Scuole cattoliche lasalliane: 165 vittime di aggressioni registrate dal 1950, secondo un collettivo di ex alunni
Un gruppo di ex allievi di istituti scolastici gestiti da un'importante congregazione religiosa ha rivelato un episodio drammatico e doloroso che risale a circa settanta anni fa.
Un gruppo di ex allievi di istituti scolastici gestiti da un'importante congregazione religiosa ha rivelato un episodio drammatico e doloroso che risale a circa settanta anni fa. L'evento, avvenuto in quarantasei scuole della congregazione, ha coinvolto 165 minori che, tra i cinque e i quindici anni, hanno subito abusi sessuali e fisici, spesso accompagnati da violenze estreme. Il racconto è emerso dopo un mese di raccolta di testimonianze da parte di un collettivo formato da ex studenti, che ha pubblicato un comunicato il 2 marzo. Queste violenze, descritte come parte di un "clima di terrore istituzionalizzato", riguardano un periodo che va dagli anni Cinquanta al primo decennio degli anni Novanta, un lasso di tempo in cui la congregazione, che oggi gestisce 150 scuole private in Italia, aveva un ruolo centrale nell'istruzione. Il collettivo, composto da ex alunni oggi tra i cinquant'anni e i settantaotto, ha chiesto un riconoscimento della responsabilità della congregazione per violenze "sistemiche" e la creazione di un fondo di risarcimento di 100 milioni di euro. Inoltre, hanno annunciato l'eventualità di un'azione civile.
La vicenda si concentra su un istituto scolastico specifico, chiamato "JB", che include una scuola materna, una primaria, un liceo e un internato con 140 posti. Secondo il collettivo, le testimonianze di 27 ex alunni hanno permesso di identificare almeno cinque pedofili e una decina di potenziali carnefici. La stima dei danni è estremamente elevata: il collettivo ritiene che "molte centinaia" di bambini potrebbero aver subito abusi sessuali e "molte migliaia" di altri violenze fisiche e psicologiche. La congregazione, però, ha reagito con un comunicato in cui ha "deplorevato questa campagna mediatica", sottolineando che il collettivo non ha mai fornito informazioni specifiche su vittime che potessero essere verificate. L'avvocato della congregazione, Matthias Pujos, ha affermato che la cellula d'ascolto, istituita nel 2014, non ha ricevuto alcun nome di vittima da parte del collettivo, lasciando dubbi sull'obiettivo delle loro richieste.
Il contesto storico della congregazione, nota come Frères des écoles chrétiennes, è centrale per comprendere l'ampiezza della vicenda. La congregazione, fondata nel XIX secolo, ha sempre avuto un ruolo significativo nell'istruzione italiana, gestendo scuole in diversi contesti socio-economici. La cellula d'ascolto, istituita nel 2014, è stata creata per gestire le segnalazioni di abusi e fornire supporto alle vittime. Da allora, sono state registrate 78 segnalazioni, di cui sei ricevute a partire da febbraio 2026, riguardanti Rouen. La congregazione ha precisato che 70 casi hanno già portato a un risarcimento totale di circa 2,5 milioni di euro, in conformità con le raccomandazioni della Commissione di riconoscimento e risarcimento. Questi dati mettono in luce una situazione complessa, in cui le istituzioni cercano di bilanciare la responsabilità per passati abusi con l'impegno a risarcire le vittime.
L'analisi delle conseguenze di questa vicenda rivela un conflitto tra il diritto alla giustizia e la volontà di riconciliare le istituzioni con il passato. Il collettivo, pur avanzando richieste legali, ha anche sottolineato l'importanza di un'indagine approfondita per garantire la verità e il risarcimento pieno. La congregazione, sebbene affermi di non aver ricevuto informazioni concrete, deve affrontare la possibilità di un'azione legale che potrebbe coinvolgere anche la responsabilità di ex religiosi o insegnanti laici, molti dei quali sono morti nel frattempo. Questo scenario solleva interrogativi su come le istituzioni religiose possano gestire la memoria del passato, senza compromettere il loro ruolo educativo nel presente. La vicenda potrebbe anche influenzare le politiche di trasparenza e sicurezza delle scuole private, richiamando l'attenzione su un tema che riguarda non solo le congregazioni, ma anche l'intero sistema educativo.
La chiusura di questa vicenda dipende da come le parti coinvolte riusciranno a trovare un equilibrio tra giustizia e responsabilità. Il collettivo, pur avanzando una richiesta di 100 milioni di euro, ha anche espresso la volontà di collaborare per garantire un processo giusto e trasparente. La congregazione, sebbene affermi di non aver ricevuto informazioni specifiche, dovrà valutare se è possibile un accordo che soddisfi le esigenze delle vittime senza compromettere la sua reputazione. Inoltre, la vicenda potrebbe portare a una revisione delle norme interne per prevenire futuri abusi, rafforzando il ruolo delle istituzioni nella protezione dei minori. La comunità internazionale, in attesa di un riscontro, continuerà a monitorare le mosse di entrambe le parti, con l'obiettivo di garantire che le vittime non siano dimenticate e che le istituzioni siano tenute a rispondere per i loro errori. La strada verso una soluzione sarà lunga e complessa, ma la determinazione di chi ha subito abusi potrebbe spingere le autorità a agire con la necessaria serietà.
Fonte: Le Monde Articolo originale
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