11 mar 2026

Tre conflitti che stanno cercando di risolvere questa settimana

Trump's diplomats failed to resolve key conflicts, with tensions escalating. Military presence and unclear strategies left issues unresolved, deepening regional tensions.

19 febbraio 2026 | 17:07 | 5 min di lettura
Tre conflitti che stanno cercando di risolvere questa settimana
Foto: The New York Times

La missione diplomatica guidata dagli ambasciatori speciali di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, ha preso forma come una serie di tentativi disperati per risolvere tre conflitti globali irrisolvibili: il programma nucleare iraniano, la guerra in Ucraina e la crisi del Golfo della Striscia di Gaza. Tra il 2024 e il 2025, i due diplomatici, nonostante la mancanza di esperienza formale, si sono spostati tra l'Europa e Washington per cercare un accordo. Witkoff, un uomo d'affari vicino a Trump, e Kushner, il suocero del presidente, hanno partecipato a colloqui a Ginevra sul programma nucleare iraniano, mentre nello stesso periodo, la Marina americana si preparava a un'operazione militare vicino a Teheran. Successivamente, hanno discusso con le delegazioni ucraine e russe, e infine si sono recati a Washington per la prima riunione del "Board of Peace", un organismo creato da Trump per affrontare la guerra in Gaza e la questione palestinese-israeliana. Tuttavia, i progressi sono rimasti limitati, e il ruolo di Marco Rubio, che detiene contemporaneamente le cariche di segretario di Stato e consigliere per la sicurezza nazionale, è apparso marginalizzato.

I colloqui sul programma nucleare iraniano hanno visto i due ambasciatori mediatore dell'Oman, ma le discussioni si sono svolte in un contesto di tensioni crescenti. A seguito di un incontro a Ginevra, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha espresso un atteggiamento positivo ma vago, dicendo che erano stati raggiunti accordi su "principi guida" e scambi di testi. Un alto funzionario americano, anonimo per motivi di sicurezza, ha riferito che i due lati avevano fatto progressi, ma il quadro restava incerto. La presenza di forze militari americane, tra cui un carrier in arrivo, ha alimentato i sospetti di una possibile attacco su vasta scala, mentre l'Iran si preparava a una risposta. La strategia americana sembra oscillare tra la ricerca di un accordo nucleare e la minaccia di un colpo di stato, un approccio che ha suscitato preoccupazioni a Teheran. Il leader supremo iraniano, Ali Khamenei, ha espresso diffidenza verso Trump, ricordando la rottura del 2015 e l'attacco di Israele nel giugno 2024. L'Iran ha anche minacciato di colpire navi e basi americane e di chiudere il Golfo di Ormuz, un'azione che potrebbe destabilizzare globalmente il mercato del petrolio.

La guerra in Ucraina, purtroppo, mostra segni di stallo. Durante le riunioni a Kiev e Mosca, Witkoff e Kushner hanno cercato di trovare un accordo su un cessate il fuoco e su garanzie di sicurezza, ma i punti chiave restano irrisolvibili. La questione del controllo della regione di Donbas e della centrale nucleare di Zaporizhzhia è diventata un ostacolo insormontabile. La posizione ucraina, sostenuta da Europa e America, richiede un ritiro totale del territorio occupato, mentre Russia e Ucraina sembrano essere lontane da un compromesso. Il presidente Zelensky ha espresso frustrazione per le richieste di Trump, che ha oscillato tra la colpa di Zelensky e la rabbia verso Putin. L'Ucraina, pur ricevendo supporto internazionale, non ha una strategia chiara per risolvere il conflitto, e i danni economici e umanitari continuano a crescere. L'attuale situazione sembra segnare un punto di svolta, ma nessuna parte mostra segni di volontà di negoziare.

Il contesto delle trattative sul Medio Oriente e in Europa è complesso. La guerra iraniana si inserisce in un quadro di tensioni regionali, con l'Iran che vede nel nucleare un'arma di deterrenza e l'America che cerca di limitare i rischi. La guerra in Ucraina, invece, è diventata un simbolo di un conflitto più ampio tra potenze globali, con implicazioni economiche e geopolitiche. La crisi in Gaza, infine, rappresenta una questione umanitaria e politica che ha visto il ruolo di Trump diventare centrale, sebbene le sue azioni siano spesso criticabili. L'assenza di un accordo globale ha reso evidente la mancanza di un piano di pace, e la dipendenza da Trump, che non ha mai mostrato una strategia chiara, ha complicato ulteriormente le trattative.

Le implicazioni di questi colloqui sono profonde. Per l'Iran, il rischio di un conflitto nucleare aumenta con la crescita del potere militare americano e la mancanza di un accordo chiaro. Per l'Ucraina, il ritorno a un equilibrio di forze è improbabile, con l'Ucraina che si trova in una posizione di vulnerabilità. In Gaza, la mancanza di un accordio ha portato a una crisi umanitaria senza fine, con milioni di civili colpiti. La posizione di Trump, sebbene influenzante, non ha mai fornito una soluzione definitiva, e la sua dipendenza da un'azione militare o diplomatica non ha mai prodotto risultati tangibili. La diplomazia, sebbene necessaria, non è sufficiente da sola, e la mancanza di un accordo globale ha reso evidente la complessità dei conflitti moderni. La prospettiva futura appare incerta, con la possibilità di un escalation in qualsiasi momento, e la necessità di un intervento internazionale più forte che non sia solo una mossa di Trump.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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