11 mar 2026

Trump: Cambio di potere in Iran sarebbe la cosa migliore

Trump propone un rovesciamento del potere in Iran per risolvere la crisi diplomatica, minacciando azioni militari se non si raggiungerà un accordo dopo 47 anni di negoziati falliti.

14 febbraio 2026 | 01:54 | 4 min di lettura
Trump: Cambio di potere in Iran sarebbe la cosa migliore
Foto: Le Monde

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha espresso il suo parere il 13 febbraio, sottolineando che un rovesciamento del potere in Iran potrebbe rappresentare la soluzione migliore per risolvere la complessa situazione diplomatica tra Washington e Téhéran. L'annuncio, fatto durante un'intervista a giornalisti, è arrivato nel contesto di un difficile dialogo tra i due Paesi, che da quaranta-sette anni non riesce a trovare un accordo sulle capacità nucleari e balistiche dell'Iran. Trump ha sottolineato come il dibattito tra le due nazioni sia diventato un problema di sicurezza e stabilità regionale, con conseguenze umanitarie devastanti. "Da quaranta-sette anni, parlano e parlano e parlano, ma nel frattempo abbiamo perso molte vite", ha dichiarato, riferendosi alle proteste che hanno seguito la repressione delle manifestazioni in Iran a inizio anno. Queste proteste, secondo le organizzazioni non governative, hanno causato migliaia di morti e decine di migliaia di arresti, creando un clima di tensione e insicurezza nel Paese.

Le tensioni tra gli Stati Uniti e l'Iran si sono intensificate negli ultimi mesi, con Trump che ha minacciato di adottare misure più severe se non si raggiungerà un accordo. Le negoziazioni tra i due Paesi, riprese a Oman una settimana prima, sono rimaste in sospeso, nonostante Trump abbia definito le discussioni del 6 febbraio "molto positive". Tuttavia, il presidente ha avvertito che, in assenza di un accordo, si entrerà in una "fase due" che potrebbe essere "molto dura" per l'Iran. Questa fase, se si dovesse concretizzare, potrebbe includere misure militari, come il bombardamento di siti nucleari iraniani, un'azione che Trump ha ricordato avvenuta durante la "guerra dei dodici giorni" del 2025, quando Israele aveva lanciato un attacco contro il Paese. Il presidente ha anche annunciato che un altro porta-aviazione, il Gerald-Ford, sarebbe presto in movimento nel Golfo, aumentando la presenza americana nella regione.

Il contesto di questa crisi risale a una serie di negoziati falliti tra Washington e Téhéran, che si sono protratti per anni senza portare a un accordo definitivo. La questione nucleare, da sempre al centro delle trattative, è stata complicata da altre preoccupazioni, come le capacità balistiche dell'Iran e il sostegno al movimento Hezbollah, un gruppo armato che opera nel Medio Oriente. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha espresso il suo scetticismo circa la possibilità di raggiungere un accordo, sottolineando che i negoziati devono includere anche i "bisogni di sicurezza" di Israele. Netanyahu ha rafforzato la sua posizione, affermando che ogni accordo deve tener conto del sostegno iraniano ai gruppi armati regionali, una questione che ha sempre rappresentato un punto di divergenza tra i due Paesi.

Le conseguenze di questa situazione sono state ampie e profonde, non solo per l'Iran ma anche per la stabilità del Medio Oriente. L'Agente internazionale dell'energia atomica, Rafael Grossi, ha riconosciuto che un accordo tra l'AIEA e l'Iran sulle ispezioni del programma nucleare è "possibile" ma "terribilmente difficile", soprattutto dopo che l'Iran aveva rifiutato di permettere l'accesso ai suoi siti bombardati nel 2025. Al contempo, il figlio esiliato del defunto shah d'Iran, Reza Pahlavi, ha chiesto ai cittadini iraniani di partecipare a manifestazioni in diverse città internazionali, come Munich, Toronto e Los Angeles, per esprimere il loro dissenso contro il regime. Pahlavi, che vive negli Stati Uniti da anni, ha invitato gli iraniani a mostrare solidarietà attraverso slogan e proteste, un gesto che ha riacceso le tensioni in casa.

La crisi tra gli Stati Uniti e l'Iran potrebbe portare a un escalation delle tensioni, con possibili azioni militari che potrebbero coinvolgere non solo i due Paesi, ma anche altri attori regionali. Le proteste in Iran, che hanno causato un elevato numero di morti e arresti, continuano a rappresentare un problema di sicurezza interno, con il governo che ha già iniziato a processare chi è stato coinvolto. L'organizzazione non governativa Iran Human Rights (IHR) ha riferito che centinaia di persone sono state accusate per legati alle proteste, con il rischio di essere condannate a morte. La situazione, quindi, appare drammatica non solo per l'Iran, ma anche per il resto del mondo, dove la tensione tra Washington e Téhéran potrebbe avere conseguenze imprevedibili. Le prossime mosse, quindi, saranno cruciali per determinare se la crisi si risolverà attraverso il dialogo o se si aprirà un periodo di instabilità senza precedenti.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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