Testimone dichiara davanti al giudice: ex consigliere indagato esitò su allerta
La giudice indaga sulla legalità dell'allerta "Es Alert" inviato durante il disastro del Poyo, che causò 80 morti. Pradas e Quílez hanno sollevato dubbi sull'adeguatezza del messaggio e sulla coordinazione tra le autorità.
La exconsejera de Justicia e Interior della Generalitat Valenciana, Salomé Pradas, ha espresso dubbi sulla legalità del messaggio di allerta "Es Alert" inviato durante l'emergenza del desbordamento del barranco del Poyo, un evento che ha causato la morte di 55 persone a Paiporta e 25 a Catarroja. Questa rivelazione è emersa durante la testimonianza del direttore della società pubblica autonoma di emergenze, Raúl Quílez, davanti alla giudice Nuria Ruiz Tobarra, che indaga sulla tragedia. Secondo Quílez, le incertezze di Pradas riguardavano l'adeguatezza del messaggio in un contesto di emergenza sanitaria legata al coronavirus e l'applicazione delle norme vigenti. L'invio dell'allerta, avvenuto alle 19.00, è stato ritenuto cruciale per le indagini, poiché la sua tempestività potrebbe aver salvato vite umane. La giudice ha sottolineato che, se l'allerta fosse stato inviato prima, la situazione potrebbe essere stata diversa. Questo episodio ha acceso nuove tensioni nell'inchiesta, che già vede coinvolte diverse figure istituzionali e professionali.
La preparazione del messaggio di allerta "Es Alert" ha seguito una serie di discussioni interne, come ha spiegato Quílez durante la sua testimonianza. Le decisioni sono state prese in un contesto di urgenza, poiché il desbordamento del barranco del Poyo aveva causato un'ondata di acqua che minacciava i comuni di Paiporta e Catarroja. A partire dalle 19.00, quando la situazione si era aggravata, si è deciso di avvisare la popolazione. Tuttavia, Pradas ha espresso dubbi legati alla legittimità di tale misura, considerando le limitazioni legali imposte dallo stato di emergenza e le sentenze successive. Secondo Quílez, Pradas ha lasciato la stanza per parlare con il segretario di Stato del Ministero dell'Ambiente, un dettaglio che ha suscitato ulteriori interrogativi. L'obiettivo dell'allerta era avvisare la popolazione del rischio di una rottura della presa di Forata, un'infrastruttura in Yátova che, se colpita, avrebbe potuto causare 4.000 vittime. Questo scenario ha ricordato le devastazioni di Tous nel 1982, quando un'alluvione causò la morte di nove persone e danneggiò 33.000 famiglie.
L'emergenza del Poyo ha rivelato lacune nella gestione delle risorse e nella comunicazione tra le autorità. Quílez ha riferito che, durante la preparazione dell'allerta, si sono verificate discussioni interne al Centro di Coordinamento delle Emergenze (Cecopi), dove si è valutato se ordinare un'evacuazione o se fosse più opportuno limitare la mobilità della popolazione. Tuttavia, non ci sono state discussioni acalorose, ma una valutazione ponderata. La giudice ha criticato il contenuto dell'allerta, che non ha incluso un invito esplicito a spostarsi verso le prime piani, un errore che ha contribuito alla morte di oltre la metà delle vittime, che si sono trovate in pianure e sotterranei. Inoltre, Quílez ha rivelato che i responsabili della redazione dell'allerta erano il subdirettore di Emergenze della Generalitat, Jorge Suárez, e il responsabile del Consorcio Provincial dei Vigili del Fuoco, José Miguel Basset. Quest'ultimo è diventato noto per aver ammesso che i suoi uomini si erano ritirati anticipatamente dal controllo del barranco del Poyo per andare a pranzo, un atto che ha suscitato molte critiche.
L'inchiesta ha anche evidenziato una serie di disfunzioni nella gestione delle emergenze. Quílez ha riferito che si è reso conto della ritirata anticipata dei vigili del fuoco solo grazie ai media, un fatto che ha suscitato stupore. Secondo lui, non era stato coinvolto nel processo decisionale, e si sentiva come un "osservatore passivo". La situazione è diventata estrema quando l'ex presidente della Generalitat, Ximo Puig, ha raggiunto il Cecopi 17 minuti dopo l'invio dell'allerta, un momento in cui la tragedia era già in atto. Puig ha parlato con Pradas, ha convocato una conferenza stampa e ha ricevuto ulteriori informazioni sulle conseguenze del disastro. Queste rivelazioni hanno messo in luce i limiti della coordinazione tra le autorità e la necessità di una maggiore attenzione alle procedure di allerta in emergenze complesse.
Le indagini proseguono con l'obiettivo di chiarire le responsabilità e le cause del disastro. La giudice Nuria Ruiz Tobarra ha espresso preoccupazione per le mancanze nell'organizzazione della gestione delle emergenze, soprattutto in relazione al contenuto dell'allerta. La situazione ha rivelato una serie di problemi, tra cui la scarsa collaborazione tra le strutture competenti e la mancanza di un piano d'azione chiaro. L'analisi del caso potrebbe portare a riforme significative nel sistema di gestione delle emergenze in Valenza, soprattutto in un contesto in cui l'impatto del cambiamento climatico sta aumentando la frequenza di eventi estremi. Le autorità sono chiamate a rivedere le procedure, garantendo una maggiore trasparenza e una maggiore attenzione alle esigenze della popolazione. La tragedia del Poyo non solo ha lasciato un segno indelebile sul territorio, ma ha anche messo in discussione la capacità delle istituzioni di gestire situazioni di crisi.
Fonte: El País Articolo originale
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