11 mar 2026

Solidarietà con Gaza: rivendicazioni. 'Non cambieremo il mondo, ma non possiamo voltarci

La 40ª edizione dei Goya, la cerimonia più prestigiosa del cinema spagnolo, ha segnato un momento di forte tensione politica e sociale, con un dibattito acceso su temi di grande rilevanza globale.

01 marzo 2026 | 03:23 | 5 min di lettura
Solidarietà con Gaza: rivendicazioni. 'Non cambieremo il mondo, ma non possiamo voltarci
Foto: El País

La 40ª edizione dei Goya, la cerimonia più prestigiosa del cinema spagnolo, ha segnato un momento di forte tensione politica e sociale, con un dibattito acceso su temi di grande rilevanza globale. La serata, tenutasi a Barcellona il 21 gennaio 2026, ha visto i presentatori e i partecipanti affrontare direttamente questioni come la guerra in Gaza, la situazione in Ucraina, la repressione delle donne in Afganistan e l'impatto delle politiche migratorie in America Latina. Tra i nomi più noti, Luis Tosar, copresentatore del evento, ha immediatamente sottolineato l'importanza di denunciare la "crisi umanitaria in Gaza", accusando Israele di aver "espulso Medici senza frontiere" e lasciato milioni di persone senza accesso ai servizi sanitari. La sua dichiarazione ha acceso un dibattito che ha coinvolto non solo il pubblico, ma anche i registi, gli attori e i produttori presenti. La serata ha rappresentato un chiaro segno di attenzione verso i temi contemporanei, con un'attenzione particolare alle problematiche legate alla giustizia sociale, alla libertà di espressione e alla solidarietà.

La politica ha occupato un ruolo centrale durante la cerimonia, con discorsi che hanno alternato accuse e riflessioni. Il presidente dell'Accademia, Fernando Méndez-Leite, ha ribadito che il 2025 è stato "l'anno più importante della storia del cinema spagnolo", ma ha anche ricordato che il cinema non può restare estraneo alle questioni che segnano il mondo. "Non possiamo guardare altrove", ha sottolineato, riferendosi alle crisi in corso. Tra i momenti più significativi, la presenza di Susan Sarandon, vincitrice del Goya Internazionale, che ha espresso un forte sostegno alle persone in difficoltà. La sua dichiarazione, rivolta a Pedro Sánchez, il presidente spagnolo presente al gala, ha suscitato un forte riscontro. "Il futuro è una successione infinita di presenti", ha detto, citando il filosofo Howard Zinn, "e vivere oggi come crediamo che le persone dovrebbero, desiderando di cambiare ciò che non va, è una vittoria". Queste parole hanno rafforzato l'idea che i Goya non siano solo un evento di intrattenimento, ma un'occasione per dare voce a chi è invisibile.

Il contesto politico e sociale ha influenzato profondamente la serata, con una serie di discorsi che hanno rivelato la profonda sensibilità del cinema spagnolo verso le problematiche globali. La guerra in Ucraina, il conflitto in Israele-Palestina e la situazione in America Latina hanno occupato un posto centrale, con riferimenti espliciti a figure come Jafar Panahi, il regista iraniano perseguitato per le sue opere critiche. La sua presenza al gala, insieme al film Un semplice incidente, ha segnato un chiaro sostegno al cinema come strumento di denuncia. Inoltre, l'attenzione alle questioni di genere e all'accessibilità ha trovato spazio in eventi come la nomination della prima attrice sorda, Miriam Garlo, per la categoria "miglior attrice emergente". Questo ha rappresentato un passo avanti verso una maggiore inclusività, con un'attenzione particolare alle persone con disabilità. La serata ha quindi dimostrato come il cinema possa essere un veicolo per parlare di diritti, libertà e solidarietà, anche in un contesto di crisi.

L'impatto di questa serata va oltre il semplice intrattenimento, rappresentando un'azione collettiva per dare visibilità a temi spesso marginalizzati. La scelta di integrare la politica nel cinema non solo ha rafforzato l'identità di un'industria che ha sempre avuto un forte legame con la società, ma ha anche sottolineato l'importanza di un dibattito aperto. La presenza di nomi come Joaquín Oristrell, vincitore del Goya per il miglior copione per La cena, ha messo in luce come il cinema possa diventare una forma di resistenza. Il suo discorso, che ha richiamato la figura di Franco e la sua dittatura, ha rappresentato un chiaro rifiuto di ogni forma di oppressione. Inoltre, la scelta di utilizzare simboli come la "sandía", il frutto diventato un simbolo della resistenza palestinese, ha dato un'immagine visiva di un dibattito che non si limita a parole. Questi elementi hanno creato un'atmosfera di forte impegno, in cui il cinema non si limita a raccontare storie, ma diventa un'arma di denuncia.

La chiusura della serata ha visto una serie di gesti simbolici che hanno rafforzato l'idea di una comunità unita nel rifiuto del silenzio. L'ultimo premio, assegnato a Miriam Garlo per la sua interpretazione, è stato accolto da un applauso in segno di solidarietà, con le mani aperte per comunicare l'apprezzamento in lingua dei segni. Questo momento ha rappresentato un atto di riconoscimento non solo per la sua performance, ma anche per la sua identità. La sua dichiarazione, in cui ha sottolineato che "nessun essere umano è invisibile", ha messo in luce l'importanza di una società che riconosca le differenze come un valore. La serata dei Goya ha quindi dimostrato che il cinema può essere un luogo di dialogo e di confronto, in cui ogni voce ha un peso e ogni storia ha un significato. Questo dibattito, nato dal cinema, potrebbe diventare un'azione concreta per un mondo migliore.

Fonte: El País Articolo originale

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