Scompare Mario Merlino
Mario Merlino, storico militante politico e intellettuale, è morto a Roma all'età di 81 anni.
Mario Merlino, storico militante politico e intellettuale, è morto a Roma all'età di 81 anni. La notizia del decesso del leader anarchico, noto per la sua lunga militanza in Avanguardia Nazionale e per il ruolo cruciale nella fondazione del Circolo anarchico 22 marzo, ha scosso il mondo della sinistra italiana e dei movimenti radicali. Merlino, nato nel 1942, ha vissuto un'epoca di grandi cambiamenti politici e sociali, segnata da contestazioni, lotte e lotta armata. La sua vita è stata un riflesso del clima di tensione che caratterizzava l'Italia negli anni Sessanta e Settanta, un periodo in cui le ideologie radicali si affacciavano al centro della scena nazionale. La sua morte segna la fine di un'epoca e la scomparsa di una figura che ha lasciato un segno indelebile nel panorama politico e culturale del paese.
Merlino ha iniziato la sua attività politica giovanile all'interno dell'Msi, entrando a 18 anni nella storica sezione di Colle Oppio, un'esperienza che lo ha segnato profondamente. Dopo due anni, ha abbandonato il partito in polemica con l'accordo tra Arturo Michelini e Giorgio Almirante, un accordo che portò Michelini a essere riconfermato segretario dell'Msi. Questo episodio rappresentò per Merlino un punto di rottura, spingendolo a aderire al Centro Studi Ordine Nuovo di Pino Rauti, un gruppo di pensatori e intellettuali che miravano a una rivoluzione sociale. Poco dopo, ha fatto parte di Avanguardia Nazionale, il movimento di Stefano Delle Chiaie, un'organizzazione radicale che si ispirava alle idee di destra e alla lotta armata. Questa scelta lo ha portato a partecipare agli scontri di Valle Giulia del 1968, un episodio che segnò l'inizio di una fase di intensa violenza e di confronti tra le forze politiche.
L'esperienza di Merlino non si limitò al mondo della destra radicale. Dopo gli scontri di Valle Giulia, ha fatto parte della delegazione di Avanguardia Nazionale e del Fuan-Caravella che si recò in Grecia per l'anniversario della presa del potere dei colonnelli, un evento che lo ha spinto a confrontarsi con il mondo anarchico. Ha iniziato a frequentare il circolo "Bakunin" a Roma, dove si incontravano figure come Pietro Valpreda, e ha partecipato alla fondazione del Circolo anarchico 22 marzo, un'azione che lo ha visto diventare un punto di riferimento per chi cercava alternative alla destra tradizionale. Tuttavia, alcuni lo hanno accusato di essere un infiltrato di Avanguardia Nazionale all'interno del circuito anarchico, un'accusa che non ha mai rinnegato, mantenendo un legame con le idee di destra radicale anche dopo aver abbandonato la militanza politica attiva.
La vita di Merlino si è intrecciata strettamente con l'episodio della strage di piazza Fontana, un evento che ha segnato la storia italiana e che ha coinvolto numerose figure politiche e intellettuali. Fu condannato a quattro anni di reclusione per associazione sovversiva nel 1979, una condanna confermata in secondo grado nel 1981. Tuttavia, la sua storia giudiziaria non si è conclusa lì. Dopo la riapertura del processo per l'annullamento della sentenza di Catanzaro da parte della Cassazione, Merlino fu assolto dalla Corte d'assise d'appello di Bari per insufficienza di prove nel 1985 e infine definitivamente scagionato nel gennaio 1987 dalla Cassazione. Questo processo, lungo e tormentato, ha rappresentato un'esperienza che ha plasmato la sua visione della giustizia e della politica. La sua assoluzione ha rafforzato la sua immagine come figura che non si è mai arresa alle accuse, ma ha sempre cercato la verità.
Dopo aver lasciato la politica attiva, Merlino si è dedicato all'insegnamento, diventando docente di storia e filosofia in un liceo scientifico del quartiere Centocelle. Ha continuato a contribuire alla cultura e alla conoscenza della storia recente, organizzando corsi scolastici, pubblicando saggi e articoli, e collaborando con associazioni culturali come Raido e la casa editrice Settimo Sigillo. Tra le sue opere più note si annovera la cura della ristampa dei Poemi di Fresnes di Robert Brasillach, un'azione che ha riconosciuto il valore della letteratura francese nel contesto italiano. Ha anche pubblicato l'autobiografico "E venne Valle Giulia," un libro che racconta la sua esperienza politica e le sue riflessioni su un periodo di grande tensione. Merlino è morto lasciando un'eredità culturale e politica che continua a influenzare chi si occupa di storia, filosofia e movimenti radicali. La sua figura rimane un simbolo di un'epoca in cui la politica e la cultura si intrecciavano in modo profondo, e la sua vita è un esempio di come le idee possano superare i limiti del tempo.
Fonte: RomaToday Articolo originale
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