11 mar 2026

Steve Bannon e Epstein minacciano Papa Francesco

Documenti di Epstein rivelano collaborazione con Bannon per finanziare partiti di destra in Europa e attaccare il papa, svelando un'alleata tra ultradestra americana e forze politiche europee.

06 febbraio 2026 | 23:12 | 5 min di lettura
Steve Bannon e Epstein minacciano Papa Francesco
Foto: El País

La recente liberazione di un vasto archivio di documenti relativi al finanziere Jeffrey Epstein ha acceso nuove luci su un'epopea segreta che ha visto il suo rapporto con Steve Bannon, ideologo di punta del movimento ultradestra statunitense durante il primo mandato di Donald Trump. I messaggi scambiati tra il 2018 e il 2019 tra i due uomini rivelano una strategia complessa volta a finanziare e sostenere partiti populisti di estrema destra in Europa, con l'obiettivo di influenzare le elezioni europee del 2019, e a lanciare un attacco mirato al papa Francesco, visto come simbolo del progressismo e della modernizzazione della Chiesa cattolica. Tra le frasi più significative figurano quelle di Bannon, che esprimeva un desiderio esplicito di "derubare" il pontefice, un termine che ha suscitato scalpore nel mondo cattolico. Questi documenti, resi pubblici da una serie di rivelazioni in Italia, hanno acceso dibattiti su un'alleanza tra l'ultradestra americana e forze politiche europee, svelando una rete di interessi e obiettivi comuni.

I messaggi tra Epstein e Bannon si concentrano su due fronti distinti: la promozione di partiti di destra in Europa e la campagna contro il papa. Nel giugno del 2019, Bannon scriveva a Epstein riferendosi al libro Sodoma: potere e scandalo nel Vaticano di Frédéric Martel, che denunciava la presenza di omosessualità nella Santa Sede. Questo testo, pubblicato due mesi prima, aveva già suscitato reazioni forti tra i gruppi ultraconservatori. Epstein, interessato a svelare retroscenе interne alla Chiesa, era curioso delle dinamiche che avevano portato alla dimissione di Benedetto XVI nel 2013 e della gestione del Banco Vaticano IOR. Inoltre, i documenti rivelano come Bannon avesse intenzione di finanziare partiti come il Fronte Nazionale di Marine Le Pen, La Liga di Matteo Salvini e il Partito Popolare Europeo, con l'obiettivo di aumentare il loro peso nel Parlamento europeo. Tra le sue parole più emblematiche figura una frase in cui annuncia: "Potremo portare da 92 a 200 seggi e bloccare qualsiasi legge sulle criptovalute o su tutto ciò che vogliamo". Questo progetto, però, era accompagnato da un'altra missione: attaccare pubblicamente il papa, visto come un simbolo del "cristianesimo moderno".

Il contesto di questa operazione è legato alla polarizzazione interna alla Chiesa cattolica, che si era intensificata negli anni precedenti. Il pontificato di Francesco, caratterizzato da un impegno ecologista, una critica al capitalismo e una apertura verso i migranti, gli omosessuali e le donne, aveva suscitato una reazione feroce da parte dei gruppi ultraconservatori. All'interno della Chiesa, un nucleo di cardinale aveva iniziato a mettere in discussione le scelte di Francesco, accusandolo di non essere sufficientemente rigoroso nella lotta contro l'abuso di potere. Tra i protagonisti di questa battaglia, il cardinale Carlo Maria Viganò, ex nuncio in America, aveva pubblicamente denunciato il papa per aver coperto gli abusi del cardinale Theodore McCarrick, un caso che aveva scosso l'opinione pubblica. Viganò, escomunicato nel 2024, era diventato un simbolo di una corrente che mirava a un cisma dentro la Chiesa. Al tempo stesso, Bannon aveva sfruttato questa tensione per promuovere un'alleanza tra l'ultradestra americana e le forze politiche europee, ritenendo che la collaborazione tra le due sponde potesse portare a un'espansione del potere politico.

L'analisi di questi documenti rivela implicazioni profonde per la politica europea e per la Chiesa. La strategia di Bannon di finanziare partiti populisti di destra ha avuto un effetto tangibile nel 2019, quando La Liga raggiunse il 34,26% dei seggi, un risultato storico che ha permesso a Salvini di aumentare il suo peso politico. Tuttavia, il progetto di un'alleanza transatlantica non è mai stato realizzato, e le tensioni interne al movimento ultradestra hanno messo in dubbio la sua coerenza. Allo stesso tempo, l'attacco al papa ha rivelato una volontà di ridurre l'influenza della Chiesa cattolica nel dibattito pubblico, un tema che ha suscitato reazioni forti in Italia e in altri paesi. Il papa, però, ha dimostrato una certa capacità di gestire la critica, come dimostrato dal suo commento ironico su un libro che lo accusava di essere un bersaglio per gli americani. Questi eventi hanno posto in evidenza una lotta per il controllo del potere religioso e politico, che continua a influenzare le dinamiche interne al mondo cattolico.

La chiusura di questa vicenda si colloca oggi nel contesto di un'indagine sempre più approfondita su Epstein e sulle sue reti di contatti. Sebbene Salvini abbia rifiutato di riconoscere il legame tra Bannon e le sue attività, i documenti svelano un'alleanza tra figure politiche e finanziarie che ha cercato di influenzare il corso della politica europea. La rete di Bannon, però, non è mai riuscita a realizzare i suoi obiettivi, e le sue strategie sono rimaste spesso nel settore delle teorie e delle promesse. Tuttavia, i messaggi scambiati con Epstein continuano a rappresentare un'indicazione chiara del tipo di collaborazioni che possono nascere tra l'ultradestra e i finanziatori che ne supportano le attività. Mentre i dibattiti sulla moralità e sull'etica politica continuano, il ruolo di figure come Bannon e Epstein rimane un tema di interesse per chi analizza le dinamiche di potere a livello internazionale.

Fonte: El País Articolo originale

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