11 mar 2026

Trump chiede perché Téhéran non abbia ancora ceduto dopo il dispiegamento militare Usa, secondo Witkoff

Trump esprime preoccupazione per l'incapacità dell'Iran di raggiungere un accordo sul nucleare nonostante la pressione americana. L'Iran, pur interessato a un'intesa, rifiuta compromessi, complicando le trattative per un equilibrio tra sicurezza e diritti sovrani.

22 febbraio 2026 | 12:14 | 4 min di lettura
Trump chiede perché Téhéran non abbia ancora ceduto dopo il dispiegamento militare Usa, secondo Witkoff
Foto: Le Monde

Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, ha espresso preoccupazione per la posizione dell'Iran nei confronti del piano di negoziazione volto a limitare il programma nucleare del Paese, sottolineando come Washington abbia già deploys un significativo impegno militare per spingere Teheran a un accordo. L'emissario americano, Steve Witkoff, ha riferito al pubblico di Fox News che il presidente si domanda perché l'Iran non abbia "capitulato" di fronte alla pressione esercitata attraverso la presenza di due porta-avioni e l'impegno diplomatico, incluso un round di colloqui indiretti a Ginevra mediatizzati da Oman. Witkoff ha sottolineato che il presidente è "sconcertato" dalla decisione dell'Iran di non accettare un accordo, nonostante le minacce di conseguenze gravi in caso di mancato risultato. L'emissario ha aggiunto che la pressione esercitata dagli Stati Uniti non ha prodotto il risultato sperato, anche se il presidente ha riconosciuto che è difficile convincere l'Iran a procedere in quel senso. Questi colloqui, avvenuti il mese scorso, rappresentano un ulteriore tentativo di trovare un equilibrio tra le esigenze di sicurezza degli Stati Uniti e le richieste dell'Iran di sostenere il proprio programma nucleare.

L'Iran, da parte sua, ha espresso un interesse per un accordo rapido, come dichiarato dal ministro degli Esteri Abbas Araghtchi, che ha sottolineato la volontà di raggiungere un'intesa che soddisfi entrambi i Paesi. Tuttavia, il presidente Trump ha lanciato un ultimatum di quindici giorni per la conclusione delle trattative, minacciando di mettere in atto "cattive conseguenze" se l'accordo non dovesse essere raggiunto. Questo approccio è stato contestato dal Guide suprême iraniano, l'ayatollah Ali Khamenei, che ha assicurato che Trump non riuscirà a distruggere la Repubblica Islamica d'Iran. Il dibattito si svolge in un contesto di crescente tensione, con l'Iran che cerca di mitigare l'impatto delle sanzioni internazionali che hanno compromesso la sua economia e provocato una crisi di liquidità e inflazione. Le manifestazioni, scoppiate a dicembre, hanno evidenziato la frustrazione del popolo iraniano per la situazione economica, che ha ulteriormente complicato il quadro delle trattative.

La situazione si colloca in un contesto di reciproche accuse tra Washington e Teheran, con gli Stati Uniti che sospettano l'Iran di voler sviluppare un arsenale nucleare, mentre l'Iran nega tali accuse e si difende sostenendo il proprio diritto a un programma nucleare civile. Secondo l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), l'Iran è l'unico Paese non dotato di armi nucleari che arricchisce l'uranio al 60%, un livello che potrebbe essere utilizzato per raggiungere il 90% necessario per un uso militare. Questo livello di arricchimento, però, è stato limitato a 3,67% nell'accordo del 2015, che Trump ha abbandonato tre anni prima. L'Iran, da parte sua, ha cercato di negoziare la sospensione delle sanzioni, ma le divergenze tra Washington e Teherean riguardano non solo la portata dell'accordo ma anche i meccanismi per raggiungerlo. Secondo un membro dell'amministrazione iraniana, citato anonimamente, le trattative proseguono e esiste la possibilità di un accordo provvisorio, con un possibile rientro in discussione a marzo.

Le implicazioni di questa situazione sono profonde, sia per la sicurezza regionale che per le relazioni internazionali. L'Iran, se riesce a ottenere un accordo, potrebbe ridurre la pressione economica e migliorare le condizioni di vita del suo popolo, ma dovrà anche accettare limiti sul programma nucleare. Gli Stati Uniti, invece, potrebbero riuscire a stabilire un equilibrio tra la sicurezza nazionale e la possibilità di un dialogo diplomatico. Tuttavia, la mancanza di fiducia reciproca e l'esperienza di fallimenti passati rendono la strada molto complicata. Inoltre, il ruolo di potenze regionali come l'Arabia Saudita e l'Emirato Arabo Uniti potrebbe influenzare le dinamiche future, specialmente se si verificano nuove tensioni tra l'Iran e i suoi vicini. La questione del nucleare è diventata un tema centrale, con conseguenze che potrebbero estendersi ben al di là del Medio Oriente.

Le prospettive future dipendono da diversi fattori, tra cui la capacità di entrambi i Paesi di trovare un compromesso e la volontà di ridurre la tensione. L'Iran potrebbe considerare l'idea di ridurre il livello di arricchimento dell'uranio o di consegnare una parte del proprio stock a un Paese terzo, come indicato da fonti iraniane. Tuttavia, queste proposte richiederebbero un riconoscimento del diritto all'arricchimento nucleare civile, un tema sensibile per gli Stati Uniti. La questione del nucleare non è solo un problema di sicurezza, ma anche di diritti sovrani e di relazioni internazionali. La capacità di trovare un accordo potrebbe influenzare non solo la stabilità regionale, ma anche il rapporto tra gli Stati Uniti e l'Iran in un contesto globale sempre più complesso. La strada è lunga e piena di ostacoli, ma il desiderio di un equilibrio tra sicurezza e cooperazione potrebbe guidare le prossime mosse.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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