11 mar 2026

Trump abolirà giovedì il testo fondamentale per la lotta al cambiamento climatico negli Stati Uniti

Trump annuncia l'abrogazione del regolamento Obama che permetteva di regolamentare i gas serra, segnando un cambio radicale nella politica climatica USA, con reazioni contrarie da parte di scienziati e ambientalisti preoccupati per l'impatto sul riscaldamento globale.

10 febbraio 2026 | 21:36 | 6 min di lettura
Trump abolirà giovedì il testo fondamentale per la lotta al cambiamento climatico negli Stati Uniti
Foto: Le Monde

Donald Trump ha annunciato, martedì 10 febbraio, l'intenzione di abrogare un regolamento adottato durante la presidenza di Barack Obama, noto come "constat di mise en danger", che costituisce la base giuridica per la lotta contro le emissioni di gas a effetto serra negli Stati Uniti. La decisione, annunciata da Karoline Leavitt, portavoce del presidente, rappresenta un cambio radicale nella politica climatica del Paese, con conseguenze significative per le misure ambientali attualmente in vigore. Il regolamento, approvato nel 2009, stabiliva che sei gas a effetto serra, tra cui il biossido di carbonio, il metano e l'ossido di azoto, sono pericolosi per la salute pubblica e quindi soggetti a regolamentazione da parte dell'Environmental Protection Agency (EPA). La sua cancellazione, se confermata, metterebbe in discussione normative federali che limitano le emissioni di questi gas, inclusi gli standard per i veicoli a motore e le centrali elettriche. L'annuncio ha suscitato reazioni contrarie da parte di scienziati e ambientalisti, che hanno sottolineato l'impatto negativo sull'azione climatica del Paese, il primo responsabile storico delle emissioni di gas che riscaldano la Terra. La decisione potrebbe essere contestata in tribunale e portata davanti alla Corte Suprema, un aspetto che ha già sollevato preoccupazioni da parte di organizzazioni come la Natural Resources Defense Council (NRDC), che ha espresso la volontà di affrontare il caso in giudizio.

L'abrogazione del "constat di mise en danger" segna un passo importante nella politica climatica degli Stati Uniti, un Paese che, per le sue emissioni, rappresenta il principale contribuente al riscaldamento globale. Il regolamento, adottato durante la presidenza di Obama, ha dato origine a una serie di misure fiscali e normative per ridurre le emissioni di gas serra, tra cui le normative per i veicoli a combustione interna, che emettono biossido di carbonio al momento del loro funzionamento. Queste regole, tra cui gli standard di efficienza dei veicoli e le limitazioni sugli scarichi, sono state parte integrante dell'agenda ambientale americana negli ultimi anni. La loro rimozione, se realizzata, porterebbe a un'immediata sospensione di queste normative, con conseguenze dirette sulle politiche industriali e sulle tecnologie di trasporto. Inoltre, l'abrogazione potrebbe mettere in pericolo altre regolazioni, tra cui quelle relative alla produzione di energia elettrica da fonti fossili. L'EPA, nell'ambito del governo Trump, ha espresso il sostegno a questa decisione, considerandola un "atto di deregolamentazione senza precedenti" che ridurrebbe i costi per i produttori e i consumatori. La direttiva, tuttavia, è stata criticata per il suo impatto potenziale sulle politiche climatiche e sulle misure di protezione ambientale, che potrebbero essere compromesse.

Il contesto storico di questa decisione risale al periodo della presidenza di Barack Obama, quando il governo ha adottato il "constat di mise en danger" come strumento per giustificare le normative anti-inquinamento. Questo regolamento, approvato nel 2009, è stato il risultato di un processo di valutazione scientifica che ha concluso che i gas serra rappresentano un rischio per la salute pubblica e per l'ambiente. L'obiettivo era di creare un quadro giuridico che permettesse all'EPA di intervenire per limitare le emissioni di questi gas, sia attraverso standard per i veicoli che attraverso regolamenti per le industrie. La decisione di Trump di abrogare questa base giuridica segna un cambio di rotta rispetto alle politiche precedenti, che hanno visto il governo promuovere misure per ridurre l'impatto delle attività industriali sul clima. La posizione del governo attuale si basa su una visione diversa, che minimizza il ruolo delle attività umane nel cambiamento climatico e sostiene che i gas serra non dovrebbero essere trattati come sostanze nocive al senso tradizionale, dato che i loro effetti sulla salute sono considerati indiretti e globali. Questa interpretazione ha trovato supporto da parte di alcuni settori economici, tra cui l'industria del petrolio e del carbone, che vedono nel deregolamentazione un'opportunità per ridurre i costi operativi.

L'impatto di questa decisione è stato analizzato da esperti e organizzazioni ambientali, che hanno sottolineato le conseguenze potenzialmente devastanti per il Paese e per il pianeta. L'abrogazione del "constat di mise en danger" potrebbe portare a un aumento delle emissioni di gas serra, con effetti diretti sul riscaldamento globale e sulle condizioni climatiche. Inoltre, la mancanza di normative federali potrebbe incentivare l'espansione delle fonti fossili, come il carbone e il petrolio, che sono tra le principali responsabili delle emissioni di CO₂. L'EPA, nel suo ruolo di ente regolatore, ha espresso la volontà di adottare una politica più flessibile, ma questa scelta ha suscitato preoccupazioni riguardo alla capacità del Paese di rispettare gli obiettivi internazionali sul clima, come quelli stabiliti nel Patto di Parigi. La posizione del governo Trump, che sostiene un'apertura totale verso le industrie energetiche, ha anche suscitato critiche per il suo potenziale impatto sull'ambiente e sull'economia. Gli ambientalisti temono che la mancanza di regole chiare potrebbe portare a un aumento delle emissioni, con conseguenze a lungo termine per la salute pubblica e per l'ecosistema.

La decisione di abrogare il "constat di mise en danger" ha suscitato una reazione immediata da parte di organizzazioni e esperti, che hanno espresso la propria preoccupazione per le conseguenze dell'azione. L'organizzazione Natural Resources Defense Council (NRDC), tra le altre, ha dichiarato che il governo potrebbe dover affrontare il caso in tribunale, poiché la decisione contraddice il diritto ambientale e le normative esistenti. L'abrogazione potrebbe essere contestata in base al rispetto dei diritti degli Stati e alla capacità del governo di agire in nome del pubblico interesse. Inoltre, la posizione del governo americano, che sostiene un'apertura totale verso le industrie, ha suscitato preoccupazioni riguardo alla sua capacità di mantenere un equilibrio tra sviluppo economico e protezione ambientale. Molti esperti temono che questa scelta possa portare a un aumento delle emissioni di gas serra, con effetti a lungo termine sul clima globale. La decisione potrebbe anche influenzare le politiche climatiche di altri Paesi, che potrebbero rivedere le proprie strategie in base alle azioni degli Stati Uniti. L'impatto di questa decisione sarà probabilmente valutato in base agli effetti futuri sulle politiche ambientali e sull'azione climatica globale.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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