconciliazione nel mese di febbraio, rappresenta una delle fasi più critiche del rapporto storico tra i due Paesi. Dopo la "guerra di dodici giorni" del giugno 2025, gli Stati Uniti hanno ripreso le trattative, cercando di risolvere le dispute sul programma nucleare iraniano e le sanzioni economiche. Tuttavia, le divergenze sono profonde: gli americani chiedono un controllo totale sulle attività nucleari, mentre l'Iran sostiene il diritto di sviluppare tecnologie nucleari per scopi pacifici. La posizione di Trump, che ha incluso una minaccia di azione militare, ha messo in evidenza la volontà di utilizzare la forza come ultima risorsa. L'Iran, da parte sua, ha cercato di mantenere un atteggiamento diplomatico, ma ha espresso preoccupazione per l'atteggiamento di Washington, che sembra non essere disposto a fare concessioni. L'escalation militare, con gli Stati Uniti che hanno aumentato la presenza navale e aerea nella regione, ha ulteriormente complicato il quadro.

Le implicazioni di questa situazione sono estremamente serie, non solo per gli Stati Uniti e l'Iran, ma per l'intero Medio Oriente. Una potenziale azione militare da parte degli Stati Uniti potrebbe scatenare un conflitto su larga scala, con rischi per la stabilità regionale e per la sicurezza globale. Inoltre, un fallimento delle trattative potrebbe portare a un aumento delle tensioni e a una crisi internazionale, con l'Onu e gli altri Paesi che potrebbero essere coinvolti. La posizione di Trump, che sembra non accettare alcuna concessione, ha reso più difficile il raggiungimento di un accordo, a meno che non venga trovato un compromesso significativo. L'Iran, da parte sua, ha cercato di bilanciare la sua richiesta di un accordo rapido con la necessità di proteggere i propri interessi nazionali. Tuttavia, la mancanza di un dialogo costruttivo potrebbe portare a un impasse, con conseguenze devastanti per la regione.

Le prospettive future dipendono da quanto gli Stati Uniti e l'Iran saranno disposti a sacrificare i propri interessi per raggiungere un accordo. La volontà di Trump di utilizzare la forza ha messo sotto pressione le trattative, ma l'Iran non sembra disposto a cedere. Tuttavia, la diplomazia rimane un'opzione, anche se le condizioni per un accordo sono estremamente complesse. L'eventuale successo delle negoziazioni potrebbe portare a un sollievo per l'Iran e a una riduzione delle tensioni, ma il rischio di un conflitto resta elevato. La comunità internazionale, tra cui l'Unione Europea e l'Onu, potrebbe essere chiamata a intervenire per mediare, ma le sue capacità di influenzare il processo sono limitate. La situazione rappresenta un momento cruciale per la politica estera degli Stati Uniti e per la stabilità globale, con conseguenze che potrebbero estendersi ben al di là del Medio Oriente.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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