11 mar 2026

Tailandia vota per elezione governo e riforma costituzione

La Thailandia si prepara a vivere un momento decisivo per la sua politica e per la sua stabilità nazionale.

08 febbraio 2026 | 11:19 | 5 min di lettura
Tailandia vota per elezione governo e riforma costituzione
Foto: El País

La Thailandia si prepara a vivere un momento decisivo per la sua politica e per la sua stabilità nazionale. Questa notte, il paese voterà per eleggere i 500 membri della Camera dei Rappresentanti, un'istituzione fondamentale per la governance del paese. I primi risultati delle elezioni, che si svolgeranno in un contesto di forte partecipazione popolare, saranno resi noti in serata. Il processo elettorale, caratterizzato da un flusso continuo di elettori, si svolgerà in diversi centri di voto, tra cui il quartiere commerciale di Ekkamai, dove decine di cittadini attendono pazientemente per depositare le loro tre papelette, corrispondenti al distretto, al partito e al referendum. La partecipazione, che potrebbe raggiungere livelli simili a quelli del 2023, segna una ripresa di interesse per il processo democratico, nonostante le tensioni politiche che hanno segnato gli ultimi anni. Tra i candidati, il Partito del Pueblo e il Bumjaithai si contendono la leadership, mentre il referendum simultaneo sulle nuove norme costituzionali aggiunge un ulteriore strato di complessità alle elezioni.

Il contesto delle elezioni si radica in un periodo di forte instabilità politica, che ha visto il paese attraversare tre diversi governi sin dagli scorsi elettori del maggio 2023. In quel momento, la piattaforma reformista, allora chiamata Avanzar, aveva ottenuto un successo inaspettato grazie a una partecipazione superiore al 70%, ma non aveva potuto formare un governo a causa del veto del Senato, istituito a dedo dal governo militare e dotato del potere di partecipare alla scelta del primo ministro. La situazione si è ulteriormente complicata con la riforma del Senato avvenuta nel giugno 2024, un processo indiretto e intricato che ha cambiato radicalmente la dinamica politica. Con il Senato ora escluso dalla scelta del futuro mandatario, i partiti reformisti, tra cui il Partito del Pueblo, hanno visto un aumento delle possibilità di influenzare il destino del paese. Questo scenario ha spinto il Partito del Pueblo a ridurre il tono di alcuni aspetti chiave per evitare di ripetere l'errore del suo predecessore, Avanzar, che era stato sciolti nel 2024 per aver promosso riforme che mettevano in discussione la legge protettiva della monarchia.

La politica tailandese è sempre stata segnata da un equilibrio precario tra forze conservatrici e riformiste, con il Bumjaithai, il partito del primo ministro interino Anutin Charnvirakul, che cerca di mantenere il potere acquisito nel settembre scorso grazie al supporto del Partito del Pueblo. Il Bumjaithai, però, ha adottato una strategia diversa, enfatizzando una retorica patriottica per rafforzare il suo sostegno, soprattutto in un momento in cui il conflitto frontiero con il Cambogia ha ripreso ad alimentare le tensioni. I combattimenti, che hanno causato circa 100 morti tra giugno e dicembre, hanno dato un'immagine di fragilità alla stabilità del paese. Il Bumjaithai ha cercato di sfruttare questa situazione per guadagnare consensi, promettendo maggiore sicurezza e stabilità. Al tempo stesso, il Partito del Pueblo, che ha rifiutato di aderire alle riforme costituzionali, ha visto un aumento del sostegno tra i cittadini che desiderano un cambiamento radicale. Tra le sue priorità, il rifiuto del sistema giudiziario che ha messo in discussione la sovranità del popolo, un tema che ha trovato eco in un'ampia parte della popolazione.

Le implicazioni delle elezioni si estendono ben al di là del semplice rinnovo della Camera dei Rappresentanti, soprattutto grazie al referendum simultaneo che chiede agli elettori se la Thailandia dovrebbe adottare una nuova Costituzione. Questo plebiscito, se approvato, avvierebbe un lungo processo con ulteriori due referendum prima della ratifica della nuova legge fondamentale. Per il Partito del Pueblo, un "sì" decisivo potrebbe rappresentare una svolta epocale, permettendo di indebolire i meccanismi giudiziari che hanno influenzato i governi civili. Per i sostenitori del Bumjaithai, invece, il referendum è visto come un rischio per la tutela della Costituzione militare, rimasta in vigore dal colpo di Stato del 2014. L'opinione pubblica, però, è divisa: mentre alcuni vedono nella riforma costituzionale un'occasione per ristabilire il rispetto del voto popolare, altri temono che possa portare a ulteriori instabilità. Il dibattito sulle nuove norme costituzionali ha quindi acquisito un ruolo centrale, diventando un elemento chiave per determinare il futuro della Thailandia.

Le elezioni del 2025 rappresentano un momento cruciale per la Thailandia, un paese che ha sempre oscillato tra le forze conservatrici e le riformiste, con il rischio di nuove tensioni se non si riuscirà a trovare un equilibrio. Il risultato del voto non solo deciderà chi governerà il paese, ma potrebbe anche influenzare il destino del sistema democratico, soprattutto se il referendum costituzionale otterrà un sostegno popolare significativo. Il Partito del Pueblo, se riuscirà a consolidare il proprio vantaggio, potrebbe dare un'altra opportunità al paese di riconoscere il potere del popolo, mentre il Bumjaithai dovrà trovare un modo per mantenere il controllo senza alienare troppo la base elettorale. La partecipazione, che sembra essere in aumento, indica un interesse crescente per il processo democratico, ma il futuro resterà incerto finché non si vedranno i risultati ufficiali. La Thailandia, in un momento di transizione, dovrà fare i conti con le sue stesse contraddizioni, cercando di trovare un equilibrio tra stabilità e rinnovamento.

Fonte: El País Articolo originale

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