11 mar 2026

Triplice omicidio Prati: giudici rivelano disprezzo di De Pau per prostitute

La Corte d'assise d'appello di Roma ha condannato all'ergastolo Giandavide De Pau, 45 anni, per l'omicidio di tre donne avvenuto il a Prati.

25 febbraio 2026 | 09:18 | 5 min di lettura
Triplice omicidio Prati: giudici rivelano disprezzo di De Pau per prostitute
Foto: RomaToday

La Corte d'assise d'appello di Roma ha condannato all'ergastolo Giandavide De Pau, 45 anni, per l'omicidio di tre donne avvenuto il 17 novembre 2022 a Prati. L'uomo, accusato di aver ucciso Yang Yun Xia, 45 anni, nota come "Sofia"; Li Yan Rong, 55 anni, detta "Lia"; e Marta Castano Torres, 65 anni, originaria della Colombia, è stato ritenuto responsabile per le morti di queste tre donne, che si erano svolte in due appartamenti distinti della zona. La sentenza, emessa dalla terza sezione della Corte, ha messo in luce un profondo disprezzo da parte di De Pau nei confronti delle prostitute, un atteggiamento che i giudici hanno definito "negativo e radicato", nonostante l'uomo avesse avuto una lunga esperienza nel mondo del sesso mercenario. Le motivazioni della condanna, pubblicate in modo dettagliato, hanno sottolineato come il comportamento di De Pau fosse stato guidato da un'ideologia violenta e distorta, che ha trovato espressione nella scelta di uccidere le donne con le quali aveva rapporti sessuali. La sentenza ha anche evidenziato come il disprezzo nei confronti delle prostitute non fosse mai stato contraddetto dal suo comportamento, ma anzi fosse stato alimentato da una dipendenza psicologica e fisica, che lo ha portato a vivere la relazione con quelle donne come una forma di consumo compulsivo.

Nelle dichiarazioni rese ai periti durante l'interrogatorio, De Pau ha espresso sentimenti di rabbia e odio nei confronti delle prostitute, definendole "cattive" e "più cattive che mestieranti". I giudici hanno ritenuto che tali dichiarazioni fossero coerenti con l'atteggiamento mostrato durante l'omicidio, in cui l'uomo ha agito con un'abiezione totale, privo di qualsiasi remora morale. La sentenza ha sottolineato come De Pau avesse una visione distorta del sesso, che lo vedeva non come un rapporto umano ma come un'azione puramente strumentale, legata al soddisfacimento dei propri bisogni sessuali senza alcun coinvolgimento emotivo. Questo atteggiamento, secondo i giudici, è stato ulteriormente aggravato da un uso compulsivo di alcol e droghe, che ha amplificato la sua dipendenza e la sua capacità di compiere atti di violenza senza alcun senso di responsabilità. La corte ha anche evidenziato come De Pau avesse una visione distorta del rapporto tra uomo e donna, in cui le prostitute erano viste come entità inferiori, che non avevano diritti né dignità.

L'omicidio delle tre donne è stato commesso in un momento in cui De Pau aveva una relazione stabile con una prostituta, che aveva conosciuto durante uno dei suoi frequenti spostamenti tra Roma e altre città. Secondo le indagini, l'uomo aveva una lunga storia di coinvolgimento con il mondo del sesso mercenario, che aveva iniziato durante l'adolescenza e si era protratto per oltre vent'anni. Tuttavia, il suo comportamento non era mai stato segnalato come violento o pericoloso, almeno fino al 2022, quando le cose sono precipitate. La corte ha ritenuto che la sua dipendenza fosse diventata un'abitudine compulsiva, che lo portava a cercare relazioni sessuali non solo per soddisfare i propri bisogni, ma anche per evitare il dolore emotivo legato alla sua solitudine. Questo atteggiamento ha trovato espressione nell'omicidio, in cui l'uomo ha agito con un'abiezione totale, privo di qualsiasi remora morale. La sentenza ha anche sottolineato come De Pau avesse una visione distorta del rapporto tra uomo e donna, in cui le prostitute erano viste come entità inferiori, che non avevano diritti né dignità.

L'analisi dei giudici ha rivelato come il disprezzo di De Pau nei confronti delle prostitute fosse stato alimentato da una combinazione di fattori psicologici e sociali. Da un lato, l'uomo aveva una visione distorta del sesso, che lo vedeva non come un rapporto umano ma come un'azione puramente strumentale, legata al soddisfacimento dei propri bisogni sessuali senza alcun coinvolgimento emotivo. Dall'altro, la sua dipendenza da alcol e droghe aveva amplificato questa visione, portandolo a vivere la relazione con le prostitute come una forma di consumo compulsivo, in cui l'emozione era mediata solo dal denaro. Questo atteggiamento, secondo i giudici, è stato ulteriormente aggravato da un uso compulsivo di alcol e droghe, che ha amplificato la sua dipendenza e la sua capacità di compiere atti di violenza senza alcun senso di responsabilità. La corte ha anche evidenziato come De Pau avesse una visione distorta del rapporto tra uomo e donna, in cui le prostitute erano viste come entità inferiori, che non avevano diritti né dignità. Questo atteggiamento, secondo i giudici, ha trovato espressione nell'omicidio, in cui l'uomo ha agito con un'abiezione totale, privo di qualsiasi remora morale.

La sentenza ha posto l'accento sulle implicazioni sociali e legali del caso, evidenziando come un atteggiamento di disprezzo nei confronti di una categoria di persone, come le prostitute, possa portare a gravi conseguenze. I giudici hanno sottolineato che l'omicidio non era stato commesso solo per motivi sessuali, ma anche come espressione di un odio radicato, che si era manifestato in un comportamento violento e senza alcun senso di responsabilità. La corte ha anche sottolineato come la condanna a morte fosse stata giustificata non solo per il reato commesso, ma anche per il rischio che una persona con una mentalità simile potesse ripetere atti di violenza. La sentenza ha quindi messo in luce l'importanza di una corretta formazione psicologica e sociale, in grado di prevenire atteggiamenti di questo tipo. Inoltre, la corte ha sottolineato il bisogno di una maggiore sensibilità verso le vittime di violenza, in particolare quelle che si trovano in situazioni di marginalità e vulnerabilità. La condanna a morte di De Pau rappresenta quindi un esempio di come un atteggiamento distorto possa portare a conseguenze irreversibili, non solo per la vittima, ma anche per la società intera.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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