11 mar 2026

Trump attacca presidente israeliano: colpisce un nervo

Trump ha criticato pubblicamente il presidente israeliano per il rifiuto di concedere un'indulgenza a Netanyahu, scatenando tensioni politiche e dibattiti su sovranità e giustizia. La vicenda mette in luce l'interferenza esterna nel sistema giuridico israeliano.

18 febbraio 2026 | 21:24 | 4 min di lettura
Trump attacca presidente israeliano: colpisce un nervo
Foto: The New York Times

La controversia che ha scosso i rapporti tra gli Stati Uniti e Israele ha avuto origine da un intervento diretto di Donald Trump, ex presidente degli Stati Uniti, che ha criticato apertamente il presidente israeliano Isaac Herzog per aver rifiutato di concedere un'indulgenza a Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano accusato di corruzione. Il commento di Trump, espresso durante un'intervista al quotidiano The New York Times, ha suscitato indignazione in Israele, dove la questione del perdono per Netanyahu è diventata un tema politico e giuridico delicato. Trump ha definito Herzog "disgraceful" (disgraziato) e ha accusato il presidente israeliano di non aver ancora deciso se concedere il perdono al leader di centrodestra, nonostante la richiesta formale avanzata da Netanyahu. L'insulto, accompagnato da un tono accusatorio, ha acceso un dibattito interno al governo israeliano, con reazioni contrapposte da parte di funzionari e dei sostenitori di Netanyahu.

L'episodio si colloca in un contesto di tensione politica e giuridica che ha segnato gli ultimi anni del mandato di Netanyahu. Il primo ministro, accusato di corruzione per cinque anni, è stato processato per accuse di corruzione, frode e abuso di potere. Le indagini, che riguardano presunti accordi tra il governo e aziende private, hanno diviso il Paese, con il Partito Likud, a cui appartiene Netanyahu, a difendere il leader come vittima di un'operazione di "witch hunt" (caccia al stregone) da parte di un establishment politico di sinistra. Trump, che ha mantenuto un rapporto speciale con Netanyahu, ha ripetutamente pressato Herzog di concedere il perdono, sostenendo che la decisione sarebbe stata giustificata dal "dovere di proteggere la leadership nazionale". La reazione di Herzog, che ha chiarito di non aver ancora preso una decisione e che il processo era in corso, ha rafforzato le accuse di intervento esterno nel sistema giuridico israeliano.

Il contesto di questa vicenda è legato alla complessa struttura costituzionale israeliana, in cui il ruolo del presidente è prevalentemente cerimoniale. Il potere di concedere indulgenze è uno dei pochi diritti rimasti al presidente, ma la legge prevede che un perdono possa essere concesso solo a chi è già stato condannato. Netanyahu, che è in stato d'arresto per le accuse, non è ancora stato condannato, il che rende la richiesta di un'indulgenza anticonstituzionale. Gli esperti israeliani hanno sottolineato che un perdono preventivo, come richiesto da Netanyahu, violerebbe il principio di uguaglianza davanti alla legge, un pilastro della democrazia israeliana. La posizione di Herzog, che ha rifiutato di commentare direttamente le accuse di Trump, ha suscitato un dibattito interno tra i partiti, con alcuni esponenti del Likud a sostenere la necessità di un intervento esterno per proteggere la leadership di Netanyahu.

L'impatto di questa vicenda va oltre il dibattito politico. L'interferenza di Trump nel processo giuridico israeliano ha sollevato preoccupazioni sul rispetto delle istituzioni e sull'equilibrio tra relazioni diplomatiche e autonomia nazionale. Molti osservatori hanno sottolineato che il comportamento di Trump, che ha utilizzato il suo ruolo di ex presidente per influenzare decisioni interne a Israele, potrebbe danneggiare la credibilità del Paese e la sua indipendenza. Allo stesso tempo, la reazione di Herzog e il sostegno di alcuni funzionari israeliani a Trump hanno evidenziato una frattura interna al governo, con chi tende a privilegiare i rapporti con gli Stati Uniti rispetto alle norme giuridiche. La situazione ha anche acceso un dibattito su come il sistema giudiziario israeliano possa gestire le pressioni esterne e mantenere la sua neutralità.

La vicenda si conclude con un quadro di incertezza, sia per Israele che per gli Stati Uniti. Il governo israeliano, sotto la pressione di una campagna politica interna, dovrà decidere se concedere il perdono a Netanyahu o rifiutarlo, pur mantenendo la propria indipendenza. Al tempo stesso, Trump, che ha mantenuto un rapporto speciale con Netanyahu, potrebbe continuare a influenzare le dinamiche politiche israeliane, anche se il suo ruolo di ex presidente è ormai limitato. La questione del perdono rimane un simbolo del conflitto tra potere politico e giustizia, con implicazioni che si estendono ben al di là del dibattito interno israeliano. La decisione di Herzog, e la sua capacità di mantenere la neutralità, potrebbe diventare un fattore chiave nella definizione del futuro di Netanyahu e del sistema giuridico israeliano.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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