11 mar 2026

Schlein: Attacchi ingiusti contro la Cassazione per il quesito referendario

Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha espresso un duro giudizio sulla reazione del governo italiano alla decisione della Cassazione sul quesito referendario relativo alla riforma della giustizia.

08 febbraio 2026 | 22:01 | 4 min di lettura
Schlein: Attacchi ingiusti contro la Cassazione per il quesito referendario
Foto: Repubblica

Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha espresso un duro giudizio sulla reazione del governo italiano alla decisione della Cassazione sul quesito referendario relativo alla riforma della giustizia. Dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto la richiesta di sottoporre al voto popolare il testo di legge sulla riforma della magistratura, la leader del Pd ha criticato l'atteggiamento del governo, definendolo "indecente" e "strumentale". A Padova, durante un'iniziativa pubblica a sostegno del "no" al referendum, Schlein ha sottolineato come la decisione del governo di attaccare i giudici "non sia mai stata un'opzione legittima", ma un'azione volta a sostenere la campagna elettorale a favore del "sì" al referendum. La leader democratica ha ribadito che il governo non intende riconoscere limiti al proprio potere e che la riforma proposta è "sbagliata nel metodo e nel merito", con conseguenze profonde per l'indipendenza della magistratura e per il sistema giudiziario italiano.

La discussione sul referendum, che mette in gioco l'assetto della giustizia italiana, è diventata un tema centrale delle ultime settimane. Il governo, guidato da Giorgia Meloni, ha definito la riforma una "necessità di riequilibrare il rapporto tra politica e magistratura", sostenendo che il sistema attuale è troppo influenzato da interessi esterni. Tuttavia, il Pd e le opposizioni hanno rifiutato questa interpretazione, sostenendo che la proposta del governo mira a ridurre l'indipendenza della magistratura e a consolidare il controllo politico sulle istituzioni. Schlein ha ricordato che il testo approvato dal Consiglio dei ministri prevede una riduzione del potere del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm), che nella Costituzione è definito come il "governo della magistratura". Per la leader dem, questa mossa è una forma di "strumentalizzazione" della giustizia a fini elettorali, con il rischio di compromettere il ruolo della magistratura come garante dei diritti dei cittadini.

Il contesto della vicenda risale a diversi anni di dibattito sul tema della riforma della giustizia. Dopo il fallimento del tentativo di approvare un testo simile nel 2022, il governo ha rilanciato la proposta con l'obiettivo di modificare il sistema di nomina e di controllo dei magistrati. La riforma prevede l'introduzione di un organismo di controllo esterno al Csm, con il potere di valutare le performance dei giudici e di intervenire in caso di comportamenti inadeguati. Questo provvedimento ha suscitato reazioni contrapposte: il governo lo presenta come un passo verso una maggiore trasparenza e efficienza, mentre le opposizioni lo accusano di minare l'indipendenzza della magistratura e di rendere la giustizia un strumento politico. Schlein ha sottolineato che il testo approvato dal governo non solo "spaccia" il Csm ma lo rende "un'entità debole e controllata", con il rischio di compromettere la libertà di giudizio dei magistrati.

Le implicazioni della riforma, se approvata, potrebbero avere conseguenze profonde sul sistema giudiziario italiano. La riduzione del potere del Csm potrebbe portare a una maggiore dipendenza dei magistrati da istituzioni esterne, con il rischio di un'interferenza diretta nella loro autonomia. Schlein ha argomentato che l'indipendenza della magistratura non è un diritto dei giudici ma un servizio alla società, necessario per garantire che i cittadini possano far valere i propri diritti. Per il governo, invece, la riforma è un modo per rendere più trasparente il sistema e per ridurre il potere di alcuni magistrati che, secondo il sottosegretario al Ministero della Giustizia, Giuseppe Mantovano, "hanno abusato del loro ruolo". Tuttavia, il dibattito si concentra soprattutto sul rischio di politicizzare la giustizia, con il timore che la riforma possa diventare un mezzo per controllare i giudici e ridurre il loro ruolo come garanti dei diritti.

La chiusura del dibattito si concentra sui prossimi passaggi e sulle prospettive del referendum. Il governo ha espresso la sua determinazione a portare avanti la riforma, anche se il voto popolare è previsto per il prossimo autunno. Per il Pd e le opposizioni, il successo del "no" al referendum potrebbe essere un passo cruciale per fermare la strumentalizzazione della giustizia e per preservare l'indipendenza della magistratura. Schlein ha ribadito che il dibattito non è solo politico ma anche morale, poiché si tratta di difendere il ruolo della giustizia come istituzione pubblica, non come strumento di potere. Il confronto tra governo e opposizione, però, sembra destinato a proseguire, con il rischio di un ulteriore aumento delle tensioni tra istituzioni e forze politiche. La decisione della Cassazione, sebbene non abbia modificato la sostanza del dibattito, ha dato un'ulteriore spinta alle polemiche, con il rischio di un impatto duraturo sul sistema giudiziario italiano.

Fonte: Repubblica Articolo originale

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