11 mar 2026

Telegram attacca Sánchez: 'Tecnocrati rubino, Sancho, segno che governano

Pedro Sánchez, presidente del governo spagnolo, ha recentemente trovato se stesso al centro di un acceso dibattito con alcuni dei più potenti magnati del settore tecnologico globale.

04 febbraio 2026 | 22:22 | 5 min di lettura
Telegram attacca Sánchez: 'Tecnocrati rubino, Sancho, segno che governano
Foto: El País

Pedro Sánchez, presidente del governo spagnolo, ha recentemente trovato se stesso al centro di un acceso dibattito con alcuni dei più potenti magnati del settore tecnologico globale. Dopo le accuse di Elon Musk, fondatore di X, che aveva definito il presidente "fascista totalitario", il leader spagnolo ha affrontato un nuovo attacco da parte di Pável Dúrov, fondatore e CEO di Telegram. Dúrov ha inviato un messaggio massivo a tutti gli utenti spagnoli del suo servizio di messaggistica, accusando Sánchez di minare la libertà digitale e di cercare di convertire il paese in uno "Stato vigilato" sotto il pretesto di proteggere i minori. L'attacco di Dúrov, che non ha usato epiteti espliciti come Musk, ha però rafforzato l'idea che il governo spagnolo stia affrontando una battaglia senza quartiere per ridurre l'influenza di grandi aziende tecnologiche su spazi pubblici e informazione. Questo dibattito, che ha coinvolto anche figure politiche e accademiche, ha rivelato una profonda divisione tra chi ritiene necessario regolamentare le piattaforme digitali e chi teme che tali misure possano finire per limitare la libertà di espressione.

L'attacco di Dúrov è arrivato a pochi giorni da un altro forte scontro con Musk, che aveva accusato Sánchez di voler "controllare" le reti sociali. Dúrov, però, ha rafforzato la sua posizione, sostenendo che le normative proposte da Madrid minano le libertà digitali e che le piattaforme come Telegram siano spesso bersaglio di accuse infondate. Il messaggio del fondatore di Telegram ha invitato gli utenti a restare "vigilanti" e a chiedere maggiore trasparenza, sottolineando che le regole attuali non proteggono adeguatamente i diritti dei cittadini. Tuttavia, il governo spagnolo ha risposto con un documento che ha smentito le accuse di Dúrov, evidenziando come le piattaforme non regolamentate possano diventare spazi per attività illegali, come il traffico di droga o l'abuso sessuale di minori. I dati presentati da Madrid mostrano che nel 2025, in Spagna, sono stati rilevati quasi 900.000 contenuti di odio online, con un aumento del 41% delle chiamate al numero 017 per minorenni tra il 2023 e il 2024. Questi numeri, afferma il governo, dimostrano l'urgenza di un controllo più rigoroso.

L'approccio di Sánchez non è un fenomeno isolato, ma parte di un dibattito internazionale che coinvolge diversi paesi europei. L'Italia, la Francia e l'Australia hanno infatti adottato misure simili per limitare l'influenza delle grandi aziende tecnologiche, in particolare su minori e su contenuti dannosi. Il presidente spagnolo ha sottolineato che il potere dei "tecnooligarchi" è diventato un problema reale, poiché queste aziende dettano le regole del dibattito pubblico e influenzano le opinioni di milioni di persone. L'idea di rendere responsabili i padroni delle piattaforme per il contenuto che circola è stata vista come una soluzione per contrastare la diffusione di disinformazione e odio. Tuttavia, i critici, tra cui il ministro Oscar Puente, hanno sottolineato che tali misure potrebbero finire per limitare la libertà di espressione e creare un sistema di censura. "Il giorno in cui un'azienda dovrà rispondere del contenuto che pubblica, si finisce per chiudere il mercato", ha ammonito Puente, sottolineando che le piattaforme attuali non sono regolamentate e non rispondono delle informazioni che circolano.

La posizione del governo spagnolo è supportata da dati e argomenti che mettono in luce i rischi connessi alla mancanza di regolamentazione. La Moncloa ha sostenuto che le piattaforme non controllate permettono la diffusione di contenuti illegali, come immagini pedofile o messaggi di odio, che possono danneggiare la società. Dúrov, però, ha risposto affermando che le normative proposte potrebbero portare a una censura eccessiva, con il rischio di silenziare opinioni diverse e di limitare la libertà di parola. Questo dibattito riflette una tensione globale tra la protezione della libertà di espressione e la necessità di garantire sicurezza e democrazia digitale. Inoltre, la posizione di Sánchez non è isolata: in Europa, diversi governi stanno cercando di trovare un equilibrio tra regolamentazione e libertà, pur riconoscendo che il potere delle aziende tecnologiche è enorme. La Francia, ad esempio, ha già adottato misure simili, mentre l'Australia ha introdotto leggi che obbligano le piattaforme a rimborsare i contenuti dannosi.

L'evoluzione di questa battaglia potrebbe avere conseguenze significative per il futuro del dibattito pubblico e della governance digitale. Il governo spagnolo, che ha già aperto una pagina su TikTok per dialogare direttamente con i cittadini, sembra convinto che le misure adottate possano ridurre l'influenza negativa delle grandi aziende tecnologiche. Tuttavia, il dibattito internazionale continua a essere complesso, con la presenza di pressioni da parte di poteri come gli Stati Uniti, che potrebbero reagire alle regolamentazioni europee. La Moncloa ha sottolineato che la lotta contro il disinformazione e il contenuto dannoso è un tema che riguarda non solo Spagna, ma anche l'Europa intera, con un'attenzione particolare ai diritti dei minori. Il confronto tra Sánchez e i tecnooligarchi non è solo un dibattito politico, ma un riflesso di una battaglia globale per definire i confini della libertà digitale e della responsabilità delle aziende tecnologiche. In un contesto in cui le reti sociali stanno modificando radicalmente la società, la ricerca di un equilibrio tra protezione e libertà sarà probabilmente un tema centrale per gli anni a venire.

Fonte: El País Articolo originale

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