Trump annuncia possibile 'prendere il controllo' di Cuba mentre Washington intensifica pressione sull'isola
Donald Trump ha espresso, venerdì 27 febbraio, la volontà di realizzare una "presa di controllo pacifica" di Cuba, senza specificare i dettagli di un eventuale piano, in un contesto di crescente tensione tra gli Stati Uniti e l'isola caraibica.
Donald Trump ha espresso, venerdì 27 febbraio, la volontà di realizzare una "presa di controllo pacifica" di Cuba, senza specificare i dettagli di un eventuale piano, in un contesto di crescente tensione tra gli Stati Uniti e l'isola caraibica. Il presidente americano, durante una conferenza stampa al termine della visita a Houston, ha affermato che il governo cubano "ci parla" e che "ha grandi problemi, come sappiamo tutti", sottolineando la mancanza di risorse economiche. Le sue parole, rivolte ai giornalisti, sono state accolte con un mix di reazioni contrastanti, tra chi ha visto un segnale di rilassamento e chi ha interpretato un'escalation della politica di pressione americana. Il discorso di Trump è arrivato in un momento in cui Washington ha intensificato le sanzioni e le misure economiche contro Cuba, cercando di influenzare il regime di Castros. L'idea di un intervento "pacifico" ha suscitato preoccupazioni internazionali e ha alimentato dibattiti su possibili scenari di crisi, pur rimanendo vago e senza chiarimenti specifici.
Le relazioni tra gli Stati Uniti e Cuba, da anni segnate da un conflitto di interessi e ideologie, hanno subito un ulteriore incremento di tensioni a causa degli eventi recenti. Tra questi, la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte delle forze americane a gennaio e l'arresto delle consegne di petrolio da parte di Caracas, che aveva sospeso le forniture a Cuba per pressione statunitense. Queste mire di Washington mirano a indebolire l'economia cubana e a spingere il governo a cambiare regime, un obiettivo che Trump ha ribadito durante il suo discorso. Inoltre, Cuba ha rifiutato una serie di accuse di infiltrazione terroristica, dopo aver affondato una barca vicino alle coste, che secondo La Havana trasportava quattro individui con licenze statunitensi e cubani residenti negli Stati Uniti. L'incidente ha ulteriormente acceso le tensioni, con Cuba che ha definito le azioni americane come "azioni di aggressione" e ha richiesto una risposta internazionale.
Il contesto storico delle relazioni tra gli Stati Uniti e Cuba è complesso e segnato da decenni di conflitto. Dopo la rivoluzione cubana del 1959, il governo di Fidel Castro ha sostenuto l'Unione Sovietica, creando un legame strategico che ha alimentato la Guerra Fredda. La rivoluzione cubana ha portato a una completa rottura con gli Stati Uniti, con sanzioni economiche, blocchi commerciali e un embargo che ha colpito duramente l'economia cubana. La normalizzazione delle relazioni, iniziata nel 2016 con il ritiro dell'embargo, è stata interrotta da eventi come il caso di cubani accusati di spionaggio a Miami, il ritorno del presidente Biden al piano di sanzioni e la recente escalation di tensioni. La situazione attuale, però, mostra un ritorno alla politica di pressione, con Washington che cerca di ridurre l'influenza cubana nel Caribe e di influenzare il governo di Castros.
L'analisi delle mosse statunitensi rivela un tentativo di manipolare la politica cubana attraverso una combinazione di pressione economica e di influenzare le figure di riferimento. Il ruolo di Marco Rubio, ministro degli Esteri, è stato cruciale, poiché ha espresso la volontà di un "cambiamento radicale" a Cuba, anche se ha ammesso di aver modificato le restrizioni sulle esportazioni di petrolio per motivi umanitari. La sua visita al summit della Caricom e la discussione con Raul Rodriguez Castro, nipote di Raul Castro, ha rivelato un interesse per contattare figure non ufficiali del governo cubano. Questo approccio, che bypassa le autorità ufficiali, potrebbe indicare un tentativo di creare un fronte parallelo per influenzare le decisioni di Castros. Tuttavia, l'efficacia di tali strategie rimane incerta, dato che il governo cubano ha sempre rifiutato qualsiasi forma di pressione esterna.
La situazione attuale pone domande su come gli Stati Uniti potrebbero agire in un contesto di crescente instabilità. La politica di pressione, se continua, potrebbe portare a una crisi economica cubana, con conseguenze sia per il popolo cubano che per la regione caraibica. Tuttavia, il rischio di un intervento diretto rimane basso, nonostante le dichiarazioni di Trump, poiché le sanzioni e le misure economiche sono lo strumento principale del potere americano. Il ruolo di figure come Raul Rodriguez Castro, sebbene non ufficiali, potrebbe diventare un fattore chiave in un futuro imprevedibile. La comunità internazionale, tra l'altro, monitorerà con attenzione le mosse di Washington, in attesa di un possibile accordo o di un aumento delle tensioni. La prospettiva sembra incerta, ma la volontà di Washington di influenzare Cuba non sembra intenzione di mollare.
Fonte: Le Monde Articolo originale
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