Trump annuncia chiusura Kennedy Center per due anni di ripristino
Trump annuncia la chiusura per due anni del Kennedy Center per un radicale rinnovamento, suscitando proteste di artisti e critici per l'agenda politica. La decisione ha scatenato dimissioni, cancellazioni di spettacoli e preoccupazioni per l'impatto economico e culturale.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato domenica scorso un piano drastico per il Kennedy Center for the Performing Arts, un'istituzione culturale di Washington che ha visto negli ultimi anni una serie di cancellazioni di spettacoli e boicottaggi da parte di artisti e spettatori. L'obiettivo del presidente è di chiudere l'edificio per un periodo di due anni, a partire da luglio, per permettere un radicale rinnovamento che trasformerà l'istituzione, descritta da Trump come "vecchia, danneggiata e in rovina", in un "centro di eccellenza per l'arte performante". L'annuncio, rilasciato attraverso un post su Truth Social, ha suscitato reazioni contrastanti, con critiche aspre da parte di artisti, professionisti e membri del pubblico, che hanno visto nel provvedimento un ulteriore segno di un'agenda politica che privilegia la propaganda a scapito della cultura.
La decisione di Trump si colloca in un contesto di tensioni crescenti intorno al Kennedy Center, un'istituzione fondata nel 1971 come omaggio a John F. Kennedy dopo la sua morte nel 1963. Negli ultimi mesi, il presidente ha cercato di riconfigurare il centro a immagine sua, installando fedeli come Richard Grenell, il presidente del Kennedy Center, e promuovendo un programma culturale allineato ai suoi gusti personali. Tra le scelte più discusse, c'è stata l'idea di privilegiare opere come "Les Misérables" rispetto a titoli più "progressisti" come "Hamilton", che ha suscitato proteste da parte di artisti e accademici. L'inasprimento delle critiche ha portato a una serie di dimissioni di personale e a un calo significativo dell'affluenza al pubblico, con il National Symphony Orchestra che ha visto la sua platea ridursi del 50% rispetto all'anno precedente.
L'annuncio di Trump ha suscitato un'ondata di proteste da parte del mondo artistico, che ha visto artisti come il compositore Philip Glass e la soprano Renée Fleming ritirare impegni già fissati per l'estate. Il Glass, noto per le sue opere contemporanee, ha annullato la performance del suo "Symphony No. 15", commissionata per il National Symphony Orchestra, mentre Fleming ha cancellato un concerto che avrebbe dovuto tenere al Kennedy Center. Inoltre, l'Washington National Opera ha deciso di interrompere i suoi legami con l'istituzione, mentre la National Symphony Orchestra ha iniziato a giocare a vuoto i suoi spettacoli. La decisione di Trump, tuttavia, non è stata accompagnata da una discussione pubblica sull'impatto economico del provvedimento, né su come sarebbero state gestite le spese per i lavori di ristrutturazione.
Il piano di chiusura del Kennedy Center rappresenta un ulteriore esempio del modo in cui Trump ha cercato di influenzare le istituzioni culturali durante il suo mandato. Il presidente ha già modificato la struttura del centro, ordinando il cambio di colore delle colonne dorate in bianco e commentando dettagli tecnici come i condizionatori e i serbatoi di calore. La sua visione di un'"arte più in linea con i gusti degli americani" ha suscitato preoccupazioni per la sua mancanza di pluralismo e di apertura verso i generi più diversificati. Inoltre, la decisione di chiudere l'istituzione per due anni ha sollevato interrogativi sulle conseguenze per i dipendenti, molti dei quali hanno lasciato il lavoro o sono stati licenziati, e per gli artisti che avevano contratti già in atto. L'assenza di un piano chiaro per gestire queste situazioni ha alimentato ulteriori critiche da parte di parlamentari democratici, che hanno sollevato dubbi sulla legittimità del provvedimento.
L'annuncio di Trump ha colpito un momento particolare per la cultura americana, poiché coincideva con la notte degli Grammy Awards, un evento che ha visto la partecipazione di artisti da tutto il mondo. La decisione di chiudere il Kennedy Center per due anni ha suscitato preoccupazioni anche per l'impatto sull'offerta culturale di Washington, una città già segnata da tensioni economiche e sociali. Mentre alcuni spettacoli, come quelli del National Symphony Orchestra, potrebbero essere spostati in altre location, altri, come quelli dell'opera, sono già in cerca di nuovi spazi. Il presidente, tuttavia, ha rifiutato di commentare i dettagli del piano, nonostante il suo team abbia riconosciuto la necessità di un intervento radicale per salvare l'istituzione. La chiusura, che è stata presentata come una misura necessaria per garantire un'alta qualità dei lavori, rimane un segno del crescente controllo di Trump su istituzioni culturali e della sua visione di un'arte "più americana", che sembra ignorare le complessità di un settore in continua evoluzione.
Fonte: The New York Times Articolo originale
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