11 mar 2026

Termini: via il 'dente cariato', scontro su cura. Mercato chiede alberghi, residenti servizi.

La riqualificazione di un palazzo umbertino parzialmente demolito in via Gioberti, noto come "il dente cariato", è diventata un tema centrale per il quartiere Esquilino e per l'amministrazione municipale.

03 marzo 2026 | 21:48 | 5 min di lettura
Termini: via il 'dente cariato', scontro su cura. Mercato chiede alberghi, residenti servizi.
Foto: RomaToday

La riqualificazione di un palazzo umbertino parzialmente demolito in via Gioberti, noto come "il dente cariato", è diventata un tema centrale per il quartiere Esquilino e per l'amministrazione municipale. L'immobile, da tempo considerato un simbolo di degrado e disagio sociale, è stato oggetto di un piano di riconversione approvato recentemente dalla Giunta del Campidoglio. L'obiettivo è trasformare l'edificio, che per anni ha rappresentato una ferita per il quartiere, in un'opportunità di sviluppo urbano. L'assessore al patrimonio, Tobia Zev, ha sottolineato che l'obiettivo è stato sin dall'inizio del mandato: valorizzare l'immobile e ridare un'immagine positiva al quartiere. La sfida, però, si presenta complessa, non solo per le condizioni di degrado dell'edificio, ma anche per il rischio di un'assegnazione che possa privilegiare interessi privati a scapito della comunità. L'approccio adottato dall'amministrazione prevede un processo partecipativo, con un'analisi approfondita delle possibilità e una procedura a evidenza pubblica in due fasi. Questo modello mira a garantire trasparenza e equità, ma al tempo stesso a rispondere alle esigenze di un quartiere che ha sempre chiesto interventi mirati a migliorare la qualità della vita.

L'idea di riqualificare l'immobile è nata da un'analisi dettagliata condotta dal Demanio e dalla Presidenza del Consiglio, con l'obiettivo di studiare le potenzialità del sito. I tecnici del Dipartimento Patrimonio hanno spiegato che l'amministrazione ha da tempo lavorato a un piano di intervento, che ora si avvicina alla fase decisiva. La strategia prevede una "concessione in locazione" per un massimo di 50 anni, con l'obiettivo di ricostruire le due palazzine umbertine che esistevano prima della demolizione parziale. Questo approccio mira a preservare l'identità storica del quartiere, mantenendo un equilibrio tra rinnovamento e rispetto del contesto urbano. Per quanto riguarda le tempistiche, la pubblicazione della "consultazione preliminare di mercato" è attesa per la metà di maggio, seguita dal bando definitivo. L'obiettivo è completare l'intero processo entro la fine del mandato amministrativo, con l'obiettivo di presentare un progetto e un investitore entro l'anno. La prospettiva è quella di un'operazione che possa trasformare un luogo di degrado in un'opportunità per il quartiere Esquilino.

Il contesto storico dell'immobile è legato a una serie di tentativi falliti di riqualificazione, che hanno spesso visto il quartiere Esquilino contrapponersi all'idea di un'assegnazione privata. L'area, infatti, è stata da tempo oggetto di dibattiti tra residenti, associazioni e istituzioni, con preoccupazioni per l'impatto sociale e la perdita di spazi pubblici. Il Polo Civico Esquilino, in particolare, ha espresso preoccupazioni riguardo al rischio di ripetere gli errori del passato, come la riqualificazione dell'area degli ex Mercati Generali, dove l'assegnazione a un fondo immobiliare ha suscitato proteste da parte dei residenti. L'immobile in via Gioberti, però, rappresenta un'occasione diversa, non solo per il suo valore storico, ma anche per il suo ruolo strategico come "porta della città" per chi arriva in zona. L'amministrazione, con il supporto del Municipio I, cerca di conciliare i bisogni della comunità con l'esigenza di un intervento che possa rinnovare l'area senza compromettere l'identità del quartiere.

L'analisi delle implicazioni di questa riqualificazione rivela un dibattito tra due visioni: da un lato, l'esigenza di un intervento che possa generare reddito e sviluppo economico, dall'altro, la preoccupazione per il rischio di una privatizzazione che possa marginalizzare la comunità. L'idea di un'assegnazione tramite bando pubblico è vista come un passo positivo, ma non tutti condividono questa strada. Alcuni comitati locali e consiglieri della maggioranza, come Nella Converti e Laura Biolghini, hanno espresso la necessità di garantire spazi per attività sociali e culturali, a fronte di un'ipotesi di destinazione commerciale o residenziale. L'amministrazione, però, non ha ancora fornito dettagli chiari su come potrebbe essere suddivisa la destinazione d'uso dell'immobile, lasciando aperte molte domande. Questo dibattito riflette una tensione tra l'interesse economico e la tutela del patrimonio pubblico, un tema che si ripete in molte città italiane. L'Esquilino, infatti, è un quartiere già sottoposto a forte pressione abitativa e commerciale, e la riqualificazione del "dente cariato" potrebbe rappresentare un'opportunità per rinnovare il tessuto urbano, ma solo se gestita con una visione condivisa tra amministrazione, residenti e investitori.

La chiusura del dibattito sull'immobile in via Gioberti si colloca nel contesto di un'attesa crescente per un progetto che possa soddisfare le esigenze del quartiere senza compromettere i suoi valori. L'amministrazione, con la sua strategia di bando pubblico e consultazione del mercato, cerca di trovare un equilibrio tra sviluppo e partecipazione, ma la strada è ancora lunga. Gli attivisti del Polo Civico Esquilino hanno ribadito la necessità di un'idea di progetto che non si limiti alle logiche di profitto, ma abbracci un'immagine di città condivisa. La sfida, quindi, non è solo tecnica, ma anche sociale: come rendere l'immobile un punto di riferimento per il quartiere, non un simbolo di degrado. La riqualificazione del "dente cariato" potrebbe diventare un esempio di come le città possano riuscire a rinnovare il loro patrimonio senza perdere la connessione con chi lo abita. Per questo, la prossima fase sarà cruciale: il momento in cui si deciderà se l'immobile diventerà un'opportunità per il quartiere o un'altra ferita.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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