11 mar 2026

Sánchez aumenta contatti per trascinare Europa verso 'no alla guerra

Pedro Sánchez ha rafforzato il suo ruolo come leader globale nel dibattito sull'Iran, lanciando un'offensiva diplomatica internazionale per contrastare le azioni belliciste degli Stati Uniti e di Israele.

05 marzo 2026 | 20:38 | 7 min di lettura
Sánchez aumenta contatti per trascinare Europa verso 'no alla guerra
Foto: El País

Pedro Sánchez ha rafforzato il suo ruolo come leader globale nel dibattito sull'Iran, lanciando un'offensiva diplomatica internazionale per contrastare le azioni belliciste degli Stati Uniti e di Israele. Dopo una fase iniziale in cui ha lasciato spazio ai ministri, il presidente spagnolo ha deciso di prendere il controllo della battaglia politica, rifiutando categoricamente l'idea di un conflitto contro l'Iran. La sua strategia mira a mobilitare una coalizione di leader europei, africani e asiatici, in un tentativo di isolare la posizione di Trump e Netanyahu. Il presidente ha intensificato i contatti con Emmanuel Macron, Ursula von der Leyen, António Costa e Lula da Silva, riuscendo a ottenere sostegno anche da Claudia Sheimbaum, la presidente del Messico. La sua posizione ha suscitato un forte interesse soprattutto tra i circoli progressisti europei e americani, ma ha anche coinvolto leader di altri Paesi, come Giorgia Meloni, che ha modificato la sua posizione per rispondere alla pressione interna. Questo sforzo non si limita al fronte politico: Sánchez ha anche attivato il ministro degli Esteri, José Manuel Albares, e l'intero team di La Moncloa per rafforzare la sua posizione. La sua decisione ha creato un impatto significativo, tanto nella stampa quanto nei circoli diplomatici, con il Financial Times che lo ha definito "la némesis di Trump in Europa". La Repubblica italiana ha aperto la sua copertina con un titolo a quattro colonne, sottolineando l'importanza della posizione spagnola.

Il piano di Sánchez si basa su una mossa strategica mirata a modificare la posizione della maggior parte dei Paesi europei, che inizialmente avevano mostrato una certa timidezza di fronte alle pressioni di Washington. L'obiettivo è di spostare la linea di alcuni governi, che finora avevano evitato di prendere una posizione netta. Il presidente ha incluso anche leader arabi, cercando di coinvolgere Paesi come Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, che potrebbero influenzare la dinamica del conflitto. Tuttavia, non tutti i Paesi europei si sono mossi in modo simile: ad esempio, la Germania, sempre vicina a Israele, ha mantenuto una posizione più cauta. Sánchez ha riconosciuto che ci sono eccezioni, ma crede che, con il tempo, la posizione europea si avvicinerà a quella del presidente spagnolo. Il suo approccio è stato accolto positivamente da alcuni leader, come Giorgia Meloni, che ha riconosciuto pubblicamente la sua posizione e ha anche fatto riferimento al ruolo di Sánchez come "eroe" nella difesa della pace. Questo cambiamento di rotta non è passato inosservato neppure in Italia, dove il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha espresso un forte apprezzamento per la determinazione di Sánchez, accusando il governo italiano di non aver sostenuto abbastanza la sua posizione. Questi segnali indicano che Sánchez sta riuscendo a mobilitare una rete di sostegno internazionale, anche se il suo lavoro non è ancora concluso.

