11 mar 2026

Scontri a Sydney: durante la visita di Herzog in Australia, polizia e manifestanti in conflitto.

Israele, in una visita in Australia sottoposta a misure di sicurezza rigorose, ha affrontato un clima di tensione e proteste.

09 febbraio 2026 | 14:58 | 4 min di lettura
Scontri a Sydney: durante la visita di Herzog in Australia, polizia e manifestanti in conflitto.
Foto: Le Monde

Israele, in una visita in Australia sottoposta a misure di sicurezza rigorose, ha affrontato un clima di tensione e proteste. Il presidente del paese, Isaac Herzog, ha promesso di sconfiggere il fenomeno dell'antisemitismo, ma la sua presenza a Sydney ha suscitato reazioni contrapposte da parte di manifestanti e autorità. La visita, che si è svolta il 9 febbraio, è stata accompagnata da scontri tra polizia e gruppi in marcia a sostegno del popolo palestinese, che hanno chiesto l'indagine per il presunto genocidio in Gaza. L'evento, destinato a commemorare le vittime dell'attentato di Bondi, ha visto l'impiego di gas lacrimogeni e l'arresto di almeno quindici persone, tra cui giornalisti e manifestanti. La polizia australiana ha rifiutato di commentare i dettagli, mentre il gruppo Palestine Action ha denunciato l'uso eccessivo della forza da parte delle autorità.

La visita di Herzog, che includeva un omaggio alle vittime dell'attentato del 14 dicembre, è stata un momento di forte simbolismo. Il presidente ha espresso solidarietà verso la comunità ebraica, sottolineando la determinazione a combattere la violenza e l'odio. La cerimonia, tenuta sotto la pioggia, ha visto il deposito di una corona di fiori sui luoghi dell'attentato, che ha causato 15 morti, tra cui un anziano sopravvissuto alla Shoah, un bambino di dieci anni e un uomo che aveva tentato di fermare uno degli assassini. Sajid Akram e suo figlio Naveed, accusati di aver aperto il fuoco sulla folla durante la festa di Hanouka, sono stati identificati come responsabili dell'attentato, che le autorità hanno attribuito all'ideologia dell'ISIS. Tuttavia, i due non erano affiliati a un'organizzazione terroristica e non hanno ricevuto supporto esterno.

L'episodio di Bondi ha suscitato un dibattito su questioni di sicurezza e antisemitismo in Australia, dove la comunità ebraica ha espresso preoccupazione per l'incremento del fenomeno. Le proteste contro Herzog, che si sono sviluppate in diverse città, hanno riacceso le tensioni legate alla politica israeliana in Medio Oriente. Il governo australiano, guidato da Anthony Albanese, ha cercato di bilanciare le esigenze di sicurezza e di unità nazionale, riconoscendo le vittime e chiedendo di non importare il conflitto in Australia. Tuttavia, le accuse di antisemitismo rivolte al governo hanno suscitato critiche da parte di alcuni membri della comunità ebraica, che hanno accusato il governo di non aver fatto abbastanza per contrastare il fenomeno.

L'incidente di Bondi ha anche acceso un dibattito internazionale sulle responsabilità di Israele in Gaza. Una commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite, istituita nel 2025, ha riferito che Israele avrebbe commesso un genocidio, un'accusa che Israele ha respinto come "biasiata e falsa". La polizia australiana ha garantito un'immunità completa al presidente israeliano, ma le opposizioni interne alla comunità ebraica, come il Conseil juif d'Australie, hanno criticato la visita, ritenendo che Herzog abbia contribuito alla distruzione di Gaza. Queste divergenze interni alla comunità ebraica riflettono un clima di divisione tra chi sostiene il sostegno al governo israeliano e chi chiede una maggiore attenzione alla pace e alla giustizia.

La visita di Herzog in Australia segna un momento cruciale per le relazioni bilaterali e per la gestione della questione antisemitismo. Mentre il governo australiano cerca di mantenere la neutralità, le proteste e le tensioni si proiettano verso il futuro, con il rischio di ulteriori confronti. La comunità ebraica, divisa tra appoggio e critica, dovrà affrontare la sfida di unire le forze per affrontare il fenomeno del razzismo e della violenza. Il tema dell'antisemitismo, inoltre, rimane un punto di discussione globale, con le istituzioni internazionali che continuano a monitorare le dinamiche politiche e sociali in atto. La situazione richiede un approccio equilibrato, che tenga conto della sicurezza, della giustizia e della pace, elementi che rimangono al centro delle preoccupazioni di un Paese in cerca di un equilibrio tra diversi interessi e valori.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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