Sudan: Paramilitari FSR rivendicano controllo su Al-Tina al confine con il Chad
Le forze di supporto rapido (RSF) del Sudan hanno annunciato, sabato 21 febbraio, di aver preso il controllo della città di Al-Tina, situata alla frontiera con il Ciad.
Le forze di supporto rapido (RSF) del Sudan hanno annunciato, sabato 21 febbraio, di aver preso il controllo della città di Al-Tina, situata alla frontiera con il Ciad. L'annuncio è stato reso pubblico attraverso un comunicato diffuso sulla piattaforma Telegram, accompagnato da una video registrazione in cui i combattenti celebrano la conquista sotto una banderola che raffigura il nome della località. La vittoria segna un ulteriore passo avanti per le RSF, che avevano già conquistato due città vicine nel dicembre 2025. Al-Tina era precedentemente controllata dalle forze congiunte, alleate dell'esercito regolare sudafricano, che da aprile 2023 combattono contro i paramilitari del generale Mohammed Hamdan Daglo, noto come "Hemetti". La presa della città strategica nel nord del Darfur rappresenta un colpo significativo per le forze regolari, che hanno perso gran parte del controllo della regione da ottobre 2025, quando le RSF hanno preso El-Facher, l'ultimo bastione dell'esercito regolare in quel settore. L'evento ha riacceso i dibattiti su una guerra che, da anni, ha causato migliaia di vittime e migliaia di sfollati, mettendo in evidenza la complessità e l'impatto devastante del conflitto.
La situazione si è aggravata a causa delle operazioni delle RSF, che hanno portato a un aumento dei combattimenti e di violenze lungo la frontiera con il Ciad. Secondo i rapporti di diversi osservatori, la conquista di Al-Tina è stata accompagnata da episodi di massacri, violenze sessuali e sequestri. L'ONU ha recentemente riferito di "atti di genocidio" commessi dalle RSF, sottolineando l'escalation di un conflitto che ha già causato decine di migliaia di morti. L'annuncio della presa della città ha suscitato reazioni contrastanti: mentre le RSF celebrano la vittoria, il governatore del Darfur pro-Khartoum, Minni Minnawi, ha denunciato un "comportamento crimine ripetuto" che "incarna le pire forme di esazioni a danno degli innocenti". L'assenza di una reazione immediata da parte dell'esercito regolare sudafricano ha alimentato ulteriormente le tensioni, con i media che segnalano un aumento dei scontri e della violenza in tutta la regione.
Il contesto del conflitto si colloca all'interno di un'escalation di violenze che ha coinvolto diverse regioni del Sudan, con le RSF che si sono affermate come una delle forze più potenti del paese. Dopo la caduta di El-Facher, le RSF hanno conquistato gran parte del Darfur, una regione che ha sempre rappresentato un terreno di guerra tra le forze di supporto rapido e l'esercito regolare. La guerra, che ha avuto inizio nel 2023, ha visto un aumento delle operazioni di guerriglia e delle azioni di distruzione di infrastrutture, con conseguenze devastanti per la popolazione civile. La regione del Darfur, già colpita da una crisi alimentare e da un'epidemia di malattie, è diventata un luogo di caos e sofferenza. Le RSF, che operano con metodi estremi, hanno causato un aumento del numero di vittime civili, con migliaia di sfollati che si sono ritirati nei centri urbani o nei campi di accoglienza. La guerra ha anche portato a un aumento del numero di morti tra i membri dell'esercito regolare, con il governo che ha lanciato appelli per la pace e per un cessate il fuoco.
Le implicazioni della presa di Al-Tina sono profonde, sia per il Sudan che per la regione africana. L'espansione delle RSF nel nord del Darfur rappresenta un rischio per la stabilità del paese, con la possibilità di un ulteriore aumento della violenza e della sofferenza. L'ONU ha espresso preoccupazione per l'escalation dei combattimenti e per la crescita del numero di vittime, definendo la situazione come "la peggior crisi umanitaria al mondo". La guerra ha causato il dislocamento di quattordici milioni di persone, con milioni di sfollati che vivono in condizioni di estrema povertà e mancanza di servizi essenziali. Le RSF, che si sono affermate come una forza militare di rilevanza internazionale, continuano a mettere in discussione la legittimità del governo sudafricano, con il rischio di un ulteriore allargamento del conflitto. L'assenza di una soluzione politica ha portato a un aumento della tensione tra le parti in conflitto, con il rischio di un'escalation che potrebbe coinvolgere anche altri Paesi del continente africano.
La crisi nel Sudan segna un punto di svolta per un Paese che ha già subito anni di instabilità politica e sociale. La guerra, che ha visto un aumento del numero di vittime e della sofferenza, ha messo in evidenza le conseguenze devastanti di un conflitto che non si risolve attraverso il dialogo ma attraverso la violenza. Le RSF, che si sono affermate come una forza militare di rilevanza internazionale, continuano a mettere in discussione la legittimità del governo sudafricano, con il rischio di un ulteriore allargamento del conflitto. L'ONU, che ha espresso preoccupazione per la situazione, ha chiesto un intervento internazionale per fermare l'escalation dei combattimenti. La crisi umanitaria, che ha visto il dislocamento di milioni di persone, rappresenta un problema globale che richiede una risposta collettiva. La situazione, che appare sempre più critica, potrebbe portare a un aumento della tensione tra le parti in conflitto, con il rischio di un'escalation che potrebbe coinvolgere anche altri Paesi del continente africano. La strada per la pace sembra tuttavia sempre più difficile, con il rischio che la guerra continui a causare sofferenza e distruzione.
Fonte: Le Monde Articolo originale
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