Il contesto della vicenda si radica in un dibattito internazionale più ampio sul ruolo della politica estera europea e sulla possibilità di contrastare le azioni di potenze come gli Stati Uniti. La posizione di Sánchez ha ricordato la strategia adottata durante la guerra di Iraq nel 2003, quando il presidente Aznar aveva rifiutato il coinvolgimento di Spagna nel conflitto. In quel momento, la decisione aveva suscitato una forte reazione all'interno del Partito Popolare (PP), che aveva visto un calo di consenso. Oggi, Sánchez sembra ripetere un approccio simile, ma con una differenza cruciale: il sostegno di una maggioranza del governo e del Partito Socialista (PSOE). Tuttavia, il rischio di un simile atteggiamento è altrettanto significativo, soprattutto se si considera la reazione di leader come Alberto Núñez Feijóo, capo del PP, che potrebbe sentirsi costretto a prendere una posizione contraria a quella di Sánchez. Inoltre, il presidente spagnolo ha evitato di allearsi con il Partito Democratico Europeo (PDE), che ha sempre sostenuto una politica più accomodante verso gli Stati Uniti. La sua decisione di rimanere neutrale rispetto all'ONU ha suscitato commenti positivi da parte di alcuni analisti, che vedono in questa mossa un tentativo di equilibrare la posizione tra il sostegno alla pace e la necessità di mantenere un ruolo europeo nel conflitto. Questo approccio ha anche permesso a Sánchez di rimanere vicino agli europei, senza però prendere una posizione troppo chiara che potrebbe esporre il Paese a rischi diplomatici.

L'analisi delle conseguenze di questa posizione di Sánchez rivela un quadro complesso, in cui i rischi e le opportunità si intrecciano. Da un lato, il presidente ha rafforzato la sua leadership internazionale, guadagnando il sostegno di leader di Paesi diversi e creando un'immagine di Spagna come Paese che promuove la pace. Dall'altro, il suo atteggiamento ha rischiato di isolare il governo spagnolo in un contesto politico globale in cui gli Stati Uniti e Israele hanno un ruolo predominante. In particolare, la decisione di Sánchez di non sostenere l'uso delle basi americane in Spagna per attacchi contro l'Iran potrebbe generare tensioni con il Partito Popolare, che potrebbe ritenere che questa scelta metta in pericolo gli interessi nazionali. Inoltre, il presidente ha riconosciuto che la posizione di alcuni leader europei, come il cancelliere tedesco Olaf Scholz, non è completamente allineata con la sua, anche se si sta muovendo in direzione di una maggiore critica nei confronti di Trump e Netanyahu. La strategia di Sánchez sembra mirare a creare un equilibrio tra il sostegno alla pace e la difesa degli interessi nazionali, cercando di evitare una situazione di isolamento. Tuttavia, la sua decisione potrebbe anche rafforzare la sua posizione interna, unendo i sostenitori di una politica estera più europea e meno legata alle istituzioni internazionali. Questo approccio ha anche permesso al governo spagnolo di rimanere al centro del dibattito internazionale, senza dover scegliere tra un'alleanza con gli Stati Uniti o una politica di neutralità.

La situazione sembra destinata a evolversi nei prossimi mesi, con Sánchez che continua a mobilitare una rete di supporto internazionale per contrastare le azioni di Trump e Netanyahu. Il presidente ha riconosciuto che il suo lavoro è appena iniziato, ma è convinto che la sua posizione abbia un forte sostegno sociale e politico. L'obiettivo è di creare una coalizione più ampia, in grado di limitare l'impatto delle decisioni degli Stati Uniti e di Israele. Tuttavia, il rischio di un confronto diretto con la Casa Bianca rimane elevato, soprattutto se Trump continuerà a criticare Spagna e il governo europeo. Sánchez ha anche riconosciuto che il suo atteggiamento potrebbe portare a tensioni interne, soprattutto se il Partito Popolare non riuscirà a trovare un equilibrio tra la sua posizione e le esigenze del partito. In ogni caso, il presidente sembra disposto a prendere rischi, convinto che la sua politica estera abbia un supporto significativo tra gli spagnoli e tra i leader europei. L'esperienza del passato, come il riconoscimento della Palestina durante l'offensiva israeliana su Gaza, ha dimostrato che, anche se inizialmente si sembrava isolato, la posizione di Sánchez potrebbe riuscire a raccogliere un sostegno crescente. La sua strategia si basa su una combinazione di solidarietà internazionale e un'attenzione ai rischi nazionali, cercando di mantenere un equilibrio tra il sostegno alla pace e la difesa degli interessi spagnoli. In questo contesto, la decisione di Sánchez potrebbe rivelarsi cruciale per il futuro della politica estera europea e per il ruolo di Spagna nel conflitto.

Fonte: El País Articolo originale

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