Sindacati bloccano negoziati su licenziamenti finché governo non rispetta pensioni
I sindacati CC OO e UGT hanno deciso di sospendere le trattative sulle malattie professionali in attesa che il governo corregga alcune questioni rimaste in sospeso dal recente riforma delle pensioni.
I sindacati CC OO e UGT hanno deciso di sospendere le trattative sulle malattie professionali in attesa che il governo corregga alcune questioni rimaste in sospeso dal recente riforma delle pensioni. L'incontro, tenuto in data 15 ottobre presso la sede del ministero della Salute, ha visto i rappresentanti sindacali e i vertici del mondo imprenditoriale confrontarsi con il segretario di Stato della Sicurezza Sociale, Borja Suárez. I sindacati hanno espresso la volontà di proseguire le negoziazioni solo dopo che il governo avrà risolto le problematiche riguardanti la pensione anticipata e la gestione delle assenze per malattia. Questa decisione nasce da una serie di esigenze specifiche, tra cui la necessità di un adeguamento normativo per il rientro parziale dei dipendenti pubblici e il chiarimento di alcune disposizioni legali relative ai licenziamenti collettivi.
Le richieste avanzate dai sindacati riguardano due aspetti chiave. In primo luogo, si chiede un cambio normativo che permetta il rientro parziale dei dipendenti pubblici, soprattutto quelli delle regioni e dei comuni, che da aprile non possono accedere a questa forma di pensione a causa della riforma delle pensioni. Circa migliaia di lavoratori attendono da mesi di poter andare in pensione, ma la nuova legislazione impone condizioni stringenti. In particolare, i dipendenti che sostituiscono i pensionati parziali devono avere un contratto a tempo indeterminato, full-time e con una durata minima di due anni. Questa norma ha creato un blocco nella pratica, poiché il sistema di assunzione pubblica non riesce a trovare i lavoratori necessari nei tempi previsti.
Un ulteriore problema riguarda le pensioni anticipate forzate per i dipendenti licenziati in seguito a licenziamenti collettivi (ERE). I sindacati chiedono che il governo chiarisca l'interpretazione della disposizione transitoria 34 dell'accordo del 2021, che penalizza le pensioni anticipate. Per i lavoratori licenziati in ERE, la penalizzazione veniva calcolata sulla pensione iniziale, non sulla massima, riducendo il taglio sulle pensioni. Tuttavia, i sindacati denunciano un cambiamento di interpretazione e chiedono garanzie per i lavoratori con basi di cotizzazione elevate, come quelli licenziati recentemente da Telefónica, aziende metalmeccaniche o del settore finanziario. Questi lavoratori si trovano in una situazione di incertezza, poiché non riescono a ottenere le pensioni in condizioni ottimali.
L'attuale sistema di gestione delle pensioni ha creato una serie di ostacoli per i lavoratori pubblici, che erano i soli ad aver potuto ritirarsi parzialmente. La riforma del 2021 ha modificato le regole per tutti i dipendenti, inclusi quelli del settore pubblico, introducendo condizioni più rigide. L'INSS ha cercato di alleviare la situazione nel settembre scorso, permettendo la contrattazione di un sostituto se il primo cessasse prima dei due anni. Tuttavia, questa soluzione non è sufficiente, poiché il sistema di assunzione pubblica rimane rigido e non riesce a trovare i lavoratori necessari. Le regioni come Navarra hanno adottato misure di supporto, ma non sono state sufficienti a risolvere il problema. I sindacati chiedono un intervento legislativo che modifichi le procedure di assunzione per i sostituti, evitando di contabilizzarli nei bandi di lavoro pubblico.
La sospensione delle trattative ha riacceso il dibattito su come gestire le pensioni e le condizioni di lavoro in un contesto di riforma strutturale. Il governo, attraverso il ministero della Salute, ha espresso la volontà di risolvere le questioni rimaste, ma i sindacati non si sono arresi e hanno rafforzato la loro posizione. L'obiettivo è di garantire diritti e sicurezza ai lavoratori, anche se ciò richiede un confronto su temi complessi e sensibili. La situazione rappresenta un punto di tensione tra le parti sociali e il governo, con conseguenze potenzialmente significative per il mercato del lavoro e la stabilità sociale. La soluzione richiederà un accordo che bilanci i bisogni dei lavoratori con le esigenze del sistema pensionistico.
Fonte: El País Articolo originale
Argomenti
Articoli Correlati
Il commissario ex capo dei Mossos Eduard Sallent lascia il corpo
4 giorni fa
Ayuso va a New York fra le tensioni fra Trump e Sánchez
4 giorni fa
Cipro, portaerei naturale tra difesa e spionaggio
4 giorni fa