11 mar 2026

Silenzio: il prezzo per entrare nel mondo di Epstein

La notizia che ha scosso il mondo del potere e della ricchezza è la complicità silenziosa di un circolo di personalità di alto livello nei confronti di Jeffrey Epstein, il miliardario accusato di traffico di minori e abusi sessuali.

18 febbraio 2026 | 03:40 | 5 min di lettura
Silenzio: il prezzo per entrare nel mondo di Epstein
Foto: The New York Times

La notizia che ha scosso il mondo del potere e della ricchezza è la complicità silenziosa di un circolo di personalità di alto livello nei confronti di Jeffrey Epstein, il miliardario accusato di traffico di minori e abusi sessuali. La vicenda, che si è svolta tra il 2009 e il 2019, ha messo in luce come un gruppo di uomini e donne influenti, tra cui Elon Musk, Steve Bannon e Bill Gates, abbia accolto senza esitazione un uomo che aveva già un passato di condanne per reati sessuali. La domanda che sorge spontanea è: perché nessuno ha detto nulla? La risposta si trova nei dettagli di una rete sociale complessa, in cui l'abbigliamento di potere e l'ambiguità delle relazioni hanno permesso a Epstein di muoversi con impunità. La sua condanna nel 2008 per aver reclutato ragazze di età minore per attività sessuali non ha fermato la sua carriera, né ha attirato l'attenzione di chi aveva accesso alle sue attività. Anzi, ha sembrato accelerare il suo accesso a nuovi strati di ricchezza e influenza.

Epstein, dopo la liberazione dal carcere nel 2009, ha continuato a costruire il suo network elitario, rafforzando i legami con figure chiave del mondo finanziario, politico e culturale. Le email intercettate rivelano come avesse già in mente progetti per un nuovo ambiente per massaggi su un'isola privata e come fosse attivo nel reclutamento di ragazze da ogni parte del mondo, valutandone l'aspetto fisico e la lingua. Una nota del 2011 descrive una donna di 21 anni come "molto bella, fresca" ma con "poca conoscenza della lingua inglese", indicando un criterio di selezione che non si limitava alle capacità tecniche. Contemporaneamente, ha continuato a viaggiare accompagnato da un gruppo di giovani donne, chiamate da lui "assistenti" o "studenti", ma che in realtà erano parte di un sistema di controllo e sfruttamento. La sua posizione di registrato come pedofilo in Florida e New York era nota, ma non ha mai ostacolato i suoi rapporti con figure come Richard Branson, che lo aveva definito come un "harem" di donne, o Deepak Chopra, che in un momento di stanchezza aveva chiesto a Epstein di mandargli due ragazze.

Il contesto di questa vicenda si colloca in un periodo in cui i limiti tra potere e abuso erano spesso oscurati da una cultura che tollerava comportamenti eticamente discutibili, soprattutto quando si trattava di individui di alto prestigio. Il caso Epstein si inserisce in una serie di episodi in cui personaggi pubblici, come il presidente degli Stati Uniti o candidati a cariche pubbliche, avevano commesso atti sessuali con donne in modo non esplicito, senza risentire delle conseguenze. Questo ha creato un clima in cui le norme sociali e legali erano meno rigorose, permettendo a Epstein di operare con una certa libertà. La sua capacità di costruire un network di potere, in cui ogni membro aveva un interesse personale nel mantenere l'equilibrio, ha reso difficile il riconoscimento di un abuso sistemico. Il fatto che alcuni dei suoi amici avessero già conosciuto i suoi comportamenti, ma non avessero reagito, indica un'alleanza di convenienza piuttosto che un'azione etica.

L'analisi delle dinamiche psicologiche che hanno permesso a Epstein di agire senza intervento mostra come il concetto di "gruppo di appartenenza" (in-group) abbia giocato un ruolo cruciale. Le persone che frequentavano il suo mondo si sentivano parte di un circolo esclusivo, in cui l'accesso a risorse, opportunità e influenze era un vantaggio. Epstein, con la sua abilità di creare una sorta di distanza tra sé e i propri collaboratori, ha evitato che i membri del gruppo si sentissero incolpabili. Inoltre, la sua capacità di offrire benefici materiali, come finanziamenti per studi o accesso a servizi di lusso, ha reso difficile per chiunque rifiutare le sue richieste. L'abbigliamento di potere, che Epstein portava come una forma di status, ha anche contribuito a creare un ambiente in cui le sue azioni erano percepite come un'esperienza unica, non come un abuso. La psicologa Tessa West ha definito questa situazione come un "silenzio volontario", in cui le persone hanno scelto di non agire nonostante avessero visto segnali di pericolo.

La chiusura di questa vicenda non si limita al processo giudiziario che Epstein ha affrontato, ma si estende a una riflessione su come i sistemi di potere possano proteggere individui che violano le norme. La sua morte in carcere nel 2019 non ha cancellato le accuse, né ha fermato le voci di chi ha riconosciuto l'errore di avergli permesso di operare. La figura di Kathryn Ruemmler, ex consigliere del presidente Obama, ha segnato un punto di svolta, poiché ha rifiutato di sostenere le sue azioni, pur riconoscendo la complessità della situazione. La sua decisione di lasciare Goldman Sachs dopo aver riconosciuto la gravità del caso ha sottolineato che il silenzio non è sempre una scelta deliberata, ma può essere il frutto di una mancanza di coraggio o di una cultura che non premia la verità. La lezione di questa storia è che il potere, quando non è accompagnato da responsabilità, può diventare una forza distruttiva, ma anche una barriera al cambiamento. La sfida futura è quella di creare un sistema in cui le voci dei più deboli non siano soffocate da quelle dei potenti.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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