11 mar 2026

Senato approva reforma di Milei, proteste in strada

Il governo argentino, guidato da Javier Milei, ha registrato la sua prima vittoria legislativa del 2026, approvando un progetto di riforma del lavoro che ha suscitato un clamore internazionale.

12 febbraio 2026 | 08:55 | 5 min di lettura
Senato approva reforma di Milei, proteste in strada
Foto: El País

Il governo argentino, guidato da Javier Milei, ha registrato la sua prima vittoria legislativa del 2026, approvando un progetto di riforma del lavoro che ha suscitato un clamore internazionale. Il Senato argentino ha dato la media sanción al provvedimento, ottenendo 42 voti a favore e 30 contrari. La decisione, presa in un clima di tensione e proteste, ha visto almeno 15 feriti e una treintina di arresti durante le manifestazioni. La riforma mira a modificare il sistema di lavoro, che da oltre cinquant'anni è regolato da un regime originato nel 1974, con l'obiettivo di ridurre i litigiosi conflitti tra datori e lavoratori e contrastare l'informalità, che oggi rappresenta il 43% del mercato del lavoro. L'opposizione, però, ha criticato il provvedimento, sostenendo che favorisca soprattutto le grandi aziende e precarizzi le condizioni dei lavoratori. La riforma, ora in discussione anche nella Camera dei Deputati, è un passo fondamentale per la politica di Milei, che mira a modernizzare l'economia e ridurre i costi per le imprese.

La discussione nel Senato si è protratta per oltre quattordici ore, fino a tarda notte, con un clima di forte opposizione da parte di diversi gruppi politici. Il partito di Milei, La Libertà Avanza, ha ottenuto il sostegno di altri alleati, tra cui il conservatore Pro, la centrista Unione Civica Radicale e forze provinciali di vario orientamento. La leader del blocco governativo, Patricia Bullrich, ha sottolineato che la legislazione attuale è "obsoleta" e non risponde più alle esigenze di un mercato del lavoro radicalmente cambiato. Ha sottolineato come il Paese non abbia creato nuovi posti di lavoro negli ultimi quindici anni e ha difeso la riforma come un passo verso un futuro più competitivo. La proposta, però, ha suscitato forti critiche, soprattutto per l'introduzione di misure che potrebbero indebolire i diritti dei dipendenti. Tra i cambiamenti più discussi c'è la possibilità di ridurre i costi dei licenziamenti, estendere la giornata lavorativa fino a dodici ore al giorno e creare un fondo per finanziare le indennità di licenziamento a carico del sistema pensionistico.

Il contesto storico della riforma è radicato in una legislazione laborale che ha governato l'Argentina per decenni, ma che oggi si ritiene inadeguata alle nuove dinamiche economiche. Il sistema attuale, originato nel 1974, prevedeva un quadro normativo che si adattava a un mercato del lavoro meno complesso e meno globalizzato. Con l'ascesa dell'economia digitale e l'aumento del lavoro informale, il governo ha ritenuto necessario rivedere le norme per ridurre i costi per le imprese e stimolare la crescita. Tuttavia, l'opposizione ha sottolineato come questa riforma possa compromettere i diritti dei lavoratori, soprattutto in un Paese dove la disoccupazione e la povertà sono problemi cronici. La riforma, inoltre, si colloca in un contesto di grave crisi economica, con un tasso di inflazione che nel 2025 ha raggiunto il 31,5%. Questo contesto ha reso la decisione del Senato particolarmente sensibile, poiché si tratta di un provvedimento che potrebbe influenzare profondamente il rapporto tra Stato, imprese e lavoratori.

Le implicazioni della riforma sono profonde e potrebbero avere conseguenze sia positive che negative. Dall'una parte, il governo promette un'aggiustamento del sistema che potrebbe ridurre i costi per le aziende e incentivare la creazione di posti di lavoro. Dall'altra, l'opposizione teme che la misura possa indebolire i diritti dei dipendenti e aumentare la precarietà. Tra i punti più controversi c'è il fondo per i licenziamenti, che potrebbe iniettare circa 4 miliardi di dollari annuali nel mercato finanziario locale, ma che è visto come un'alternativa al sistema pensionistico esistente. I sindacati hanno espresso preoccupazione per il fatto che le aziende potrebbero ridurre le ore extras con un compenso in giorni liberi o riduzione della settimana, con un impatto significativo sulle condizioni di lavoro. Inoltre, la riforma limita il potere dei sindacati, privilegiando gli accordi aziendali rispetto ai contratti collettivi nazionali, un aspetto che potrebbe ridurre la capacità di negoziazione dei lavoratori. Questi elementi hanno alimentato le proteste, che si sono intensificate in diverse città, con la partecipazione di migliaia di persone che hanno espresso il loro dissenso.

La riforma ora dovrà affrontare l'ultimo passo legislativo, la Camera dei Deputati, dove potrebbe incontrare resistenze simili a quelle del Senato. L'opposizione kirchnerista ha già annunciato che, se approvata, porterà il provvedimento davanti al Tribunale per valutarne la costituzionalità. La decisione del Senato ha suscitato reazioni contrastanti in tutto il Paese, con il governo che celebra un passo avanti verso una modernizzazione del sistema economico e l'opposizione che vede in questa riforma un rischio per i diritti dei lavoratori. La situazione rimane delicata, con un clima di tensione che potrebbe influenzare le prossime scelte politiche in Argentina. La riforma del lavoro rappresenta non solo un tema di discussione, ma anche un riflesso delle profonde divisioni sociali e economiche che caratterizzano il Paese. La sua approvazione o il suo blocco potrebbe segnare un punto di svolta per la politica argentina negli anni a venire.

Fonte: El País Articolo originale

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