11 mar 2026

Scooter, quad e moto d'acqua: grande deposito banda Serpentone

Un'organizzazione criminale che operava in zona Corviale, all'ombra del Serpentone, ha messo in atto un'attività di furto e riciclaggio su vasta scala, concentrata principalmente su ciclomotori, ma anche su quads, moto da cross e mezzi d'acqua.

25 febbraio 2026 | 16:27 | 4 min di lettura
Scooter, quad e moto d'acqua: grande deposito banda Serpentone
Foto: RomaToday

Un'organizzazione criminale che operava in zona Corviale, all'ombra del Serpentone, ha messo in atto un'attività di furto e riciclaggio su vasta scala, concentrata principalmente su ciclomotori, ma anche su quads, moto da cross e mezzi d'acqua. L'indagine, conclusasi con un blitz tra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio, ha portato alla sequestro di sessanta mezzi, tra cui anche un natante. L'organizzazione, guidata da un uomo di quaranta anni originario di Roma, aveva come alleati ragazzi più giovani, alcuni dei quali minorenni legati da rapporti di parentela. L'obiettivo era sfruttare il mercato nero, trasformando le refurtive in oggetti di alto valore o in componenti vendibili singolarmente. La strategia dell'associazione, che si era sviluppata nel corso di anni, includeva una rete di depositi e un sistema di trasporto che permetteva di muovere i beni rubati in diverse aree del quartiere, evitando di concentrare l'attività in un unico punto. Questa distribuzione dei luoghi era una misura presa per sviare le indagini e ridurre il rischio di essere individuati dalle forze dell'ordine.

La struttura operativa dell'organizzazione era ben definita: i ciclomotori venivano rubati in zone limitrofe, poi trasferiti in furgoni a noleggio per essere portati nei depositi interni al complesso abitativo del municipio XI. Una volta lì, i mezzi erano scomposti o modificati per renderli più difficili da identificare, prima di essere rivenduti. I componenti più pregiati, come i motori o le batterie, venivano venduti separatamente, mentre i mezzi completi trovavano acquirenti in aree periferiche dove la domanda era alta. L'intero sistema era supportato da una rete di contatti che includeva anche persone che gestivano la vendita o il trasporto, creando una catena di collaborazione che rendeva difficile il tracciamento delle attività. La presenza di minorenni all'interno del gruppo era un aspetto particolare, poiché spesso si trattava di figli o parenti stretti di membri adulti, che contribuivano alle operazioni in modo anonimo ma efficace.

L'area di Corviale, notoriamente problematica per l'incidenza del crimine organizzato, è diventata un punto di riferimento per diverse attività illegali, tra cui il furto di ciclomotori e il riciclaggio. La zona, caratterizzata da un'alta concentrazione di abitazioni popolari e un'infrastruttura limitata, ha creato condizioni favorevoli per il nascondimento di beni rubati e per la gestione di operazioni clandestine. Negli anni, il quartiere ha visto l'emergere di gruppi che si sono specializzati nel sfruttamento dei mezzi di trasporto, sfruttando la scarsità di controlli e la facilità di accesso a aree abitate. L'organizzazione in questione, però, ha raggiunto un livello di professionalità che la distingue da altre attività del settore, grazie a un sistema di distribuzione che ha evitato di concentrare le operazioni in un unico luogo. Questo approccio ha reso più complessa l'indagine, poiché gli agenti dovevano seguire diversi indizi e tracciare una rete che si estendeva per tutta la zona.

L'operazione di sgombero, avvenuta nella mattinata del 25 febbraio, ha messo in luce l'efficacia delle indagini e la capacità delle forze dell'ordine di smantellare un'organizzazione che operava in modo strutturato. Tra i 60 mezzi sequestrati, oltre ai ciclomotori, è stata trovata anche una motocicletta d'acqua, un elemento che evidenzia la diversificazione delle attività del gruppo. Il capo dell'organizzazione, un uomo di quaranta anni già noto alle autorità per precedenti reati, è stato arrestato insieme a due minorenni, mentre un altro minorenne è stato collocato in una comunità protetta. Tutti i soggetti coinvolti sono ora a disposizione della magistratura, accusati di associazione a delinquere, furto, ricettazione e riciclaggio. Altri individui, che avevano contribuito alle attività in modo marginale, sono stati invitati a comparire per un interrogatorio preventivo, segno che l'indagine si sta allargando per identificare tutti i membri del gruppo.

La cattura di questa organizzazione rappresenta un colpo significativo per il contrasto al crimine organizzato in zona Corviale, ma anche un segnale di allerta per le autorità. L'efficienza del gruppo, che ha utilizzato strategie di distribuzione e collaborazione tra membri, dimostra come il fenomeno del riciclaggio di beni rubati possa evolversi in forme sempre più complesse. La gestione dei minorenni all'interno del gruppo, in particolare, solleva questioni sulle responsabilità educative e sulle politiche di prevenzione del crimine giovanile. Per il futuro, è probabile che le indagini si concentrino anche sui mercati di sbocco dei beni rubati, per intercettare eventuali reti di compratori che alimentano il mercato nero. L'operazione, sebbene riuscita, sottolinea la necessità di un impegno continuo da parte delle forze dell'ordine e delle istituzioni per contrastare attività che sfruttano le debolezze di aree marginali.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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