11 mar 2026

Teheran accetta di non stoccare uranio arricchito, assicura il mediatore omanese, mentre Trump si impazienta

L'ambasciatore statunitense, Donald Trump, ha espresso un forte disappunto per il modo in cui i leader iraniani hanno condotto le trattative durante la terza sessione di colloqui a Genova, mediate da Oman.

28 febbraio 2026 | 02:45 | 4 min di lettura
Teheran accetta di non stoccare uranio arricchito, assicura il mediatore omanese, mentre Trump si impazienta
Foto: Le Monde

L'ambasciatore statunitense, Donald Trump, ha espresso un forte disappunto per il modo in cui i leader iraniani hanno condotto le trattative durante la terza sessione di colloqui a Genova, mediate da Oman. L'incontro, avvenuto il 27 febbraio, è stato il primo dopo un periodo di tensioni crescenti tra Washington e Teheran, che si sono intensificate a causa della presenza militare americana nel Medio Oriente e della preoccupazione per un possibile escalation regionale. Trump ha sottolineato che gli Stati Uniti non avevano ancora preso una decisione definitiva sulla possibilità di lanciare attacchi contro l'Iran, pur riconoscendo la complessità della situazione. Il presidente ha anche sottolineato che il dispiegamento militare americano, tra cui due porta-aviazioni tra cui il Gerald Ford, il più grande al mondo, rappresentava una risposta alle minacce iraniane. Tuttavia, ha riconosciuto che la mediazione omanese aveva prodotto un progresso significativo, sebbene le posizioni rimangano distanti.

La mediazione omanese, guidata dal ministro degli Esteri Badr Albusaidi, ha riferito di un importante passo avanti durante le discussioni, con Teheran che ha accettato di non mantenere stock di uranio arricchito. Questo accordo, spiegato Albusaidi durante una trasmissione su CBS, ha reso meno rilevante il dibattito sull'enrichimento dell'uranio, poiché il problema si è trasformato in una questione di non detenzione. Il diplomatico ha sottolineato che il blocco del deposito di materiali arricchiti rende impossibile la produzione di armi nucleari, un argomento cruciale per Washington. Albusaidi ha anche riferito che le parti avevano concordato di risolvere le questioni relative a un accordo "in modo amichevole e approfondito" entro tre mesi. Tuttavia, il presidente statunitense ha espresso preoccupazione per il rischio che l'Iran possa sviluppare armi nucleari, un tema che rimane centrale negli sforzi di Washington per limitare il programma nucleare iraniano.

L'attuale contesto si inserisce in un quadro di tensioni storiche tra gli Stati Uniti e l'Iran, con un'escalation che risale al 2025, quando i colloqui erano interrotti da un conflitto israeliano-iraniano di dodici giorni. La situazione si è ulteriormente complicata a causa della repressione del movimento di protesta in Iran, avvenuta a gennaio, a cui Trump aveva promesso di fornire supporto. La decisione di Washington di mettere l'Iran sulla lista nera per le detenzioni in giustizia ha ulteriormente acceso le tensioni, con il ministero degli Esteri statunitense che ha chiesto agli americani residenti in Iran di lasciare il paese. Inoltre, l'ONU ha espresso preoccupazione per il rischio di escalation militare, con la Chine che ha consigliato ai propri cittadini di evacuare l'Iran e Londra che ha annunciato misure per proteggere il suo personale diplomatico.

L'analisi della situazione rivela una serie di implicazioni per la stabilità regionale e per le relazioni internazionali. Sebbene l'accordo su non detenere uranio arricchito rappresenti un passo avanti, le questioni rimanenti, come il controllo del programma balistico iraniano e la questione dell'enrichimento, continuano a dividere le parti. La posizione degli Stati Uniti, che mira a limitare ogni forma di sviluppo nucleare iraniano, contrasta con la difesa iraniana del diritto al nucleare civile. Il ruolo della mediazione omanese, tuttavia, appare cruciale per superare le resistenze reciproche. L'impatto di questa crisi potrebbe estendersi al Medio Oriente, con la possibilità di un aumento delle tensioni tra Israele e l'Iran, nonché di un coinvolgimento di altre potenze regionali. Inoltre, il dispiegamento militare americano e le misure di sicurezza adottate da diversi Paesi indicano un clima di alta tensione, che potrebbe influenzare le relazioni internazionali a lungo termine.

La prospettiva futura si basa su un'ulteriore serie di colloqui, che dovranno affrontare le questioni rimaste, tra cui il controllo del programma balistico iraniano e la definizione di un accordo duraturo. Trump ha dato un ultimatum di "dieci a quindici giorni" per decidere se un accordo è possibile o se dovrà ricorrere alla forza, un termine che potrebbe influenzare le scelte future. Al contempo, la decisione di Washington di mettere l'Iran sulla lista nera e il rischio di un conflitto potrebbero portare a un aumento delle pressioni internazionali. La crisi rappresenta un momento cruciale per le relazioni tra gli Stati Uniti e l'Iran, con il potenziale di un accordo che potrebbe stabilizzare la regione o di una escalation che potrebbe portare a conseguenze disastrose. La mediazione omanese, sebbene non abbia risolto tutte le questioni, ha dimostrato che un dialogo è possibile, anche se la strada verso un accordo sembra ancora lunga e complessa.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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