Sciopero dei docenti: scuole chiuse per 50mila studenti
La città di San Francisco ha visto scendere in piazza per la prima volta in quasi mezzo secolo i docenti pubblici, chiudendo le scuole e mettendo in difficoltà circa 50.000 studenti.
La città di San Francisco ha visto scendere in piazza per la prima volta in quasi mezzo secolo i docenti pubblici, chiudendo le scuole e mettendo in difficoltà circa 50.000 studenti. L'azione sindacale, avviata martedì, nasce da un blocco delle trattative tra il sindacato United Educators of San Francisco e la scuola pubblica locale, che non hanno raggiunto un accordo su aumenti salariali e costi sanitari. Il sindacato, che rappresenta circa 6.000 educatori, counselor e infermieri in più di 100 scuole, ha deciso di interrompere le lezioni dopo mesi di negoziati senza risultati. La decisione ha suscitato preoccupazione tra genitori e istituzioni, che temono l'impatto sull'istruzione di una nuova interruzione scolastica. La chiusura non ha una data di fine definita, unica eccezione rispetto al passato, quando lo sciopero del 1979 aveva durato quasi sette settimane, tra i più lunghi nella storia dello stato.
La causa principale dello sciopero riguarda la crescente pressione sui costi sanitari per i dipendenti scolastici. Secondo il sindacato, le polizze sanitarie individuali, puramente coperte dal distretto, costano ai docenti circa 1.200 dollari al mese, un importo che potrebbe salire a 1.500 dollari a causa dell'inflazione. Questi costi, uniti all'incertezza economica, hanno spinto molti insegnanti a lasciare il distretto, creando carenze che danneggiano l'istruzione. Il sindaco Daniel Lurie ha chiesto al sindacato di posticipare lo sciopero, ma il presidente del sindacato, Cassondra Curiel, ha ribadito che la crisi finanziaria per le famiglie dei docenti è reale e non può essere ignorata. La situazione si complica ulteriormente con il fatto che, nonostante i finanziamenti record per studente in California, molti distretti scolastici non riescono a bilanciare i loro conti a causa della riduzione del numero di alunni e dell'aumento delle spese.
L'azione di San Francisco non è isolata. Negli ultimi mesi, sindacati docenti in diversi distretti californiani, tra cui Los Angeles, San Diego e due district vicini a Sacramento, hanno autorizzato scioperi per pressare le autorità scolastiche a concedere aumenti salariali. Questa ondata di azioni sindacali è stata ispirata dal movimento "We Can't Wait" lanciato lo scorso anno dal California Teachers Association, che ha sostenuto l'idea di utilizzare lo sciopero come strumento per ottenere miglioramenti. L'esempio di Richmond, dove un sciopero di quasi una settimana ha portato a un aumento del 8 per cento, ha mostrato che la strategia sta funzionando. Tuttavia, il sindaco di San Francisco, Maria Su, ha dichiarato che lo sciopero ha costretto il distretto a chiudere le scuole, un atto che ha suscitato proteste da parte di genitori e insegnanti.
Il contesto si allarga al sistema educativo californiano, che nonostante i finanziamenti elevati, soffre di deficit finanziari. La riduzione del numero di studenti ha ridotto i fondi disponibili per i distretti, che non riescono a ridurre lo staff in parallelo con la perdita di alunni. Inoltre, l'aumento della disoccupazione e l'assenteismo, che si è aggravato durante la pandemia, hanno ulteriormente complicato la situazione. Tony Thurmond, il superintendente dello stato, ha proposto una legge per modificare il sistema di finanziamento, basandolo sul numero di studenti iscritti invece che sull'andamento delle presenze. Tuttavia, il piano, che richiede un investimento di oltre 3 miliardi di dollari, è rimasto bloccato nel Congresso. Questa mancanza di risorse ha reso lo sciopero di San Francisco un segnale di protesta non solo per i docenti, ma anche per un sistema educativo che sembra non riuscire a soddisfare le esigenze delle famiglie.
Le conseguenze dello sciopero si estendono al futuro dell'istruzione in California. L'azione di San Francisco ha mostrato come i sindacati possano imporre una pressione forte sulle autorità locali, ma anche come la mancanza di finanziamenti possa portare a scelte drammatiche, come la chiusura delle scuole. Il sindaco di San Francisco, Maria Su, ha espresso preoccupazione per l'impatto sull'istruzione, ma ha anche riconosciuto che il distretto non aveva alternative. Al contempo, il movimento dei docenti in altre città, come Los Angeles, dove il sindacato United Teachers Los Angeles ha autorizzato uno sciopero per il salario iniziale e la riduzione delle classi, ha dimostrato come la protesta possa diventare un modello nazionale. Con il sistema educativo che si trova a un bivio tra finanziamenti insuffcienti e richieste sempre più elevate, lo sciopero di San Francisco potrebbe segnare un punto di svolta per la politica scolastica californiana.
Fonte: The New York Times Articolo originale
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